L’insegnante di sostegno

L'insegnante di sostegno

L’insegnante di sostegno è una figura professionale che svolge un ruolo fondamentale nell’educazione di studenti con disabilità.

Questi professionisti sono responsabili dell’erogazione dei servizi educativi individualizzati. La didattica inclusiva, infatti, può racchiudere anche l’aiuto nella comprensione dei materiali scolastici.

Non solo, poiché sono presenti anche l’aiuto nella gestione del comportamento e l’appoggio nella partecipazione alle attività scolastiche.

L’insegnante di sostegno è in grado di identificare le aree di forza e di debolezza dello studente. In questo modo può progettare un programma educativo che soddisfi le sue esigenze. Può anche fornire supporto emotivo agli alunni, incoraggiandoli a raggiungere i loro obiettivi.

Da qui si comprende come vi sia il bisogno di una forte base psico-pedagogica. In questo modo, l’insegnante di sostegno è in grado di modificare la didattica a seconda delle occorrenze. Infatti, ogni allievo presenta le proprie peculiarità e deve raggiungere traguardi differenti.

Come diventare insegnante di sostegno

Per diventare insegnante di sostegno è necessario partecipare al Tirocinio Formativo Attivo. Il bando del TFA Sostegno 2023, però, non è ancora stato emesso. Tale compito spetta al Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Per avere accesso a questo percorso formativo, è doveroso possedere i requisiti previsti dal Decreto Ministeriale n. 92 dell’8 febbraio 2019. Questi variano a seconda dell’ordine e grado della scuola di appartenenza.

Per la scuola dell’infanzia e primaria, per esempio, bisogna essere forniti di uno dei seguenti criteri:

  • l’abilitazione all’insegnamento conseguita attraverso la laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria. In alternativa, un titolo conforme acquisito all’estero e riconosciuto nel nostro Paese;
  • il diploma magistrale abilitante, compreso il diploma sperimentale a indirizzo psicopedagogico, o un diploma sperimentale a indirizzo linguistico. In alternativa, va bene anche un titolo analogo conseguito all’estero e riconosciuto in Italia. Però, c’è un dettaglio da tenere in considerazione. Infatti, devono essere stati acquisiti entro l’anno scolastico 2001/2002.

Un discorso differente, invece, deve essere messo in pratica per l’aspirante insegnante di sostegno della scuola secondaria di I e II grado. In questo caso, infatti, il candidato deve avere una di queste qualifiche:

  • l’abilitazione su una specifica classe di concorso;
  • la laurea magistrale o magistrale a ciclo unico, con accesso ad almeno una specifica classe di concorso, in aggiunta ai 24 CFU per l’insegnamento.

Nell’ultima categoria c’è una particolarità da dover sottolineare. Infatti, la laurea magistrale e la laurea magistrale a ciclo unico devono avere l’accesso a una specifica classe di concorso.

Quali sono i compiti dell’insegnante di sostegno

Prima di diventare insegnante di sostegno, è indispensabile comprendere quali siano le responsabilità che tale figura ricopre. Quali sono, quindi, i compiti dell’insegnante di sostegno?

L’integrazione scolastica è possibile grazie a questo professionista, che deve essere assegnato alla classe e non al singolo alunno. A chiarire la situazione ci pensa il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Infatti, nella Nota MIUR n. 2215 del 26 novembre 2019 si afferma che «il docente di sostegno, come più volte afferma la norma, è assegnato alla classe, di cui diventa pienamente contitolare, e non al singolo alunno».

Inoltre, la collaborazione di tutti è fondamentale per raggiungere il successo scolastico dello studente in difficoltà. Dunque, il ruolo dell’insegnante di sostegno è quello di implementare l’istruzione a favore dell’allievo con disabilità. Ciò avviene attraverso molteplici progetti.

Uno tra i più importanti è sicuramente il Piano Educativo Individualizzato (PEI). Lo stesso si fonda su:

  • la dimensione della Socializzazione e dell’Interazione;
  • la dimensione della Comunicazione e del Linguaggio;
  • la dimensione dell’Autonomia e dell’Orientamento;
  • la dimensione Cognitiva, Neuropsicologica e dell’Apprendimento.

Nel PEI, infine, è essenziale chiarire anche quali siano i metodi, i materiali, i sussidi e le tecnologie utilizzate dal docente.

Inoltre, l’insegnante di sostegno è chiamato a occuparsi della categoria dei Bisogni Educativi Speciali (BES). Al suo interno non ci sono solo i discenti con disabilità.

Qui è possibile riscontrare anche i disturbi evolutivi specifici e gli svantaggi socio-economici, linguistici e culturali. Nei disturbi evolutivi specifici si possono menzionare anche i deficit del linguaggio.

Ci si riferisce anche ai problemi relativi alle abilità non verbali, a quelli del coordinamento motorio e a molti altri. Inoltre, qui possono essere catalogati anche altri tipi di discenti. Sono coloro che hanno i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e quelli con ADHD.

Com’è strutturato il TFA Sostegno

Per diventare insegnante di sostegno, però, bisogna seguire una formazione precisa. Come si è visto in precedenza, infatti, il Ministero dell’Istruzione e del merito ha istituito il TFA Sostegno.

Questa specializzazione universitaria si sviluppa in un anno scolastico della durata di 8 mesi. Inoltre, il candidato in questione deve raggiungere 60 CFU. I crediti formativi in questione sono suddivisi così:

  • 36 CFU negli insegnamenti;
  • 9 CFU di laboratori;
  • 6 CFU di tirocinio diretto;
  • 3 CFU di tirocinio indiretto;
  • 3 CFU per le nuove Tecnologie per l’apprendimento (T.I.C.);
  • 3 CFU per la prova finale.

Da quanto elencato si può notare la particolarità di questo percorso. Infatti, il TFA vuole unire al proprio interno sia la pratica sia la teoria. In questo modo è fattibile per l’insegnante di sostegno avere tutte quelle nozioni utili per compiere al meglio il proprio dovere.

Ovviamente, il tirocinio occupa una parte importante di questo percorso. Esso si dilata complessivamente in 300 ore.

Nel tirocinio diretto l’aspirante insegnante di sostegno deve operare all’interno delle istituzioni scolastiche. La durata di tale impresa non può essere inferiore a 5 mesi.

Nel tirocinio indiretto, invece, il soggetto in questione deve rielaborare la propria esperienza professionale. Infine, i laboratori si distinguono a seconda dell’ordine e grado della scuola di appartenenza. 

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