In occasione della festa della donna 2026, Ornella Cuzzupi, Segretario Nazionale UGL Istruzione, componente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e già Presidente dell’Osservatorio contro le Discriminazioni nel mondo del lavoro della Regione Calabria, interviene con un comunicato stampa per ricordare le donne che in ogni parte del mondo soffrono e combattono per la propria emancipazione.
Nello specifico, la stessa rivolge un particolare pensiero verso le donne che sono “schiacciate sotto il peso di assurde e improponibili radicalizzazioni religiose, colpite dalla guerra e da infime pratiche fisiche”.
“Dove vi è discriminazione femminile – scrive – non è la donna a perdere, ma tutto il mondo civile a smarrire il proprio senso d’umanità.”
Comunicato stampa
“In una giornata dedicata alle donne, non può e non deve mancare un pensiero a tutte quelle che, nel mondo, vivono situazioni di disagio, costrizione e violenza per il solo fatto di essere donna. In modo particolare ci riferiamo a coloro che per mille motivi sono impossibilitate ad esprimere sé stesse nella massima libertà per timore di ritorsioni e prepotenze”.
A parlare è il Segretario Nazionale UGL Istruzione, Consigliere Superiore della Pubblica Istruzione e già Presidente dell’Osservatorio contro le Discriminazioni nel mondo del lavoro, Ornella Cuzzupi, impegnata, da sempre, nella lotta contro le disparità di ogni ordine e grado.
“Nel mentre ci pare doveroso prendere atto di come nel mondo occidentale le donne stiano sempre più riuscendo a imporre la giusta parità, che pure mostra ancora elementi di criticità che vanno combattuti e delegittimati, da altre parti assistiamo, spesso in maniera inerme, a soprusi di ogni genere che vanno dalla drammatica pratica dell’infibulazione – attuata soprattutto, ma non solo, nelle regioni dell’Africa subsahariana, dell’Africa orientale e del nord Africa – alle costrizioni imposte da radicalismi religiosi attraverso la violazione delle libertà personali e dei diritti umani sino ad arrivare a vere e proprie persecuzioni. Aspetti che da soli fanno inorridire oltre a determinare un arretramento culturale e civile di portata irreparabile”.
Seppure nel rispetto profondo verso ogni credo e civiltà non è possibile ignorare il grido di angoscia che eserciti di schiave lanciano e che riempie il silenzio del mondo su tali argomenti.
“La nostra cultura, il nostro modo di vivere, la stessa determinazione a cercare di limitare ogni discriminazione legata alla diversità sessuale, ci impone di non tacere.
La Festa della Donna, spesso racchiusa consumisticamente in un ramoscello di mimosa deve invece rappresentare, soprattutto in questo periodo, una forte presa di posizione accanto a tutte le donne che vivono situazioni di disagio per non dire drammatiche. Nelle famiglie, nelle scuole, nei posti di lavoro, in ogni parte volgiamo il nostro sguardo deve giungere forte il segnale che dove vi è discriminazione femminile non è la donna a perdere ma tutto il mondo civile a smarrire il proprio senso d’umanità. Non deve essere, in altre parole, limitato il discorso ad una giornata o ad una specifica circostanza. Tutte le donne siamo noi. Occorre quindi dar forza e voce in modo costante a tutti quei movimenti, associazioni, singole persone che combattono tali situazioni per affrancare le nostre figlie, le nostre sorelle, le nostre donne dal capestro del dolore e della discriminazione”.





