La trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto Istruzione e Ricerca, valido per il triennio 2022-2024, sta entrando nel vivo: in ballo ci sono 3 miliardi di euro destinati a circa 1,3 milioni di dipendenti, tra docenti, personale ATA, ricercatori e amministrativi universitari.
Ma i tempi stringono: se gli accordi non verranno raggiunti entro l’estate, il rischio concreto è che gli aumenti previsti slittino al 2026, compromettendo una rara occasione di continuità nella contrattazione pubblica.
Difatti, le trattative in corso tra ARAN e le organizzazioni sindacali si giocano su un equilibrio delicato tra esigenze economiche, vincoli normativi e scadenze stringenti.
Aumenti in busta paga: numeri e limiti delle risorse
Gli aumenti previsti nell’ambito del nuovo contratto prevedono un incremento medio mensile pari a circa 150 euro per i docenti e 130 euro per il personale ATA, con variazioni per i settori universitari, della ricerca e dell’alta formazione artistica (AFAM).
Tuttavia, parte significativa di questi incrementi è già stata erogata attraverso la cosiddetta “vacanza contrattuale”, una misura nata per tamponare i vuoti temporali tra un contratto e l’altro, che però rischia di trasformarsi in una consuetudine strutturale, riducendo la reale efficacia della contrattazione.
Attualmente, i lavoratori del comparto stanno già ricevendo un’indennità temporanea relativa al contratto 2025-2027, a dimostrazione di quanto le tempistiche slittate stiano alterando il meccanismo di adeguamento salariale.
Se il contratto non verrà firmato entro luglio, le procedure burocratiche post-accordo renderanno impossibile applicarlo prima del 2026.
Ciò significherebbe perdere un’occasione storica di consolidare una continuità contrattuale, in controtendenza con i lunghi blocchi del passato che hanno visto attese anche di otto anni tra una firma e l’altra.
Welfare, buoni pasto e nodi normativi: cosa c’è ancora da decidere
Nonostante l’assenza di ostacoli definitivi, alcune sigle sindacali hanno già manifestato insoddisfazione rispetto all’entità delle risorse disponibili.
Tra i temi al centro del dibattito figurano la ridefinizione dei profili professionali ATA, l’introduzione di strumenti di welfare contrattuale e la questione dei buoni pasto.
Su quest’ultimo fronte, le criticità non mancano. I buoni pasto, da regolamento, possono essere erogati solo in presenza di una copertura finanziaria adeguata e rispettando specifici requisiti orari giornalieri.
Il loro inserimento nel contratto, quindi, comporterebbe una riduzione proporzionale degli aumenti retributivi, rendendo l’operazione molto controversa. Inoltre, la loro assegnazione appare destinata principalmente a personale ATA e dirigenti scolastici, creando il rischio di una disparità con i docenti.
La trattativa include anche aspetti legati alla mobilità del personale, con vincoli stringenti per i neo-assunti, e la valorizzazione del middle management scolastico, che potrebbe ricevere nuove responsabilità e riconoscimenti.
Prospettive future
Il rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca rappresenta un passaggio cruciale per il futuro del settore e per la valorizzazione del personale.
Tuttavia, tempi stretti, divergenze tra le parti e risorse giudicate insufficienti rischiano di far naufragare un’occasione irripetibile.
Senza un’intesa entro l’estate, aumenti e miglioramenti normativi potrebbero slittare, alimentando ulteriormente il malcontento e rafforzando la sensazione di un sistema in cui le “vacanze contrattuali” stanno prendendo il posto dei contratti veri.





