“Cosa ci fanno due pagine sui dinosauri in un libro di terza elementare, mentre Grecia, Roma e Cristianesimo vengono liquidate in poche righe?”
È questa la provocazione lanciata dal Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara durante un’intervista a Italpress, che ha acceso il dibattito sull’orientamento culturale della scuola italiana.
Secondo il Ministro, i programmi scolastici attuali sarebbero sbilanciati verso contenuti “curiosi ma poco formativi”, come la paleontologia, a discapito delle radici storico-culturali dell’Occidente.
“Troppo spazio ai dinosauri”: la critica ai libri di testo della scuola primaria
Nel mirino del ministro finiscono i manuali scolastici della scuola primaria, in particolare quelli di terza elementare.
Valditara ha denunciato l’eccessiva enfasi su argomenti come l’evoluzione preistorica e gli animali estinti, come il Dinictis, un felino vissuto milioni di anni fa, che in alcuni testi si guadagna pagine intere.
❝A me che importa del Dinictis?❞ ha affermato il ministro, criticando l’eccesso di dettagli scientifici “scollegati dal percorso identitario degli studenti”.
Il rischio, secondo Valditara, è quello di trasmettere una cultura “frammentata”, dove le civiltà fondative dell’Occidente diventano un accenno, anziché un pilastro.
La proposta: riformare i contenuti e rilanciare il pensiero classico
Al centro della proposta ministeriale c’è l’idea di rivalutare l’insegnamento della cultura classica come chiave per costruire una cittadinanza consapevole. Le priorità della riforma includono:
- Più spazio alla storia greco-romana e al Cristianesimo.
- Recupero dello studio del latino come allenamento alla logica.
- Potenziare grammatica, sintassi e capacità espressiva.
- Rilancio del giudizio sintetico, voto in condotta ed educazione civica.
Valditara cita anche Antonio Gramsci come fonte “insospettabile” per sostenere l’importanza del latino come “palestra per la mente”. L’obiettivo è formare menti analitiche, critiche, strutturate.
Contro lo spontaneismo educativo: ritorno a grammatica e memoria
Il ministro denuncia quella che definisce una “deriva spontaneista” nell’approccio alla lingua: troppa libertà, poca struttura. Per invertire la rotta, propone il ritorno a pratiche didattiche tradizionali:
- Riassunti scritti;
- Poesie imparate a memoria;
- Analisi grammaticale e logica.
Tutto questo per rispondere a un dato allarmante: un terzo degli italiani adulti fatica a comprendere un testo scritto complesso. La scuola, per Valditara, deve tornare a insegnare le basi della comprensione profonda.
Verso una “scuola del buon senso”?
Con questo approccio, il Ministro lancia una visione della scuola come luogo di riscoperta dell’identità culturale occidentale, e non solo come contenitore di nozioni scientifiche.
❝Quello che siamo stati, siamo e vogliamo essere❞, sintetizza Valditara, proponendo un cambio di paradigma che punta sulla formazione di cittadini colti, capaci di pensare, parlare e scegliere con consapevolezza.
Dunque, il dibattito resta aperto: è giusto ridurre lo spazio alla preistoria per valorizzare la cultura classica? Il vero punto, forse, non è scegliere tra dinosauri o democrazia, ma garantire un curricolo bilanciato, identitario e critico.






