La tensione negli istituti dell’Alto Adige non accenna a diminuire, con una protesta docenti gite scolastiche che paralizza le attività extrascolastiche ormai da diverse settimane. La mobilitazione, nata per rivendicare adeguamenti salariali e una riduzione del carico burocratico, vede gli insegnanti rifiutarsi di accompagnare gli alunni nei viaggi d’istruzione. Una situazione che ha scatenato la reazione degli studenti, pronti ad auto-organizzarsi, e che pone l’accento sulla protesta degli insegnanti come sintomo di un malessere diffuso.
Le ragioni della mobilitazione e lo scontro con la Provincia
L’origine dell’agitazione va ricercata nell’iniziativa del collettivo “Gruppo dignità istruzione docenti“, che ha sollevato questioni determinanti riguardanti il trattamento economico e lavorativo del corpo docente.
Le richieste avanzate sono precise:
- aumenti salariali che vadano oltre il semplice adeguamento all’inflazione (si parla di cifre fino a 5mila euro lordi annui);
- una drastica riduzione della burocrazia;
- riconoscimento formale dell’impegno profuso nelle attività extrascolastiche.
La Provincia ha reagito con fermezza alla protesta docenti gite scolastiche, arrivando a richiedere ai sindacati la firma di un impegno per cessare l’agitazione, pena il congelamento delle trattative per il contratto 2025-27.
Di fronte al rifiuto delle sigle sindacali di sottostare a tale imposizione, il dialogo si è arenato.
Di conseguenza, i professori proseguono nella loro linea di condotta: attenersi strettamente a quanto previsto dal contratto, garantendo il “minimo sindacale” e rinunciando a qualsiasi attività aggiuntiva – quali appunto le gite scolastiche.
Nello specifico, la scelta ha portato alla cancellazione a catena di gite, spettacoli teatrali e corsi di educazione stradale.
La reazione degli studenti: verso l’auto-organizzazione dei viaggi
Il blocco delle uscite didattiche ha generato un forte malcontento tra gli alunni, in particolare tra quelli delle classi quarte e quinte delle scuole superiori, ormai maggiorenni.
“In gita ci andiamo da soli“, affermano alcuni studenti del Liceo Carducci che hanno avviato iniziative di autofinanziamento, come la vendita di torte e panini, per sovvenzionare i propri viaggi.
Tale presa di posizione evidenzia la frattura creatasi all’interno della comunità scolastica.
La preoccupazione principale riguarda la giustificazione delle assenze per viaggi non deliberati ufficialmente dai Consigli di Classe.
In proposito, la dirigente scolastica del liceo Pascoli, Sabine Giunta, durante un incontro con i genitori ha aperto uno spiraglio, dichiarando la propria disponibilità a giustificare le assenze anche per le gite auto-organizzate.
Tuttavia, la situazione rimane fluida e caratterizzata da un clima di incertezza, con incontri tra rappresentanti d’istituto di diverse scuole (tra cui Torricelli e Pascoli) volti a definire azioni comuni, inclusa l’ipotesi di uno sciopero studentesco.

Il nodo dei compensi per le attività extrascolastiche
Un aspetto centrale della vicenda riguarda la retribuzione dei docenti impegnati nelle uscite didattiche.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non esiste una voce specifica in busta paga denominata “gita”.
I compensi derivano solitamente dal FIS (Fondo per le Istituzioni Scolastiche), parte del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, e sono spesso oggetto di contrattazione d’istituto.
Ecco una sintesi dei compensi teorici previsti dal CCNL 2019/2021 per le attività aggiuntive, che dovrebbero coprire anche l’impegno nelle uscite:
| TIPOLOGIA DI ATTIVITÀ | COMPENSO ORARIO LORDO |
| Ore di insegnamento aggiuntive | € 38,50 |
| Ore funzionali all’insegnamento | € 19,25 |
Tuttavia, la realtà operativa è ben diversa. Molto spesso le risorse del FIS non sono sufficienti a coprire tutte le ore effettivamente svolte durante un viaggio d’istruzione, che comporta una responsabilità h24 sui minori.
Di frequente, agli insegnanti viene riconosciuto un compenso forfettario irrisorio, o in molti casi, la partecipazione avviene a titolo quasi gratuito.
La discrepanza tra responsabilità assunte e riconoscimento economico è uno dei motori principali della protesta docenti gite scolastiche.
Le ripercussioni sindacali e il dibattito nazionale
La vicenda altoatesina rischia di costituire un precedente fondamentale per tutto il sistema scolastico nazionale.
Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, ha sottolineato come le problematiche sollevate a Bolzano rispecchino una condizione condivisa da Nord a Sud: precariato, burocrazia opprimente e stipendi non adeguati agli standard europei.
Le associazioni di categoria locali (dagli albergatori agli artigiani) hanno espresso preoccupazione in una lettera aperta, definendo la protesta una rinuncia ingiustificata che impoverisce l’offerta formativa.
Tuttavia, i sindacati Cisl Scuola e Flc Cgil hanno chiarito la loro posizione: si tratta di una mobilitazione nata “dal basso”, spontanea, frutto dell’esasperazione per la perdita di potere d’acquisto e per il mancato rispetto delle promesse contenute nei protocolli d’intesa precedenti.
Senza segnali chiari dalla politica, il rischio che la sospensione delle attività extrascolastiche diventi strutturale appare, purtroppo, molto concreto.





