Compiti a casa, per un terzo degli studenti è un’odissea da 4 ore: l’impatto dell’IA

La Scuola Oggi

17 Novembre 2025

Compiti a casa: studente seduto alla scrivania di sera, tra libri e AI

Compiti a casa, per un terzo degli studenti è un’odissea da 4 ore: l’impatto dell’IA

Banner Articoli Aggiornamento ATA 2027

Il carico di lavoro domestico per gli studenti italiani ha raggiunto livelli allarmanti, trasformando i pomeriggi in vere e proprie maratone di studio. Secondo una recente indagine, ben il 37% dei ragazzi dedica ai compiti a casa oltre quattro ore quotidiane, sacrificando tempo libero e riposo. Un fenomeno che spinge sempre più giovani verso l’uso massiccio dell’intelligenza artificiale, mettendo in discussione l’efficacia didattica tradizionale e le modalità di assegnazione dei docenti.

Analisi del carico di lavoro domestico: i dati del sondaggio

Lo studio, condotto dal portale Skuola.net su un campione di 1.100 studenti delle scuole medie e superiori (Scuola Secondaria di primo e secondo grado), traccia un quadro preoccupante della gestione del tempo extra-scolastico. 

I dati emersi evidenziano una sproporzione notevole tra le ore trascorse in aula e quelle necessarie per consolidare l’apprendimento tra le mura domestiche. 

Se una fetta consistente del campione (circa un terzo) riesce a contenere l’impegno pomeridiano tra le due e le tre ore, esiste una minoranza privilegiata, pari al 19%, che conclude le attività in un arco di tempo compreso tra una e due ore

Solamente il 10% degli intervistati, invece, riesce a terminare il tutto in meno di sessanta minuti.

Una simile mole di lavoro non risparmia nemmeno i momenti che dovrebbero essere dedicati al riposo. 

Il fine settimana, teoricamente concepito per il recupero psicofisico, si trasforma spesso in un prolungamento della settimana lavorativa scolastica. 

Appena il 20% degli studenti riesce a sbrigare le pratiche scolastiche in mezza giornata durante il weekend, mentre il 15% si vede costretto a sacrificare l’intero fine settimana sui libri. 

Di seguito, una tabella riassuntiva delle tempistiche rilevate:

TEMPO DEDICATO AI COMPITIPERCENTUALE STUDENTI
Oltre 4 ore al giorno37%
2-3 ore al giorno33%
1-2 ore al giorno19%
Meno di 1 ora al giorno10%

Risulta essenziale sottolineare come tale pressione influenzi negativamente l’organizzazione familiare

Il 65% degli studenti ammette di richiedere supporto ai genitori con frequenza variabile. Un dato che sale vertiginosamente all’82% per gli alunni delle scuole medie, fase in cui l’autonomia nello studio non è ancora pienamente acquisita, per poi assestarsi al 60% nel ciclo superiore.

Il ruolo del Registro Elettronico e il coinvolgimento delle famiglie

L’introduzione della tecnologia nella gestione scolastica, seppur vantaggiosa per molti aspetti, ha generato effetti collaterali non trascurabili sulla serenità degli studenti. 

Il registro elettronico, strumento ormai onnipresente, viene utilizzato per l’assegnazione dei compiti a casa anche quando gli istituti sono chiusi. 

Ben il 76% degli intervistati dichiara di ricevere notifiche di nuove attività da svolgere fuori orario scolastico; per il 14% si tratta di una consuetudine frequente, mentre il 62% la definisce un’occorrenza occasionale.

Tale pratica si pone in netto contrasto con le recenti indicazioni ministeriali, che raccomandano di evitare l’assegnazione di lavori durante i periodi di pausa o festività per garantire il diritto alla disconnessione. 

Anche l’atteggiamento dei genitori risente di questa dinamica: se il 42% ritiene accettabile il carico di lavoro purché non eccessivo, una quota pari all’8% considera le assegnazioni a priori troppo invasive e denuncia una progressiva erosione del tempo libero dei propri figli.

Compiti a casa e Intelligenza Artificiale: la nuova frontiera dello studio

La risposta degli studenti a un carico di lavoro percepito come eccessivo non si è fatta attendere e si è concretizzata nell’adozione massiccia di strumenti digitali

Il 90% del campione utilizza Internet come supporto primario allo studio, ma è l’emergere dell’Intelligenza Artificiale generativa a rappresentare il vero spartiacque. 

L’indagine rivela che l’80% degli studenti ha utilizzato l’IA almeno una volta per svolgere i compiti.

Nello specifico:

  • il 16% la utilizza regolarmente come assistente allo studio;
  • il 39% ne fa un uso saltuario;
  • il 27% vi ricorre raramente.

Compiti a casa: studentessa seduta alla scrivania, tra libri e AI

L’utilizzo di chatbot e assistenti virtuali pone un interrogativo determinante sul senso stesso dei compiti a casa. 

Se l’obiettivo dell’assegnazione domestica è il consolidamento personale delle competenze, l’intervento dell’IA rischia di trasformare l’esercizio in una mera procedura burocratica di “copia-incolla”, vanificando lo sforzo cognitivo. 

Tuttavia, demonizzare lo strumento appare miope: la sfida per il sistema educativo consiste ora nel ripensare le modalità di verifica e assegnazione, spostando il focus dalla quantità (esercizi ripetitivi facilmente risolvibili da un algoritmo) alla qualità e al pensiero critico.

Il dibattito pedagogico sull’utilità dello studio domestico

Nonostante la fatica e il ricorso a “scorciatoie” tecnologiche (incluso il tradizionale copiare dai compagni, ammesso dal 90% degli intervistati), la percezione dell’utilità dello studio domestico rimane sorprendentemente alta. 

Il 57% del campione ritiene utili tutti o la maggior parte dei lavori assegnati, riconoscendo il valore formativo dell’impegno personale.

Le discipline che richiedono il maggiore dispendio di energie rimangono quelle classiche: 

  • la Matematica è considerata la materia più ostica dal 32% degli studenti; 
  • seguita dall’Italiano (25%);
  • e dalle lingue classiche (16%). 

Al contrario, materie come Arte e Scienze risultano meno gravose.

Appare evidente, in conclusione, che il modello attuale necessita di una revisione profonda

Un sistema che costringe oltre un terzo degli studenti a turni di lavoro paragonabili a un part-time, spingendoli verso l’utilizzo acritico dell’IA o il supporto costante dei genitori, rischia di perdere la sua funzione educativa primaria: rendere lo studente autonomo e capace di apprendere.