Una studentessa di un liceo di Trento ha pubblicato una lettera aperta, riaccendendo i riflettori sul tema, sempre più urgente, del benessere psicologico a scuola.
Le parole scritte dalla giovane hanno immediatamente fatto il giro del web, poichè raccontano una realtà difficile, fatta da carichi di studio opprimenti, ansia diffusa e relazioni tese tra studenti e insegnanti.
Il testo scritto dalla ragazza non è rimasto inascoltato: la Provincia autonoma di Trento ha condotto un’ispezione, confermando un quadro critico: il tasso di abbandono scolastico è risultato eccessivo e le pratiche valutative fin troppo punitive.
Un grido d’aiuto che scuote l’istituzione
«Molti di noi rinunciano a qualsiasi attività extrascolastica per far fronte a un carico di studio che divora ogni energia», si legge nella lettera-denuncia.
La studentessa descrive una realtà quotidiana fatta di crisi di pianto, senso di inadeguatezza, e mancanza di ascolto, sollevando interrogativi profondi sul modo in cui la scuola gestisce il successo formativo a scapito della salute mentale.
Le sue parole hanno dato voce a un malessere diffuso, spesso sottovalutato nei contesti liceali.
L’ispezione condotta dalla Provincia ha infatti confermato problemi strutturali, tra cui docenti eccessivamente esigenti, metodi valutativi non equilibrati, e una pressione costante sulla performance che rischia di annullare il percorso di crescita personale degli studenti.
La risposta della scuola e il piano di rilancio
La dirigente scolastica del liceo, dopo un periodo di silenzio, è intervenuta pubblicamente per chiarire la posizione dell’istituto.
Pur ammettendo casi di insegnanti troppo severi, ha sottolineato di aver già avviato interventi correttivi e tavoli di confronto tra scuola, famiglie e studenti. «Il benessere degli alunni è al centro del nostro impegno, ma senza rinunciare alla qualità della preparazione», ha dichiarato.
Parallelamente, la Provincia di Trento sta elaborando un piano di monitoraggio atto a far fronte alle varie problematiche strutturali e non, a partire da un riequilibrio del sistema valutativo.
Sulla stessa linea l’assessore all’istruzione Francesca Gerosa che si è espressa circa i dati sull’abbandono scolastico, definendoli “agghiaccianti” e sottolineando la necessità di un cambiamento culturale che non opponga rendimento e salute mentale, ma li consideri obiettivi complementari.
Verso una scuola più attenta alla persona
Il caso del liceo trentino rilancia una domanda urgente: la scuola italiana è davvero pronta a mettere al centro il benessere psicologico degli studenti?
La risposta, oggi più che mai, richiede un cambio di prospettiva collettivo, in cui la performance non sia l’unica misura del valore scolastico. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se, da questa crisi, potrà nascere una nuova idea di scuola: più umana, più sostenibile, più giusta.





