Carta del Docente anche ai precari che svolgono supplenza di pochi giorni: la svolta europea che cambia tutto

Rosalia Cimino

31 Luglio 2025

Docenti felici

Carta del Docente anche ai precari che svolgono supplenza di pochi giorni: la svolta europea che cambia tutto

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Rivoluzione per la scuola italiana: con una sentenza storica, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che anche i docenti precari con supplenze di pochi giorni hanno pieno diritto alla Carta del Docente

Una decisione storica che abbatte anni di esclusione e allarga la platea dei beneficiari, mettendo il Governo italiano di fronte a nuove responsabilità economiche e giuridiche.

Una sentenza storica: la Carta del Docente spetta anche a chi lavora pochi giorni

Per anni il bonus di 500 euro, noto come Carta del Docente, è stato un’esclusiva dei docenti di ruolo, lasciando fuori centinaia di migliaia di insegnanti precari, soprattutto quelli impegnati in supplenze brevi e saltuarie

Oggi però, grazie a una storica sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, questo scenario cambia radicalmente, con la possibilità di recuperare retroattivamente la Carta del Docente degli ultimi cinque anni. .

Con la decisione della decima sezione del 3 luglio 2025, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che anche i supplenti temporanei – perfino di pochi giorni – hanno pieno diritto al bonus.

L’esclusione di questi insegnanti, secondo la Corte, costituisce una discriminazione vietata dal diritto comunitario. E soprattutto, non è giustificabile in nome dell’equilibrio di bilancio.

Il principio è chiaro: la durata limitata del contratto non può costituire una motivazione oggettiva per negare un beneficio riconosciuto ai colleghi di ruolo

A essere colpito in pieno è proprio il cuore del sistema di attribuzione italiano, fondato su una logica gerarchica tra docenti stabili e supplenti.

Il risultato? La platea dei beneficiari della Carta del Docente passa da 750.000 a oltre 1 milione e 100.000 unità. Un cambiamento epocale che potrebbe travolgere la gestione economica del Ministero dell’Istruzione.

Ecco una tabella riassuntiva dei casi possibili: 

Rischio danno erariale: lo Stato sotto accusa per i mancati pagamenti

Se da un lato arriva una buona notizia per il mondo della scuola, dall’altro si apre un vero e proprio fronte giudiziario per il Governo italiano. 

A partire dai precari annuali con contratto fino al 31 agosto, che pur avendo vinto in tribunale l’accesso alla Carta del Docente, non hanno ancora ricevuto un centesimo.

Il caso più clamoroso arriva dal Piemonte, dove il TAR ha accolto decine di ricorsi presentati da docenti precari, ma il Ministero ha continuato a non ottemperare alle sentenze, accumulando un debito di oltre mezzo milione di euro nella sola regione.

A fronte di questa situazione, i giudici piemontesi hanno scelto di trasmettere gli atti alla Corte dei Conti, aprendo così la strada a un procedimento per danno erariale

Un’accusa pesante che potrebbe estendersi a livello nazionale, considerando che il debito complessivo verso i docenti precari potrebbe sfiorare diverse decine di milioni di euro.

Nel frattempo, le risorse stanziate per la Carta ammontano a circa 400 milioni di euro, ma con l’ampliamento della platea, il Governo potrebbe essere costretto a ridurre l’importo per ciascun docente, scendendo sotto l’attuale soglia dei 500 euro a persona.

Il paradosso giuridico dei supplenti: un diritto sancito, ma non applicato

Nonostante le recenti sentenze della Corte di Cassazione e, soprattutto, della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, l’accesso alla Carta del Docente per i precari della scuola resta fortemente diseguale e subordinato alla via giudiziaria

I docenti con contratto al 31 agosto, grazie alla legge di bilancio 2025, godono di un riconoscimento automatico del bonus, mentre quelli con contratto fino al 30 giugno o incarichi brevi devono ancora ricorrere al tribunale per far valere un diritto già sancito a livello europeo

La disparità è aggravata dal fatto che il principio stabilito dalla Corte UE è chiarissimo: la durata del contratto non può costituire motivo per escludere dal beneficio, poiché le funzioni svolte sono identiche a quelle dei colleghi di ruolo. 

Tuttavia, lo Stato italiano non ha ancora adeguato la normativa interna, continuando a imporre ai supplenti un percorso lungo, oneroso e individuale per ottenere quanto gli spetta. 

In pratica, il Governo preferisce affrontare il costo dei singoli ricorsi piuttosto che riconoscere in modo automatico il bonus a tutti i precari, nel tentativo di limitare l’impatto economico. 

Ma questa strategia, oltre a violare il principio di parità di trattamento, espone l’Italia al rischio concreto di infrazioni europee e di condanne per danno erariale, come già sta avvenendo in alcune regioni. 

La vera urgenza, dunque, non è più giuridica, ma politica: serve una riforma strutturale che garantisca parità di diritti a tutto il personale scolastico, a prescindere dalla durata del contratto.