Il gender gap STEM, ovvero il divario di genere nelle discipline scientifiche in Italia, non è un problema isolato, ma sistemico che ha trovato terreno fertile nella scuola, nella famiglia e all’interno dell’intera società. Dalla primaria all’università, le studentesse affrontano barriere culturali e stereotipi che le allontanano dalla scienza, limitando le loro opportunità professionali.
Oggi più che mai è necessario comprendere cause, numeri e possibili interventi per ridurre il gender gap STEM e costruire un futuro più equo per tutte le giovani italiane.
Le radici del gender gap STEM: cultura, scuola e famiglia
Il gender gap STEM, ovvero il divario di genere, inizia molto presto, già nella scuola primaria.
Difatti, bambine e bambini sviluppano competenze simili nelle discipline scientifiche, ma le aspettative e gli stereotipi scolastici creano disparità: alle ragazze viene spesso elogiata la diligenza, ai maschi l’ingegno, e ciò influenza l’autostima e l’orientamento futuro.
Anche la famiglia e il contesto culturale giocano un ruolo fondamentale. Giochi, attività extracurriculari e messaggi impliciti trasmettono alle bambine l’idea che scienza e tecnologia siano “cose da maschi”.
La mancanza di modelli femminili nel mondo scientifico rafforza il messaggio: senza figure di riferimento, molte ragazze rinunciano prima ancora di sperimentare.
Le differenze territoriali aggravano il problema: al Sud il tasso di laureate STEM tra i 25 e i 34 anni scende al 16 %, contro il 27,5 % dei maschi, mentre al Nord si arriva al 17,5 % contro il 41,4 %.
I dati del gender gap STEM
I numeri parlano chiaro: secondo uno studio condotto da Save the Children, nel 2023 solo il 16,8 % delle donne italiane con laurea terziaria ha scelto un percorso STEM, contro il 37 % degli uomini.
Il divario si traduce in differenze occupazionali e salariali: molte donne finiscono in contratti precari o part‑time involontario, e nel caso di laureate STEM il tasso di occupazione femminile resta inferiore di 6‑9 punti percentuali rispetto ai coetanei maschi.
Il gap non è solo economico: influenza la cultura e le aspettative sociali, condizionando la partecipazione delle donne nei settori innovativi e scientifici.
In un contesto in cui i media continuano a delegittimare le donne con ruoli di potere o a valorizzare solo l’aspetto fisico, le ragazze crescono con l’idea che esprimere competenze scientifiche sia rischioso o inutile.
Le strategie per ridurre il divario
Non tutto è perduto. Alcuni programmi scolastici e nazionali stanno dimostrando che l’educazione ai diritti e la valorizzazione delle differenze possono fare la differenza
Iniziative come il programma “Scuole per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” promuovono la partecipazione attiva degli studenti e incoraggiano le bambine a esplorare discipline STEM sin dalla primaria, abbattendo stereotipi e micro‑discriminazioni. Strategie concrete includono:
- Inserire coding, robotica e laboratori scientifici nei primi anni di scuola;
- Fornire modelli femminili nelle STEM attraverso mentoring e media positivi;
- Incentivi e borse di studio per studentesse STEM, soprattutto nelle regioni svantaggiate;
- Politiche di welfare e conciliazione lavoro‑famiglia per permettere alle donne di mantenere continuità professionale.
Un cambiamento culturale e strutturale combinato può trasformare le ragazze in protagoniste della scienza, abbattendo il circolo vizioso degli stereotipi.
Verso un futuro STEM inclusivo: educazione, media e politica
Per ridurre il gender gap STEM in Italia serve un approccio multilivello: famiglie, scuola, media e istituzioni devono collaborare per valorizzare competenze e merito, non aspetto o conformità sociale.
La scuola deve diventare laboratorio di equità, mentre i media devono rappresentare le donne come esperte e leader, non come oggetti di critica.
Infine, le politiche pubbliche devono garantire infrastrutture educative, borse di studio e conciliazione famiglia-lavoro: solo così le giovani italiane potranno immaginare un futuro in cui la scienza è aperta a tutte e ogni talento ha pari opportunità di emergere.



