Scelta della scuola superiore: oltre lo stigma tra licei, tecnici e professionali

La Scuola Oggi

21 Agosto 2026

Scelta della scuola superiore: studente di spalle guarda verso alcuni riquadri con i vari indirizzi scolastici in mezzo a vari punti interrogativi.

Scelta della scuola superiore: oltre lo stigma tra licei, tecnici e professionali

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Il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha riacceso il dibattito sulla scelta della scuola superiore durante un’iniziativa di Fratelli d’Italia a San Benedetto del Tronto. Secondo quanto riportato da Adnkronos, ha difeso chi opta per un istituto agrario o alberghiero, citando tassi di assunzione vicini al 90%. A tal proposito, dietro le sue parole si apre una questione più ampia: come orientarsi davvero tra passione, dati occupazionali e pressioni familiari.

Il contesto: la dichiarazione del Ministro 

Il Ministro si è rivolto implicitamente a chi guarda con sospetto gli istituti agrari o alberghieri e ha affermato che un figlio che li sceglie non è “svogliato”, ma segue una passione.

Adnkronos ha riportato anche un riferimento all'”alta redditività” retributiva di questi percorsi.

Lollobrigida ha, inoltre, precisato di avere frequentato il liceo classico, senza voler sminuire la formazione umanistica. Il punto centrale, per il ministro, riguarda l’errore di spingere un figlio verso il classico o lo scientifico solo perché ritenuti un “ascensore sociale”.

Le sue parole hanno alimentato un confronto acceso sul web. Molti utenti denunciano un pregiudizio diffuso verso i percorsi tecnici e professionali, spesso alimentato da chi non ne conosce i piani di studio reali.

Perché si sceglie davvero un indirizzo 

Raramente la scelta della scuola superiore nasce da un’analisi lucida delle proprie inclinazioni. Nella maggior parte dei casi si mescolano almeno quattro spinte diverse.

La passione autentica e quella superficiale

Un ragazzo che dedica il tempo libero a smontare motori, cucinare o programmare ha già una bussola concreta. Tale passione va però distinta da un entusiasmo passeggero, legato a una serie tv o a un influencer, che si esaurisce in fretta se non sostenuto da una reale attitudine.

L’eredità familiare e il gruppo dei pari

Si tende a scegliere ciò che i genitori hanno fatto, oppure l’esatto opposto per reazione. Il gruppo dei pari pesa altrettanto: a tredici anni si sceglie spesso la scuola dove va l’amico del cuore, non quella più coerente con il proprio profilo. È una delle cause più comuni di insoddisfazione già al primo anno.

Lo stigma sugli istituti tecnici e professionali

Lo stigma sociale agisce in due direzioni. C’è chi scarta a priori un istituto tecnico o professionale per timore del giudizio altrui, e chi si sente spinto verso un liceo senza avere una reale inclinazione per lo studio teorico. In molte scuole medie l’orientamento scolastico continua di fatto a instradare verso i professionali gli studenti ritenuti “meno portati”: ciò rafforza uno stigma che i dati sul mercato del lavoro smentiscono con chiarezza.

I dati sull’occupazione dopo licei, tecnici e professionali 

Le indagini del Consorzio AlmaDiploma restituiscono un quadro coerente da diversi anni. La tabella seguente riassume i tassi di occupazione a uno e tre anni dal diploma, per tipo di indirizzo.

Fonte: rilevazioni AlmaDiploma sui diplomati, dati più recenti disponibili a livello nazionale.

Un diploma tecnico o professionale non chiude, comunque, la strada all’università, così come un liceo non garantisce da solo l’accesso rapido al lavoro. 

In particolare, gli ITS Academy — i percorsi post-diploma legati alle imprese — collocano oltre l’80% degli iscritti entro un anno dal titolo.

Va precisato che il primo anno delle superiori resta il più difficile dell’intero quinquennio: le non ammissioni sfiorano l’8,7% a livello nazionale, mentre negli istituti tecnici quasi un quarto degli iscritti (22,6%) riceve un giudizio sospeso a settembre. 

Il dato segnala quante scelte vengano prese senza reale consapevolezza: circa quattro diplomati su dieci dichiarano che, ripensandoci, cambierebbero scuola o indirizzo.

Cosa valutare prima della scelta della scuola superiore 

La passione è necessaria, ma da sola non basta a orientare la scelta della scuola superiore. Alcuni criteri pratici meritano attenzione:

  • il piano di studi reale, non il nome dell’indirizzo: un istituto agrario include chimica, biotecnologie ed economia aziendale; un alberghiero comprende diritto, lingue e gestione d’impresa;
  • la tenuta quotidiana della passione: amare una materia da spettatori è diverso dal sostenerla come impegno costante, in laboratorio o sui libri;
  • gli sbocchi, non solo l’ingresso: ogni indirizzo va valutato guardando sia l’accesso immediato al lavoro sia la possibilità di proseguire gli studi;
  • il margine di correzione disponibile, oggi più ampio grazie alle norme sul cambio di indirizzo (vedi paragrafo successivo).

Il ruolo della famiglia nella scelta della scuola superiore 

La tentazione di leggere il liceo classico o scientifico come una garanzia sociale resta diffusa tra i genitori, nonostante i dati raccontino altro. 

L’errore opposto, meno discusso, è altrettanto rischioso: lasciare un tredicenne solo davanti a una scelta che orienterà cinque anni di vita.

Il compito della famiglia non è decidere al posto del figlio, né assecondare ogni entusiasmo del momento. 

Si tratta, piuttosto, di fare da specchio critico: portarlo a vedere le scuole di persona, confrontare insieme i dati sull’occupazione senza farne l’unico criterio, e non trasformare le difficoltà del primo anno in un giudizio sulla persona invece che sul percorso scelto.

Cambiare indirizzo: cosa prevede la normativa 

Il decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127 ha eliminato l’obbligo generalizzato dell’esame integrativo per il cambio di indirizzo nel primo biennio delle superiori. 

La norma disciplina in modo organico il passaggio tra percorsi, con l’obiettivo dichiarato di favorire il riorientamento degli studenti e prevenire la dispersione scolastica.

Nel primo biennio i programmi delle materie generali (italiano, storia, matematica di base) risultano simili tra i diversi indirizzi, il che rende il passaggio meno complesso rispetto al triennio finale. 

Va precisato che la maggiore flessibilità normativa non sostituisce una scelta ponderata in partenza, ma riduce il costo di un eventuale ripensamento tempestivo.

Scelta della scuola superiore: studente sul letto consulta depliant informativi di vari indirizzi scolastici

Domande frequenti sulla scelta della scuola superiore (FAQ) 

È vero che gli istituti tecnici e professionali offrono più lavoro dei licei?

I dati AlmaDiploma confermano tassi di occupazione più alti per tecnici e professionali nei primi anni dopo il diploma. I licei restano invece la via privilegiata verso l’università, con tassi di iscrizione superiori al 60%.

Un diploma tecnico o professionale permette comunque di andare all’università?

Sì, l’accesso universitario resta aperto a tutti gli indirizzi. In aggiunta, tecnici e professionali offrono un accesso più diretto agli ITS Academy, percorsi post-diploma con elevati tassi di occupazione.

Cosa fare se ci si accorge di aver sbagliato indirizzo al primo anno?

Il decreto-legge n. 127/2025 ha semplificato il cambio di indirizzo nel primo biennio, eliminando l’obbligo generalizzato dell’esame integrativo. Il passaggio resta più semplice nei primi due anni, quando i programmi delle materie generali sono ancora simili tra gli indirizzi.

Quanto conta l’orientamento scolastico nella scelta?

L’orientamento scolastico dovrebbe accompagnare la transizione dalle scuole medie alle superiori senza indirizzare automaticamente gli studenti ritenuti meno performanti verso i percorsi professionali, una prassi che alimenta uno stigma smentito dai dati occupazionali.

I genitori dovrebbero scegliere la scuola al posto dei figli?

No. Il ruolo della famiglia è accompagnare la scelta della scuola superiore con informazioni concrete, senza imporre né assecondare in modo acritico le preferenze del momento.