La Commissione Cultura della Camera ha avviato l’esame di una proposta di legge presentata dalla Lega, che sostituisce la qualifica di “docente di sostegno” con “docente per l’inclusione”. L’obiettivo dichiarato è valorizzare e ampliare il ruolo di questi insegnanti, ponendo l’accento sulla loro funzione inclusiva e formativa nell’intera comunità scolastica.
Motivazioni e principi alla base della proposta
La scelta terminologica nasce dalla volontà di superare la visione circoscritta del “sostegno”, considerato troppo focalizzato su singoli alunni con disabilità.
Optare per “docente per l’inclusione” significa sottolineare il ruolo attivo in strategie che coinvolgono tutti gli alunni, non solo chi ha disabilità o bisogni educativi speciali. È una scelta che richiama la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e le direttive nazionali per una scuola realmente inclusiva.
I promotori dell’iniziativa sostengono che tale modifica rappresenti un riconoscimento del loro contributo alle strategie didattiche inclusive, a vantaggio dell’intera classe.
Aspetti normativi, attuazione e impatto economico
La proposta è composta da due articoli principali:
- Articolo 1: prevede la sostituzione automatica, in tutti i testi normativi, della dicitura “docente di sostegno” con “docente per l’inclusione”, affidando al Ministro dell’Istruzione l’emanazione di un decreto attuativo.
- Articolo 2: introduce una clausola di invarianza finanziaria, assicurando che non ci saranno nuovi oneri sul bilancio pubblico, grazie all’uso di risorse già stanziate.
Inclusione come cultura scolastica condivisa: un nuovo linguaggio per un nuovo modello educativo
L’obiettivo a lungo termine della proposta non si limita a un aggiornamento linguistico, ma punta a promuovere una vera rivoluzione culturale nel sistema scolastico italiano.
Parlare di “docente per l’inclusione” significa immaginare una scuola in cui la responsabilità educativa è diffusa, in cui tutti gli insegnanti – non solo quelli specializzati – si sentano parte attiva nel costruire un contesto formativo capace di accogliere le differenze, valorizzare i talenti e abbattere le barriere.
Il linguaggio, in questo senso, non è neutro: le parole definiscono ruoli, orientano aspettative e incidono sul modo in cui la scuola funziona.
Cambiare la denominazione ufficiale di un docente può stimolare nuove consapevolezze, rendendo più chiara la funzione trasversale dell’insegnante per l’inclusione.
Non più figura “aggiunta” o marginale, ma elemento integrato nel team docente, con una missione che riguarda l’intera classe. Perché questo cambio abbia effetti concreti, è necessario un investimento parallelo su:
- Formazione iniziale e aggiornamento continuo di tutto il personale scolastico, con focus su pedagogia inclusiva, metodologie cooperative e progettazione universale dell’apprendimento;
- Collaborazione interprofessionale, valorizzando la co-docenza e il lavoro d’équipe tra docenti curricolari e per l’inclusione;
- Coinvolgimento attivo delle famiglie e della comunità educante, creando alleanze educative basate sulla fiducia, l’ascolto e la corresponsabilità.
Infine, serve una visione di scuola che superi la logica della delega e dell’assistenzialismo. L’inclusione non è un compito specifico di un docente, ma un principio guida per tutto il sistema.
Solo così il cambiamento terminologico potrà riflettersi in pratiche reali, producendo un impatto duraturo sulla qualità dell’esperienza scolastica di ogni studente.
Possibili criticità e dibattito in corso
Nonostante le buone intenzioni, alcuni osservatori sottolineano il rischio di de-responsabilizzare gli insegnanti curricolari, delegando l’inclusione a una figura specializzata con un nome più “inclusivo”.
Altri lamentano che la modifica sia superficiale, in assenza di una reale riforma della formazione e delle competenze condivise all’interno della scuola.
La proposta della Lega rappresenta prima di tutto un cambio culturale e lessicale, volto a dare nuova dignità e visibilità a una figura centrale nella scuola inclusiva. Pur senza modifiche strutturali né aggravi di spesa, il suo successo dipenderà dalla capacità di far evolvere la cultura scolastica, coinvolgendo tutti i docenti e potenziando strumenti operativi, formazione e responsabilità condivisa.





