Gender gap STEM in Italia: cause e soluzione per ridurre il divario di genere nelle discipline scientifiche

Rosalia Cimino

20 Novembre 2025

Gender gap STEM: ragazze che studiano materie scientifiche

Gender gap STEM in Italia: cause e soluzione per ridurre il divario di genere nelle discipline scientifiche

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Il gender gap STEM, ovvero il divario di genere nelle discipline scientifiche in Italia, non è un problema isolato, ma sistemico che ha trovato terreno fertile nella scuola, nella famiglia e all’interno dell’intera società. Dalla primaria all’università, le studentesse affrontano barriere culturali e stereotipi che le allontanano dalla scienza, limitando le loro opportunità professionali.

Oggi più che mai è necessario comprendere cause, numeri e possibili interventi per ridurre il gender gap STEM e costruire un futuro più equo per tutte le giovani italiane.

Le radici del gender gap STEM: cultura, scuola e famiglia

Il gender gap STEM, ovvero il divario di genere, inizia molto presto, già nella scuola primaria. 

Difatti, bambine e bambini sviluppano competenze simili nelle discipline scientifiche, ma le aspettative e gli stereotipi scolastici creano disparità: alle ragazze viene spesso elogiata la diligenza, ai maschi l’ingegno, e ciò influenza l’autostima e l’orientamento futuro.

Anche la famiglia e il contesto culturale giocano un ruolo fondamentale. Giochi, attività extracurriculari e messaggi impliciti trasmettono alle bambine l’idea che scienza e tecnologia siano “cose da maschi”. 

La mancanza di modelli femminili nel mondo scientifico rafforza il messaggio: senza figure di riferimento, molte ragazze rinunciano prima ancora di sperimentare.

Le differenze territoriali aggravano il problema: al Sud il tasso di laureate STEM tra i 25 e i 34 anni scende al 16 %, contro il 27,5 % dei maschi, mentre al Nord si arriva al 17,5 % contro il 41,4 %. 

I dati del gender gap STEM

I numeri parlano chiaro: secondo uno studio condotto da Save the Children, nel 2023 solo il 16,8 % delle donne italiane con laurea terziaria ha scelto un percorso STEM, contro il 37 % degli uomini. 

Il divario si traduce in differenze occupazionali e salariali: molte donne finiscono in contratti precari o part‑time involontario, e nel caso di laureate STEM il tasso di occupazione femminile resta inferiore di 6‑9 punti percentuali rispetto ai coetanei maschi.

Il gap non è solo economico: influenza la cultura e le aspettative sociali, condizionando la partecipazione delle donne nei settori innovativi e scientifici. 

In un contesto in cui i media continuano a delegittimare le donne con ruoli di potere o a valorizzare solo l’aspetto fisico, le ragazze crescono con l’idea che esprimere competenze scientifiche sia rischioso o inutile.

Le strategie per ridurre il divario

Non tutto è perduto. Alcuni programmi scolastici e nazionali stanno dimostrando che l’educazione ai diritti e la valorizzazione delle differenze possono fare la differenza

Iniziative come il programma Scuole per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza promuovono la partecipazione attiva degli studenti e incoraggiano le bambine a esplorare discipline STEM sin dalla primaria, abbattendo stereotipi e micro‑discriminazioni. Strategie concrete includono:

  • Inserire coding, robotica e laboratori scientifici nei primi anni di scuola;
  • Fornire modelli femminili nelle STEM attraverso mentoring e media positivi;
  • Incentivi e borse di studio per studentesse STEM, soprattutto nelle regioni svantaggiate;
  • Politiche di welfare e conciliazione lavoro‑famiglia per permettere alle donne di mantenere continuità professionale.

Un cambiamento culturale e strutturale combinato può trasformare le ragazze in protagoniste della scienza, abbattendo il circolo vizioso degli stereotipi.

Verso un futuro STEM inclusivo: educazione, media e politica

Per ridurre il gender gap STEM in Italia serve un approccio multilivello: famiglie, scuola, media e istituzioni devono collaborare per valorizzare competenze e merito, non aspetto o conformità sociale. 

La scuola deve diventare laboratorio di equità, mentre i media devono rappresentare le donne come esperte e leader, non come oggetti di critica.

Infine, le politiche pubbliche devono garantire infrastrutture educative, borse di studio e conciliazione famiglia-lavoro: solo così le giovani italiane potranno immaginare un futuro in cui la scienza è aperta a tutte e ogni talento ha pari opportunità di emergere.