La metodologia CLIL nella scuola secondaria

La metodologia CLIL

Da settembre 2014 il CLIL è diventato obbligatorio nella scuola secondaria di secondo grado.

Il CLIL, è l’acronimo di Content and Language Integrated Learning, ed è una metodologia didattica dedicata all’apprendimento di contenuti in lingua straniera

L’uso della metodologia CLIL a scuola ha l’obiettivo di rinnovare il sistema scolastico attraverso il potenziamento delle competenze linguistiche di alunni e insegnanti.

Quali insegnanti possono utilizzare la metodologia CLIL

Per ricevere l’abilitazione CLIL, è necessario essere in possesso di competenze metodologico-didattiche e linguistiche.

Per accedere ai corsi di perfezionamento, i docenti che intendono utilizzare la metodologia CLIL nella scuola secondaria, necessitano di una certificazione di lingua straniera di livello C1 rilasciata da enti certificatori riconosciuti dal MIUR.

Una volta terminato il corso e superato l’esame finale, il docente, ottiene una certificazione che attesta le competenze linguistiche acquisite per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera.

La metodologia CLIL nelle scuola secondaria di secondo grado

Le norme inserite nei Regolamenti di riordino delle Scuole Secondarie di Secondo Grado  (DPR 88 e 89/2010)  prevedono l’obbligo, nel quinto anno, di insegnare una disciplina non linguistica (DNL) in lingua straniera secondo la metodologia CLIL.

Per quanto riguarda i licei, la disciplina non linguistica deve rientrare nell’area degli insegnamenti obbligatori. Invece, per quanto riguarda gli istituti tecnici, la disciplina non linguistica deve essere compresa nell’area di indirizzo del quinto anno. 

Per preparare gli studenti a questa nuova esperienza d’insegnamento è consigliabile veicolare tramite progetti, già durante la scuola primaria di primo grado. É, perciò, prezioso, non solo nella prospettiva a lungo termine, ma anche in quella a breve termine. 

I progetti CLIL creano motivazione ed entusiasmo nei ragazzi e pongono le basi per la maturazione di importanti competenze trasversali.

Un progetto CLIL pone all’avanguardia l’istituto che è in grado di fare questa proposta ai propri studenti. 

Motivo per cui potrebbe esserci un aumento di iscrizioni e, quindi, un miglioramento del prestigio dell’istituto.

Il CLIL sfida gli insegnanti a ripensare l’attività didattica in funzione dell’integrazione tra la lingua e il contenuto della lezione della DNL.

Tale integrazione inizia ad aprire la porta ad una vera e propria didattica bilingue, che è l’obiettivo che viene posto in Europa sul fronte scolastico.

La metodologia CLIL nella scuola secondaria di primo grado

Grazie alla metodologia CLIL è possibile pensare ad una nuova didattica. Riformulando gli obiettivi linguistici e disciplinari, le pratiche della conduzione della classe e l’utilizzo di nuove tecnologie.

Nella scuola secondaria di primo grado, sono molto evidenti le connessioni tra CLIL e insegnamento comunicativo.

Sarebbe, infatti, interessante porre il CLIL ai ragazzi delle scuole medie sotto forma di progetto o esperienza divertente e stimolante con tali modalità:

  • si potrebbe veicolare l’insegnamento attraverso slides con un ampio ricorso ad immagini, diagrammi e mappe mentali;
  • la terminologia inglese connessa all’insegnamento può essere esercitata tramite l’uso di flash cards e board games;
  • si possono proporre ai ragazzi semplici progetti da gestire in completa autonomia, con l’insegnante che può fungere da semplice guida.

Una lezione CLIL non deve avere soltanto momenti di lezione frontale, ma anche, e soprattutto, momenti nei quali i ragazzi possano utilizzare la lingua.

Come organizzare una lezione CLIL

Creare una lezione dinamica aiuta gli studenti a manipolare i concetti potendo formulare e rispondere a domande, cercando informazioni, deducendo dai testi e facendo ricerca.

Per poter raggiungere questo obiettivo le attività che vengono usate nelle lezioni tradizionali della lingua potrebbero non bastare. Il contenuto non linguistico è un forte stimolo. Un docente CLIL dovrebbe proporre ai propri studenti dei compiti che permettono di operare su molteplici livelli, sia linguistici, sia cognitivi.

L’uso autentico della lingua è garantito dal contenuto non linguistico dell’attività e da un’ottica di problem solving.

La semplice immersione linguistica non è efficace, mentre potrebbe funzionare una full immersion che preveda l’applicazione delle tecniche comunicative e di accorgimenti metodologici strutturati che mettono gli studenti in condizioni di ricevere ed elaborare le informazioni senza tradurre.

L’insegnante deve avere in mente una mappa precisa delle conoscenze degli alunni e deve offrire loro dei supporti multimediali che rendano comprensibili gli input dati in modo associativo ed intuitivo.

Nell’impostazione di una corretta didattica CLIL è necessario prevedere degli ampi spazi per l’uso della lingua da parte dei ragazzi, creando occasioni nelle quali gli studenti possano manipolare i concetti per farli propri e acquisire le competenze, rispetto al contenuto, previste dagli obiettivi per l’anno in questione.

Benefici dall’utilizzo della metodologia CLIL

Le competenze acquisite con il CLIL riguarderanno la capacità dello studente di applicare le conoscenze, trasformare le informazioni da una forma all’altra, interpretare e valutare problemi o questioni utilizzando il contenuto; riguarderà la capacità dello studente di pensare e di lavorare con il contenuto presentatogli.

Il fine della lezione non è solo quello di imparare i contenuti proposti, ma apprendere un metodo di ricerca e sviluppare le doti di problem solving e organizzazione necessarie per portare a termine il compito proposto.

Dal punto di vista della glottodidattica, la grande forza del CLIL è quello di applicare a scuola la filosofia dell’imparare facendo, ovvero di dare agli allievi la possibilità di apprendere in modo pratico e concreto la lingua.

Con il CLIL, i ragazzi hanno finalmente l’opportunità di vedere la lingua straniera per ciò che è: uno strumento per comunicare, informarsi, esprimere e apprendere contenuti reali. Da ciò dovrebbe scaturire una maggiore motivazione, ovvero secondo la glottodidattica umanistico-affettiva, il motore vero e proprio dell’apprendimento.

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