Un lancio di sassi che colpisce un’insegnante, un rendimento scolastico gravemente insufficiente e il rifiuto sistematico di ogni forma di supporto offerta dalla scuola. Sono questi gli elementi al centro di una recente ordinanza del TAR del Lazio che ha respinto il ricorso di una famiglia contro la bocciatura del figlio. La vicenda dello studente bocciato per sassi contro una docente definisce un caso emblematico, che riafferma l’autonomia della scuola di fronte a gravi problemi comportamentali e alla mancata collaborazione genitoriale.
La Decisione del Consiglio di Classe: Oltre le Insufficienze
La deliberazione di non ammissione alla classe successiva non si basava unicamente sul profitto. Sebbene le “gravi e diffuse insufficienze” in tutte le materie costituissero un presupposto solido, il quadro era aggravato da episodi comportamentali di notevole serietà.
L’istituto scolastico ha documentato un atteggiamento violento verso i compagni e l’uso di linguaggio scurrile, culminati in un gesto inqualificabile: il lancio di sassi verso una professoressa.
Di fronte a questa situazione, il Consiglio di Classe ha ritenuto la permanenza nella classe prima una misura educativa imprescindibile, non solo per colmare le profonde lacune didattiche, ma anche per favorire un percorso di maturazione personale che appariva del tutto compromesso.
L’intervento della famiglia sarebbe stato essenziale per avviare un cambiamento.
Il Ricorso dei Genitori e l’Inerzia della Famiglia
Nel tentativo di ribaltare la decisione assunta dalla scuola, i genitori hanno presentato ricorso al TAR, lamentando una presunta carenza di comunicazione da parte della scuola e l’assenza di strategie di recupero mirate.
La documentazione prodotta dall’istituto ha però smentito completamente questa versione. È emerso, infatti, che la famiglia non aveva mai consultato il registro elettronico per l’intero anno scolastico, ignorando così voti, note disciplinari e comunicazioni.
Ancora più significativo è il rifiuto di autorizzare la partecipazione del figlio allo Sportello di Ascolto gratuito gestito da una psicologa, un’opportunità offerta dalla scuola per affrontare le evidenti difficoltà relazionali e comportamentali.
L’inerzia dei genitori di fronte agli strumenti messi a disposizione ha pesato in modo determinante sulla valutazione finale dei giudici amministrativi.

La Sentenza del TAR sul Caso dello Studente Bocciato per Sassi contro una docente
Con l’ordinanza n. 04361/2025, il TAR del Lazio ha giudicato il ricorso presentato dai genitori dell’alunno infondato, definendo la decisione del Consiglio di Classe “né illegittima né illogica”.
Nello specifico, i giudici hanno fatto riferimento all’articolo 6, comma 2, del Decreto Legislativo n. 62/2017, che consente la non ammissione “in via eccezionale e comprovata da specifica motivazione”.
In questo caso, la motivazione era ampiamente supportata non solo dal disastroso rendimento scolastico, ma anche dalla gravità dei comportamenti tenuti.
La vicenda dello studente bocciato per i sassi contro una docente ha fornito al collegio giudicante tutti gli elementi per ritenere la bocciatura una misura proporzionata e necessaria.
Il tribunale ha, di fatto, riconosciuto che la scuola aveva agito correttamente e con cognizione di causa.
Autonomia Scolastica di Fronte a Episodi Gravi
La pronuncia del TAR del Lazio rafforza il principio dell’autonomia decisionale degli organi scolastici, specialmente in contesti di particolare gravità. La valutazione di un alunno è un atto complesso che tiene conto di molteplici fattori, e il comportamento è uno di questi.
Quando atti come violenza fisica o verbale compromettono il clima educativo e la sicurezza all’interno della scuola, l’istituzione ha il dovere di intervenire con fermezza.
La sentenza dimostra che, se la decisione è ben motivata e supportata da prove documentali, essa è difficilmente contestabile in sede legale.
Un provvedimento di non ammissione, seppur severo, diventa legittimo strumento educativo per proteggere la comunità scolastica e stimolare una riflessione profonda sia nello studente che nella sua famiglia.






