Il Conto annuale redatto dalla Ragioneria Generale dello Stato offre una fotografia dettagliata degli stipendi percepiti dai lavoratori della Pubblica Amministrazione italiana.
I dati si riferiscono alla retribuzione lorda annuale, comprensiva di tredicesima e indennità, ma al netto di voci non strutturali come buoni pasto e assegni familiari.
Le cifre evidenziano forti disparità tra comparti, con differenze significative legate al grado di specializzazione, responsabilità istituzionali e anzianità di servizio. Il quadro che emerge mostra un’amministrazione pubblica stratificata e non priva di squilibri retributivi.
I comparti più pagati: magistrati, prefetti e diplomatici in vetta
Ai vertici della classifica si trovano i comparti ad alta qualificazione e responsabilità, professioni che richiedono percorsi formativi selettivi e spesso prevedono un avanzamento stipendiale legato all’anzianità e agli incarichi ricoperti:
- Magistratura: 152.500 euro lordi annui
- Prefettura: 138.500 euro
- Diplomazia: 103.200 euro
- Settore penitenziario: 95.700 euro
Fanalino di coda fra i comparti maggiormente pagati, il settore Università con professori e ricercatori che percepiscono uno stipendio pari a circa 66.900 euro annui.
Sicurezza, sanità e istruzione: fasce intermedie e basse
In una fascia intermedia, con stipendi superiori alla media generale ma lontani dai picchi delle carriere apicali, troviamo:
- Forze armate: 47.200 euro
- Polizia: 46.000 euro
- Sanità nel settore pubblico: 43.900 euro
- Amministrazioni centrali: 41.700 euro
Più in basso, con le retribuzioni medie più contenute, figurano gli enti locali (comuni, province, regioni) con 33.800 euro annui e il settore scuola e personale tecnico-amministrativo della ricerca, con 33.100 euro all’anno.
Questi settori, pur essendo fondamentali per il funzionamento del Paese, riflettono una scarsa valorizzazione economica, dovuta anche alla struttura dei contratti collettivi nazionali e al limitato accesso a indennità aggiuntive.





