Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie 2026: cosa prevede il nuovo CCNI 2025-2028

Rosalia Cimino

16 Luglio 2026

Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie 2026

Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie 2026: cosa prevede il nuovo CCNI 2025-2028

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Dopo mesi di trattativa, il 10 luglio 2026 è arrivata la firma definitiva del contratto integrativo che regola le utilizzazioni e assegnazioni provvisorie 2026 del personale scolastico. Non è un dettaglio tecnico da archiviare: da questo testo dipendono, per i prossimi tre anni scolastici, le regole con cui migliaia di docenti e di lavoratori ATA potranno chiedere ogni anno una sede diversa da quella di titolarità, restando comunque legati al proprio posto di ruolo.

Il contratto arriva mentre le domande sono già aperte: chi vuole presentarla per l’anno scolastico 2026/27 ha tempo fino al 23 luglio (docenti) e dal 23 luglio al 4 agosto (ATA). Ma la notizia più interessante, per chi segue la materia da anni, è cosa è cambiato rispetto alla versione precedente del contratto — e su questo vale la pena soffermarsi prima ancora di guardare il calendario.

Un contratto valido per tre anni scolastici

Il testo firmato non riguarda solo l’anno in corso: resterà in vigore per il triennio 2025/26, 2026/27 e 2027/28. È una scelta che il Ministero e i sindacati hanno confermato anche in questo rinnovo, con l’obiettivo di dare continuità alle regole del gioco e ridurre le incertezze interpretative che ogni anno si accumulano attorno a questa procedura.

Rispetto all’ipotesi circolata nei mesi precedenti, il testo definitivo non è arrivato senza modifiche: gli organismi di controllo hanno chiesto alcuni interventi, concentrati soprattutto sul sistema delle deroghe al vincolo di permanenza triennale nella sede di titolarità.

La modifica che cambia le carte in tavola: l’età dei figli

Il punto che merita più attenzione riguarda chi chiede una deroga al vincolo per motivi familiari legati ai figli. 

Nella versione precedente del contratto la soglia era fissata a 16 anni; il testo ora in vigore la abbassa ai figli di età inferiore a 14 anni, sia per l’assegnazione provvisoria che per l’utilizzazione. Il requisito resta comunque soddisfatto anche se il figlio compie 14 anni entro il 31 dicembre dell’anno in cui si presenta domanda, un dettaglio che vale la pena ricordare a chi si trova esattamente al limite dell’età.

Restano invece confermate le altre deroghe già note: quella per i docenti neoassunti ancora nel triennio di permanenza obbligatoria, e quella che permette il ricongiungimento al genitore che ha superato i 65 anni (anche qui, il compimento dell’età entro il 31 dicembre dell’anno della domanda è sufficiente).

Le scadenze da tenere d’occhio

Al netto delle novità normative, resta comunque la parte più pratica: le date entro cui muoversi. La Nota ministeriale n. 18007, diffusa lo stesso 10 luglio, fissa il calendario dell’intera procedura:

  • Docenti, personale educativo e insegnanti di religione cattolica: domanda dalle 15:00 del 10 luglio alle 23:59 del 23 luglio 2026.
  • Personale ATA: domanda dal 23 luglio al 4 agosto 2026.
  • Dal 28 luglio si aprono, sul portale SIDI, le funzioni per la valutazione delle domande dei docenti.
  • Tutte le operazioni relative al personale docente devono concludersi entro il 24 agosto 2026.

Un calendario piuttosto compresso, se si pensa che tra apertura e chiusura delle domande per i docenti passano meno di due settimane.

Utilizzazioni  e assegnazioni provvisorie 2026: non sono la stessa cosa

Uno degli equivoci più comuni riguarda proprio questo: molti pensano che utilizzazione e assegnazione provvisoria siano due nomi per la stessa procedura. Non è così, e la differenza ha conseguenze concrete.

L’utilizzazione nasce per gestire situazioni legate al posto di lavoro: riguarda chi si trova in una classe di concorso in esubero nella propria provincia, o chi ha perso la titolarità ed è alla ricerca di un rientro. Chi la ottiene continua a maturare il punteggio di continuità nella scuola di titolarità, e il punteggio complessivo tiene conto di anzianità di servizio, titoli culturali ed esigenze di famiglia.

L’assegnazione provvisoria segue una logica diversa: si può richiedere per ricongiungersi al coniuge, alla parte di un’unione civile, al convivente, a un genitore o a un figlio, oppure per assistere un familiare con disabilità grave o per gravi motivi di salute personali. In questo caso il punteggio si basa esclusivamente sulle esigenze di famiglia — non contano gli anni di servizio né i titoli — e chi la ottiene perde, per quell’anno, tutto il punteggio di continuità accumulato nella scuola di titolarità.

Chi possiede i requisiti per entrambe può presentarle contemporaneamente, anche indicando province diverse. Su un punto, però, la normativa resta silenziosa: cosa succede se entrambe le domande risultano accolte nello stesso momento. È una delle zone grigie della procedura, tanto che diverse testate specializzate hanno dedicato approfondimenti separati solo a questo caso.

Chi viene trattato con priorità nelle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie 2026

Il contratto individua alcune situazioni che danno diritto a una precedenza nella trattazione della domanda di utilizzazioni e assegnazioni provvisorie 2026, indipendentemente dal punteggio ottenuto. Le posizioni più tutelate sono quelle dei docenti non vedenti e dei lavoratori emodializzati. Seguono le situazioni di disabilità personale grave riconosciute dalla Legge 104 del 1992, l’assistenza a un familiare con disabilità grave prevista dalla stessa legge, e la presenza di un figlio con meno di 6 anni.

Va precisato che una precedenza non equivale a un punteggio più alto: significa semplicemente che, nella graduatoria interna dell’ufficio scolastico, chi ne è titolare viene considerato prima di chi non ne ha, a prescindere dalla posizione numerica.

Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie 2026: la sintesi

Il nuovo CCNI non stravolge l’impianto della procedura, ma introduce un cambiamento che riguarda direttamente le famiglie con figli tra i 14 e i 16 anni, che con il contratto precedente potevano ancora accedere alla deroga e che ora ne restano fuori. 

Per il resto, la macchina amministrativa segue lo stesso schema degli anni scorsi: domanda telematica su Istanze OnLine per il personale di ruolo, modulistica cartacea per le altre categorie, e un calendario che lascia poco margine a chi si organizza all’ultimo momento.