La vicenda della scuola abbandonata a Rebibbia, il plesso Palenco, rappresenta un caso emblematico di fallimento amministrativo. Destinata a una riqualificazione con i fondi del PNRR, la struttura è oggi al centro di un rimpallo di responsabilità, con lo stabile occupato da famiglie in emergenza abitativa e un progetto di rinascita compromesso. La storia mette in luce le difficoltà operative nella gestione dei finanziamenti europei e le complesse dinamiche sociali che si intrecciano con la riqualificazione urbana.
Un’Opportunità Mancata: La Ristrutturazione Sfumata del Plesso Palenco
Il complesso scolastico di via Palenco, parte dell’istituto comprensivo Palombini nel IV municipio, versa da anni in uno stato di grave abbandono.
In un territorio ad alta densità abitativa come Rebibbia, la riapertura di tale struttura sarebbe stata una risposta essenziale alle esigenze della comunità.
Il progetto di riqualificazione, finanziato con oltre 4 milioni di euro provenienti dal PNRR, prevedeva un restyling completo per trasformare il plesso in un moderno “sistema 0-6”, che integra asilo nido e scuola dell’infanzia.
L’avvio dei cantieri, programmato per febbraio 2025, non è mai avvenuto.
Di conseguenza, la Commissione capitolina speciale del PNRR ha dovuto rinunciare al finanziamento a causa dell’impossibilità di completare i lavori entro la scadenza perentoria del 2026, una condizione inderogabile per l’utilizzo dei fondi.
Rimpallo di Responsabilità: l’Occupazione e i Ritardi Burocratici
A complicare il quadro, nel settembre 2024, circa cinquanta nuclei familiari in emergenza abitativa hanno occupato l’edificio fatiscente.
La presenza di quasi duecento persone, tra cui molti bambini integrati nelle scuole del quartiere, ha innescato un acceso dibattito.
L’amministrazione del IV Municipio ha additato l’occupazione come la causa principale del mancato avvio dei lavori, un’accusa che rischia di alimentare una “guerra tra poveri”, contrapponendo il diritto all’abitare al diritto all’istruzione.
Annarita Leobruni, assessore alla Scuola del municipio, ha sottolineato la necessità di trovare una soluzione abitativa per le famiglie.
Tuttavia, tale versione dei fatti è stata smentita da fonti del Comune di Roma, che hanno ricondotto il blocco della scuola abbandonata a Rebibbia a problemi prettamente amministrativi, del tutto indipendenti dalla presenza degli occupanti.

La Gestione dei Fondi PNRR per la Scuola Abbandonata a Rebibbia
La spiegazione ufficiale sulla perdita dei fondi è giunta da Giovanni Caudo, presidente della Commissione capitolina speciale del PNRR. Caudo ha chiarito che la decisione di rinunciare al finanziamento era già matura nella primavera del 2025, ben prima che la questione dell’occupazione diventasse un pretesto politico.
Il problema basilare risiedeva nelle tempistiche del cronoprogramma: era materialmente impossibile avviare e concludere un intervento di tale portata entro il 2026.
Per non perdere le risorse, i 4 milioni di euro sono stati ridistribuiti su una decina di altri progetti di edilizia scolastica già in fase più avanzata.
Una simile riprogrammazione, sebbene necessaria, evidenzia una delle maggiori criticità del Piano: la rigidità delle scadenze, che mal si concilia con le lungaggini burocratiche e le complessità progettuali degli appalti pubblici in Italia.
Quale Futuro per la Scuola e le Famiglie Occupanti?
Nonostante la perdita dei fondi PNRR, il progetto di riqualificazione per la scuola abbandonata a Rebibbia non è stato archiviato.
Giovanni Caudo ha assicurato che l’intervento verrà realizzato con fondi del co-finanziamento ordinario del Comune. La speranza è che le procedure non subiscano ulteriori rallentamenti, anche se i tempi si preannunciano inevitabilmente più lunghi.
Resta, tuttavia, aperta la questione delle famiglie che attualmente vivono nell’edificio. La loro presenza evidenzia una profonda crisi abitativa che l’amministrazione non può ignorare.
L’assessore Leobruni ha auspicato l’apertura di tavoli istituzionali per trovare soluzioni alloggiative dignitose. Un intervento risolutivo è determinante non solo per restituire la scuola alla comunità, ma anche per garantire la sicurezza delle persone che vivono in una struttura pericolante.
La Voce dei Movimenti per il Diritto all’Abitare
I Movimenti per il diritto all’abitare hanno respinto fermamente il tentativo di essere usati come “capro espiatorio” per le mancanze amministrative.
In una nota, hanno ricordato di aver trovato uno stabile già vandalizzato e in totale degrado, senza alcun segno di un cantiere imminente.
Gli attivisti affermano di aver cercato fin da subito un dialogo con il IV Municipio riguardo al progetto PNRR, senza mai ricevere risposte concrete. Anzi, sostengono di aver facilitato i sopralluoghi tecnici propedeutici all’avvio dei lavori, nonostante i disagi per gli occupanti.
La loro posizione è netta: non accetteranno di essere incolpati per ritardi e inefficienze che appartengono alla sfera politica e amministrativa, la quale ha il dovere di garantire contemporaneamente il diritto allo studio e il diritto a una casa per tutti i cittadini.
E, intanto, docenti e studenti restano a guardare impotenti.





