Con l’avvio del tavolo per il rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024 sono previsti nuovi aumenti in busta paga per gli insegnanti. Tuttavia, nonostante la parziale apertura del governo, i sindacati spingono per maggiori risorse senza nascondere la propria insoddisfazione e, anzi, confermano lo sciopero in programma il 31 ottobre.
Incrementi previsti: quanto cresceranno gli stipendi
Secondo le anticipazioni fornite da “Il Sole 24 Ore”, gli stipendi dei docenti potrebbero aumentare del 6% rispetto al CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021.
Nello specifico, l’incremento sarebbe reso possibile dai fondi previsti nella nuova Legge di Bilancio, che destina 200 milioni di euro proprio per il rinnovo contrattuale del comparto scuola. Se così fosse, l’aumento potrebbe addirittura superare i 160 euro già promessi dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e migliorare i 124 euro lordi mensili ottenuti con l’ultimo rinnovo contrattuale.
Ma non è tutto. Perché oltre all’aumento del 6%, dal 2025 gli insegnanti potrebbero beneficiare di ulteriori 100 euro grazie alla conferma del taglio del cuneo fiscale e alla riforma dell’Irpef.
Quest’ultima potrebbe, infatti, introdurre un sistema di sgravi progressivi per i redditi fino a 40mila euro. L’effettiva applicazione di queste misure dipenderà, tuttavia, dalla disponibilità dei fondi necessari in sede di approvazione della Manovra.
Sciopero del 31 ottobre: le richieste dei sindacati
Nonostante gli annunci sugli aumenti, il clima nel settore scolastico rimane teso. I sindacati hanno indetto uno sciopero per il 31 ottobre che coinvolgerà, oltre ai docenti, anche il Personale ATA, Università, Ricerca e AFAM.
Le richieste principali, così come annunciato dal sindacato Flc Cgil, riguardano l’incremento delle risorse per il rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024 per “tutelare la perdita del potere di acquisto dei salari erosi da un’inflazione che nel triennio di riferimento ha raggiunto quasi il 18%”.
Lo sciopero si concentrerà anche sulla richiesta di stabilizzazione dei docenti precari, che lamentano disparità di trattamento rispetto ai colleghi di ruolo.
Tra le rivendicazioni principali c’è il riconoscimento della Carta del Docente da 500 euro e l’abolizione dell’abuso dei contratti a termine, problema che ha già portato l’Italia davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Inoltre, i vincitori dei concorsi del 2023 e 2020, ma che non sono ancora stati immessi in ruolo, chiedono l’istituzione di una graduatoria a esaurimento, in aperto contrasto con la scelta del Ministro Valditara di bandire nuovi concorsi.





