Carenza insegnanti di sostegno: tutti i dati per nulla confortanti

Docente di sostegno a lavoro

Preoccupanti i dati che emergono dall’ultimo rapporto ISTAT: notevole la carenza di insegnanti di sostegno nella scuola italiana. Una situazione allarmante che gioca a discapito degli alunni con disabilità.

I recenti dati raccolti dall’ISTAT, dunque, gettano luce su una realtà in cui la situazione, anziché migliorare, sembra peggiorare anno dopo anno. Alimentando, in tal modo, un terreno fertile per lacune e disuguaglianze. 

I punti critici: la mancanza del PEI

Primo punto critico, in merito alla carenza di insegnanti di sostegno, riguarda il PEI. Si tratta del Piano Educativo Personalizzato che deve essere redatto a favore dell’alunno con disabilità, rispettando le sue specifiche esigenze.

Tuttavia, secondo il rapporto ISTAT, il 25% degli alunni al 31 ottobre 2022 non aveva ancora ricevuto questo fondamentale strumento. Senza il PEI, diventa arduo assegnare le ore di sostegno necessarie, lasciando gli studenti in una sorta di limbo educativo.

Il numero medio di ore settimanali di sostegno fruite da ciascun alunno ammonta a 15,3. Il report mette a confronto gli ordini scolastici, mostrando come sia la scuola dell’infanzia ad avere più ore di sostegno con 20,2 ore, seguita dalla scuola primaria con 16,7 ore e dalla secondaria di secondo grado con 3,4 ore.

A livello territoriale, appare più evidente la maggiore presenza di ore di sostegno al Sud: mediamente si hanno oltre 3 ore settimanali in più rispetto a quelle rilevate nelle scuole del Nord.

Molto spesso, però, le famiglie sono costrette a ricorrere alla giustizia per ottenere le ore di sostegno necessarie. Nel 2022/2023 il 4% delle famiglie ha presentato ricorso al TAR, per denunciare l’assegnazione non idonea delle ore di sostegno rispetto alle reali esigenze. Anche qui, discrepanza fra Nord e Sud: 3% di ricorsi nel primo caso, 5,4% nel secondo.

Continuità didattica: un’esigenza quasi mai soddisfatta

Un’altra criticità emersa dal rapporto ISTAT riguarda la continuità didattica per gli studenti con disabilità. Il dato impressionante è che il 59,6% degli alunni ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente

Altro dato destabilizzante è rappresentato dal 9% degli alunni che ha visto cambiare il proprio docente di sostegno nel corso dell’anno scolastico. Può sembrare irrilevante ma implica che tantissimi alunni con disabilità hanno iniziato l’anno con un docente e terminato con un altro. 

Soluzioni possibili

Il Concorso straordinario ter per il sostegno può sembrare una risposta alla carenza di insegnanti di sostegno specializzati. Tuttavia, i dati relativi alle iscrizioni degli aspiranti docenti evidenziano una disparità significativa tra Nord e Sud Italia, con un numero esiguo di candidati nelle regioni settentrionali rispetto alle meridionali. 

Inoltre, l’articolo 59, relativo alle assunzioni dalla I fascia delle GPS Sostegno, non è stato prorogato nel contesto del decreto Milleproroghe. Ne consegue l’urgente necessità di un ripristino delle suddette assunzioni, richiesto dai sindacati.

Ad intervenire è stato anche il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che ha dichiarato: “Abbiamo già pronta una norma che sarà presentata nel prossimo consiglio dei ministri e prevede che, se i genitori sono soddisfatti di come il docente di sostegno si è rapportato con il giovane con disabilità, a loro richiesta il docente può restare accanto allo studente per tre anni. E’ molto importante per garantire la continuità didattica”. Un dato molto preoccupante è che circa un terzo degli insegnanti lavora senza avere una formazione specifica, ovvero senza aver superato il TFA, Tirocinio Formativo Attivo. Un percorso arduo che si può affrontare preparandosi adeguatamente tramite un Corso di preparazione per il TFA Sostegno.

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