DSA

DSA

La scuola odierna è composta da molteplici elementi che bisogna conoscere. Tra di essi ci sono i DSA, sigla che indica i Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Un gruppo abbastanza ampio che annovera al proprio interno vari elementi. Infatti, la Legge n. 180 dell’8 ottobre 2010 riconosce nei DSA la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia.

Le facoltà che vanno a essere intaccate sono la lettura, la scrittura e il calcolo. Per tale ragione, questo tipo di disturbi crea non pochi problemi in ambito scolastico.

Essi «si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana».

Questa è la definizione che viene data nella normativa citata. Da quanto detto è evidente che l’insegnante di sostegno debba prendere dei provvedimenti importanti per garantire il diritto allo studio di tutti.

DSA: cosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento riguardano alcuni processi dell’apprendimento. Al medesimo tempo, però, hanno una matrice evolutiva. Si fanno evidenti quando il bambino inizia a frequentare la scuola primaria.

I DSA sono una neuro-diversità, quindi non sono assimilabili ad alcuna patologia. Infatti, l’alunno in questione mostra un’intelligenza adeguata alla propria età. Contemporaneamente, però, non riesce a svolgere con semplicità alcuni compiti.

Per chiarire certi passaggi bisogna rifarsi al Decreto Ministeriale n. 5669 del 12 luglio 2011. Qui sono presenti le Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento.

Tra i DSA, dunque, compaiono:

  • la dislessia;
  • la disgrafia;
  • la disortografia;
  • la discalculia.

La dislessia è relativa alla lettura di un testo. Lo studente in questione non riesce a leggere in maniera fluida e ad alta voce. 

Le parole vengono distorte, ma ci sono anche omissioni o sostituzioni di lettere. Da qui nasce l’incomprensione del testo letto nella sua totalità.

La disgrafia concerne la scrittura, in particolare l’aspetto grafico della stessa. Infatti, la calligrafia risulta poco chiara e spesso anche illeggibile.

A essere intaccato è il momento esecutivo dell’azione. Il discente trova impedimenti anche nel tenere in mano la penna o la matita nella maniera corretta.

La disortografia riguarda sempre la scrittura, ma dal punto di vista ortografico. Possono esserci la confusione tra simboli grafici o/e l’inversione delle sillabe tra loro. Inoltre, spesso il discente separa o fonde tra loro le differenti parole in maniera inesatta.

Infine, c’è la disclaculia che va a intaccare le capacità di calcolo. Il soggetto non riesce a padroneggiare il conteggio a mente e presenta difficoltà nell’incolonnare i numeri. Inoltre, tende anche a confondere le diverse operazioni tra di loro.

Strumenti compensativi

Il docente di sostegno e il resto del corpo insegnanti hanno un elemento indispensabile per arginare gli ostacoli prodotti dai DSA. Si tratta del Piano Didattico Personalizzato (PDP).

In tale documento ufficiale devono essere menzionati:

  • i dati anagrafici dell’alunno;
  • la tipologia di disturbo;
  • le attività didattiche individualizzate;
  • le attività didattiche personalizzate;
  • gli strumenti compensativi utilizzati;
  • le misure dispensative adottate;
  • le forme di verifica e valutazione personalizzate.

Gli strumenti compensativi sono un insieme di mezzi didattici e tecnologici. Essi facilitano la prestazione scolastica all’interno dell’abilità deficitaria.

Ciò implica che siano diversi e che debbano adattarsi al DSA preso in considerazione. In ogni caso, in questa compagine possono essere inseriti:

  • la sintesi vocale;
  • il registratore, utile per evitare all’allievo la trascrizione degli appunti;
  • i programmi di videoscrittura con integrato il correttore automatico;
  • le mappe concettuali;
  • le calcolatrici;
  • i formulari;
  • le tabelle.

Misure dispensative

Anche le misure dispensative sono essenziali quando si parla di uno studente con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Sono sempre immesse nel PDP e servono per esonerare dallo svolgimento di una pratica troppo complessa.

Un esempio pratico lo si può fare con la disgrafia. Il soggetto in questione riscontra ostacoli nel riprodurre un testo scritto. 

Per questo sarebbe inutile, oltreché dannoso, costringerlo a scrivere un brano troppo lungo. Il docente, quindi, può dispensarlo da una prova eccessivamente dura in tal senso.

Le misure dispensative, dunque, devono adeguarsi allo studente che si ha di fronte. Tutte queste nozioni sono indispensabili se si vuole lavorare nel mondo della scuola.

Lo sono ancora di più per chiunque voglia intraprendere la carriera del docente di sostegno. In particolare, queste persone al momento devono attendere l’uscita del bando del TFA Sostegno 2023.

Condividi questo articolo