Il dibattito giuridico riguardante il ricorso conferma docente di sostegno ha raggiunto un punto di svolta con la calendarizzazione dell’udienza pubblica presso il TAR del Lazio, prevista per il 6 maggio 2026. L’azione legale, avviata dal sindacato Anief contro il Decreto Ministeriale n. 32 del 26 febbraio 2025, pone al centro della contesa la legittimità di un sistema che subordina l’assegnazione delle cattedre alla volontà delle famiglie. Tale meccanismo, secondo i ricorrenti, mina le fondamenta stesse del reclutamento pubblico, basato fino ad oggi su criteri oggettivi e meritocratici.
Il Ricorso Conferma Docente di Sostegno e la violazione del merito
La questione sollevata con il ricorso conferma docente di sostegno tocca uno dei nervi scoperti del sistema scolastico italiano: il rispetto del principio costituzionale del merito.
Il DM 32/2025, attuativo delle disposizioni introdotte dal decreto-legge 71/2024 e convertito dalla legge 106/2024, ha istituito una procedura che consente la riconferma del supplente sui posti di sostegno, qualora vi sia una esplicita richiesta da parte della famiglia dell’alunno con disabilità e il benestare del Dirigente Scolastico.
La procedura alla riconferma del docente di sostegno appare, tuttavia, in netto contrasto con l’articolo 97 della Costituzione, che impone alla Pubblica Amministrazione di selezionare il personale attraverso procedure imparziali e trasparenti.
Anief, nel suo atto difensivo, evidenzia come il nuovo sistema sottragga valore alle graduatorie (GaE e GPS), strumenti essenziali per garantire che i docenti più titolati e preparati abbiano la precedenza nell’assegnazione degli incarichi.
Il rischio, denunciato con forza, è che la scelta soggettiva si sostituisca alla valutazione oggettiva dei titoli, introducendo variabili che poco hanno a che fare con la qualità professionale.
Di conseguenza, il sindacato ritiene che la norma non tuteli adeguatamente né gli alunni, che hanno diritto a ricevere istruzione dal personale maggiormente qualificato, né i docenti, i quali vedono i propri sforzi formativi e il punteggio accumulato perdere di efficacia di fronte a logiche discrezionali.
Rischi di clientelismo e impatto sul sistema scolastico
Un ulteriore punto fondamentale affrontato nel ricorso conferma docente di sostegno riguarda il pericolo di derive clientelari all’interno delle istituzioni scolastiche. Spostare il potere decisionale sull’assegnazione della cattedra dalle graduatorie alle famiglie rischia di trasformare il rapporto educativo in una relazione di natura privatistica, estranea alla natura pubblica della scuola statale.
L’introduzione di meccanismi basati sul gradimento personale potrebbe generare disparità di trattamento e pressioni improprie sul personale docente, costretto a ricercare il consenso delle famiglie per garantire la propria continuità lavorativa, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sugli obiettivi didattici ed educativi.
Inoltre, la disciplina contestata potrebbe alterare l’equilibrio complessivo del sistema.
I docenti specializzati, che hanno investito anni nel conseguimento del TFA Sostegno e nell’acquisizione di competenze specifiche, rischiano di essere scavalcati da colleghi non specializzati, ma confermati sulla base della continuità relazionale con l’alunno.
Siffatta situazione crea un paradosso in cui la competenza tecnica e pedagogica, certificata dallo Stato, diviene secondaria rispetto alla preferenza espressa dai genitori.

Stabilizzazione dei precari: la vera risposta alla continuità
Nel promuovere il ricorso conferma docente di sostegno, Anief non nega l’importanza della continuità didattica, bensì ne contesta le modalità di attuazione.
La vera causa della discontinuità che affligge gli studenti con disabilità non risiede nella mancanza di norme che vincolino il docente alla classe, ma nella precarietà strutturale che caratterizza l’organico di sostegno in Italia.
Con oltre 100mila cattedre in deroga assegnate annualmente a personale precario, la soluzione non può essere ricercata in provvedimenti tampone che aggirano le regole del reclutamento.
L’unico strumento in grado di assicurare una stabilità reale e duratura è la stabilizzazione del personale, attraverso piani di assunzione straordinari che trasformino i posti in deroga in posti di organico di diritto.
Solo garantendo ai docenti un contratto a tempo indeterminato si potrà assicurare agli alunni la presenza costante di figure di riferimento qualificate, senza dover ricorrere a deroghe che mettono in discussione i diritti acquisiti in graduatoria.
Scenari normativi futuri e azioni di tutela
Nonostante le contestazioni e il pendente ricorso conferma docente di sostegno, il quadro normativo sembra destinato a consolidarsi.
Il Decreto Scuola n. 127/2025 ha, infatti, confermato che il Ministero dell’Istruzione e del Merito procederà con specifiche Ordinanze anche per gli anni scolastici 2026/2027 e 2027/2028 al fine di estendere l’applicazione della misura contestata.
Di fronte a tale prospettiva, Anief ha deciso di ampliare la propria azione legale. Oltre al ricorso principale, è stata attivata una procedura di intervento ad adiuvandum, rivolta specificamente ai docenti specializzati che si sono visti negare l’incarico a causa della conferma di colleghi privi di titolo di specializzazione.
Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato, ha ribadito che la battaglia legale proseguirà senza sosta fino all’udienza del 2026 e oltre, se necessario.
L’obiettivo rimane quello di ripristinare la centralità del merito e delle competenze, affinché la scuola pubblica resti un luogo di diritti certi e non di scelte arbitrarie. La tutela dei docenti più qualificati rappresenta, in quest’ottica, la migliore garanzia per un’inclusione scolastica di qualità.



