La dislessia

La dislessia

La Legge n. 170 dell’8 ottobre 2010 riconosce i Disturbi Specifici dell’Apprendimento denominati DSA. Tra di essi compaiono la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia.

Il Ministero dell’Istruzione deve farsi carico di mettere in atto iniziative e progetti utili per aiutare questo tipo di studenti. Il diritto allo studio appartiene a tutti e il MIUR deve eliminare eventuali ostacoli al compimento dello stesso.

In allegato al Decreto Ministeriale n. 5669 del 12 luglio 2011 si trova un opuscolo da tenere in considerazione. Esso è denominato Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento.

Il documento attesta i compiti nel settore riservati al sistema nazionale di istruzione e agli atenei. A loro spetta individuare le metodologie migliori per consentire agli alunni in questione di raggiungere il successo scolastico.

Un canale in grado di assistere gli allievi con difficoltà che differisce dalla Legge n. 104 del 5 febbraio 1992. Quest’ultima, infatti, è volta alla tutela e all’integrazione dei soggetti affetti da disabilità fisica o psichica.

La normativa italiana, dunque, negli anni ha ampliato i propri orizzonti per realizzare la didattica inclusiva al massimo delle sue potenzialità.

Chi aspira a diventare insegnante di sostegno o disciplinare, in ogni caso, deve conoscere le caratteristiche della dislessia. Solo in questo modo si può essere in grado di abbracciare ogni tipo di allievo e prepararlo al meglio per il futuro.

Che cos’è la dislessia

Chi vuole entrare nel mondo della scuola deve prestare particolare attenzione alle eventuali difficoltà degli studenti. La dislessia rientra tra di esse. Il D.M. 5669/2011 dà delle delucidazioni essenziali in merito.

In particolare, afferma che i DSA «interessano alcune specifiche abilità dell’apprendimento scolastico, in un contesto di funzionamento intellettivo adeguato all’età anagrafica».

Tutto ciò è definito con una terminologia pertinente e ruota attorno a una peculiare abilità scolastica che può essere:

  • la dislessia (lettura);
  • la disgrafia e la disortografia (scrittura);
  • la discalculia (calcolo).

In particolar modo, la dislessia concerne l’incapacità di leggere in maniera consona all’età avuta dallo studente e alla classe da lui frequentata. La lettura può riguardare lettere, parole, ma anche simboli e numeri.

Quindi, ci sono complicazioni nel decodificare i testi e a leggere a voce alta e chiara. Inoltre, non si riesce a seguire un ritmo veloce durante questa operazione.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono permanenti, ma comunque possono essere superati grazie ai giusti approcci. Inoltre, essi non sono catalogabili come una malattia. I DSA sono un diverso neuro funzionamento del cervello.

Di conseguenza, non si deve parlare né di malattia né di sindrome. Inoltre, non bisogna mai identificare uno studente con il suo disturbo. L’inclusione parte proprio dalla potenza delle parole.

Come comportarsi con alunni dislessici

Quando si discute di DSA è importante soffermarsi sul comportamento da tenere con alunni dislessici. La figura del docente di sostegno è fondamentale ed è per questo che molti attendono l’uscita del TFA Sostegno 2023.

Anche l’insegnante disciplinare, però, deve fare la propria parte. Infatti, è compito dell’intera scuola rendere possibile l’integrazione scolastica. Un esempio sarebbe quello di mettere in pratica dei progetti stimolanti per consentire a tali studenti di apprendere con più semplicità.

Infatti, la dislessia si presenta come un ritardo o un’anomalia nell’accumulo delle conoscenze scolastiche. Bisogna identificare le caratteristiche cognitive in modo da individuare le metodologie giuste per il successo negli studi.

La dislessia riguarda la lettura e il docente di sostegno, ma non solo, può individuarla facilmente. Infatti, il suddetto allievo tende a mantenere una lettura sillabica dei testi. Ciò implica non riuscire a leggere ad alta voce e in maniera chiara e costante.

Ovviamente, una difficoltà di tale natura può riguardare i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ma anche non farlo. Il docente deve essere bravo a comprendere se quello innanzi a sé sia un semplice ritardo nell’apprendimento o un vero e proprio DSA.

In tutto ciò, le metodologie didattiche assumono un ruolo essenziale per consentire il proseguimento degli studi. Si distinguono, a tal punto, la didattica individualizzata e la didattica personalizzata.

La prima è volta al recupero individuale dell’alunno per potenziare determinate abilità. 

La seconda, invece, calibra l’offerta didattica sull’unicità dei bisogni educativi che caratterizzano gli studenti della classe. Non bisogna, però, mai dimenticare le differenze individuali.

I sintomi della dislessia, come si manifestano

Ovviamente, ci sono alcuni sintomi che fanno emergere i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e, in questo caso, la dislessia.  Sin dalla scuola dell’infanzia, quindi, è possibile identificarne i sintomi.

Il bambino con dislessia, infatti, confonde i suoni, non completa le frasi o non adopera parole adeguate al contesto. Inoltre, ha un’espressione linguistica inopportuna e trova complessità a memorizzare piccole filastrocche.

La scuola deve individuare i sintomi palesi e deve progettare in maniera inclusiva le metodologie didattiche appropriate. Inoltre, il bambino in questione presenta ulteriori problematicità:

  • non riesce a leggere ad alta voce;
  • presenta incomprensione del testo;
  • non riconosce parole o suoni tra di loro simili;
  • non distingue i sostantivi dalle preposizioni.

Ciò porta a un’ulteriore questione. Si può catalogare uno studente con DSA come tale solo dopo l’ingresso nella scuola primaria.

Infatti, qui i suoi problemi interferiscono in maniera evidente con l’apprendimento e il rendimento nello studio. L’esecuzione autonoma delle varie attività, infatti, risulta estremamente complessa.

Nel D.M. 5669/2011 si ricorda che «i bambini con DSA hanno in genere buone capacità intellettive, ma hanno limitate capacità di riconoscimento visivo o limitate capacità di analisi fonologica delle parole».

L’acquisizione dei contenuti didattici, però, non è affatto impedita a questo tipo di studenti. Deve essere la scuola a mettere in atto tutti i processi necessari per la realizzazione di tale obiettivo.

Capire e spiegare i DSA

L’argomento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, dunque, risulta essere molto più complesso di quanto appaia. In tale articolo, infatti, ci si sta soffermando esclusivamente sulla dislessia. Essa è solo una delle difficoltà che un alunno potrebbe riscontrare durante le lezioni in classe.

Se è vero che solo nella scuola primaria si possa catalogare questo tipo di difficoltà, è anche vero che ci sono dei segni antecedenti. Durante l’infanzia, infatti, possono manifestarsi dei segnali tra i quali compaiono i seguenti:

  • ritardo nel parlare come il resto dei propri coetanei;
  • difficoltà nel pronunciare parole che possono apparire più complesse e articolate di altre;
  • coordinazione motoria limitata;
  • problemi nell’ampliamento del proprio vocabolario;
  • complessità nel riconoscere alcuni specifici vocaboli.

Per apprendere al massimo tutto ciò, il docente o l’aspirante tale devono approfondire la propria formazione. Ciò può avvenire attraverso dei corsi relativi al mondo scuola.

Per esempio, un master sull’integrazione scolastica può rivelarsi sostanziale. In esso vengono snocciolati i Bisogni Educativi Speciali

Inoltre, forma le figure professionali con le relative competenze metodologiche, strumentali e applicative da impegnare come risorse strategiche della persona con handicap.

Ci sono anche specifici master didattici per soggetti con disturbi specifici dell’apprendimento. In tal modo si è capaci di elaborare nuove metodologie in ambito didattico.

In questo modo anche chi non abbia l’abilitazione sul sostegno potrà avere solide basi da cui partire per trattare egregiamente i DSA. Infatti, gli argomenti trattati sono molteplici e tutti vitali in egual misura:

  • Pedagogia Speciale;
  • Didattica Speciale;
  • I Disturbi Specifici dell’Apprendimento;
  • Tecnologie per la disabilità;
  • Pratiche didattiche per la scuola;
  • Procedure, strumenti di valutazione e programmi di intervento psicoeducativo;
  • Sociologia dell’Educazione;
  • Informatica di base per la didattica.

Strumenti compensativi e misure dispensative

Parlando di dislessia è utile snocciolare anche altri temi quali gli strumenti compensativi e le misure dispensative. Entrambi, infatti, possono essere adoperati per aiutare lo studente in oggetto durante il corso dei propri studi.

Nei primi possono essere inseriti anche i mezzi di apprendimento alternativi. Inoltre, sono catalogate come tali anche le tecnologie informatiche.

Tutto ciò serve a facilitare la fase di apprendimento ostacolata dal DSA. Tra gli strumenti compensativi in questione compaiono:

  • la sintesi vocale, in tal modo ciò che andava letto diviene qualcosa che può essere ascoltato;
  • il registratore, utile per evitare all’allievo la trascrizione degli appunti;
  • i programmi di videoscrittura con integrato il correttore automatico;
  • le mappe concettuali;
  • le calcolatrici;
  • le tabelle.

Questi e altri elementi possono assistere non solo lo studente con dislessia, ma anche tutti coloro che presentano un DSA.

Ci sono, infine, le misure dispensative. Esse servono per evitare allo studente con DSA di portare al termine alcune mansioni scolastiche. Questo avviene quando l’azione da compiere risulta essere davvero troppo difficoltosa.

Un esempio da riportare per la dislessia è la lettura del lungo brano. Un esercizio continuo e costante può essere utilissimo in una situazione normale. In presenza della dislessia, però, ciò può essere solo gravoso per l’allievo.

Infatti, la lettura prolungata non mitiga affatto la presenza del Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Lo studente impiega molto più tempo degli altri a decodificare i simboli utili per l’operazione in questione.

Ecco perché può essere dispensato dal farlo. Può magari leggere un testo meno esteso data sua problematicità.

Diagnosi

Il Servizio Sanitario Nazionale deve occuparsi di stilare la diagnosi relativa alla dislessia. Ciò è valido anche per gli altri Disturbi Specifici dell’Apprendimento. In seguito a ciò la famiglia dello studente deve informare l’istituto scolastico di frequenza.

Le scuole di ogni ordine e grado devono a tal punto muoversi in maniera tempestiva ed efficace. Infatti, spetta a loro il compito di aiutare questo tipo di allievi a usufruire del proprio diritto allo studio.

Per fare ciò è evidente che sia necessario mettere in pratica delle progettazioni utili per i fini elencati. Ovviamente, si ribadisce come tutto ciò non sia dovere esclusivo del docente di sostegno.

Tutta la classe insegnante deve fare in modo di semplificare il lavoro degli allievi con DSA. Ciò passa anche attraverso un’adeguata preparazione personale.

Si ricorda, infine, come il MIUR promuova la formazione continua degli insegnanti. Per sostenere con maggiore fermezza tale intenzione è stata emanata la Legge n. 107 del 13 luglio 2015.

In chiusura si sottolinea, ancora una volta, come la dislessia non sia affatto una malattia. Dalla dislessia, e dagli altri Disturbi Specifici dell’Apprendimento, non si può guarire poiché è una situazione permanente.

Il docente di sostegno e l’insegnante su disciplina, però, possono mettere in pratica tutti gli elementi utili per attenuare le difficoltà. In questo modo possono facilitare di molto il compito dello studente con DSA.

Tutto ciò è utile per rendere la scuola realmente il luogo inclusivo di cui si ha bisogno nella nostra società.

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