Lettera dei docenti precari al Ministro Valditara: chieste giustizia e dignità professionale

Rosalia Cimino

17 Dicembre 2025

Lettera dei docenti precari al Ministro Valditara

Lettera dei docenti precari al Ministro Valditara: chieste giustizia e dignità professionale

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Lettera dei docenti precari al Ministro Valditara: una richiesta di “giustizia e dignità” da parte di circa 300.000 professionisti della scuola non stabilizzati che denunciano la loro situazione di precarietà lavorativa e chiedono risposte concrete al governo

La lettera non è una semplice lamentela: riflette una frustrazione diffusa tra i docenti precari che investono tempo, energie e denaro in formazione, concorsi e attività obbligatorie, senza ottenere garanzie di un futuro professionale stabile. Il messaggio è forte: “servono investimenti veri nel reclutamento di insegnanti e un cambio di strategia nelle politiche scolastiche italiane”.

La lettera dei docenti precari al Ministro Valditara e le richieste immediate

Negli ultimi giorni la lettera dei docenti precari al Ministro Valditara ha raccolto migliaia di adesioni (4.200 in un solo weekend), diventando un simbolo della frustrazione del personale scolastico

I firmatari denunciano una vita professionale caratterizzata da incertezza annuale, continui spostamenti e mancanza di continuità didattica, che influisce non solo sulla loro vita personale, ma anche sull’esperienza educativa degli studenti.

Il cuore della protesta riguarda i concorsi: molti docenti preparano concorsi, li superano, li rifanno, pagano corsi, percorsi, certificazioni e tasse, investendo migliaia di euro senza ottenere stabilità. 

Nella lettera si chiede una revisione urgente delle procedure di reclutamento, la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto e la possibilità di costruire una carriera sicura nella scuola pubblica.

Il contesto più ampio: precarietà e istruzione

La lettera dei docenti precari al Ministro Valditara mette in evidenza un problema strutturale: il sistema scolastico italiano dipende in larga misura da personale precario, con migliaia di docenti che ogni anno entrano e escono dalle classi, senza continuità e senza certezza sul futuro. 

I precari denunciano anche la mancanza di riconoscimento economico e professionale per anni di lavoro e formazione continua, spesso a costo personale e finanziario elevato. 

La situazione genera instabilità sia per gli insegnanti sia per gli studenti, compromettendo la qualità dell’insegnamento, per cui la richiesta principale è chiara: garanzie di stabilità, carriera trasparente e valorizzazione del percorso formativo.

La lettera dei docenti precari al Ministro Valditara è più di un appello: è un grido collettivo per giustizia, stabilità e riconoscimento professionale

In un sistema che continua a dipendere da contratti temporanei e concorsi ripetuti, le richieste dei docenti evidenziano l’urgenza di interventi concreti per garantire continuità didattica e sicurezza professionale, riducendo l’incertezza e valorizzando chi da anni sostiene la scuola italiana.

La lettera dei docenti precari al Ministro Valditara

Ecco la lettera dei docenti precari al Ministro Valditara, dal post social di Luigi Sofia, docente precario:

“Caro Ministro Valditara,

questa volta non Le scriviamo una ingenua letterina da bambini sognatori.

Le scriviamo una lettera amara, travestita da richiesta di Natale.

Perché mentre il Paese parla di scuola, noi la scuola la reggiamo ogni giorno, spesso nell’indifferenza totale.

Siamo i docenti precari. Circa 300.000 persone che entrano in classe ogni settembre sapendo che a giugno verranno rimandate allo sbaraglio. Licenziate.

Siamo quelli che cambiano città, vita, affetti, colleghi e alunni con la stessa facilità con cui si compila un modulo.

Quelli che dovrebbero garantire continuità agli studenti… senza averne mai una per sé.

Siamo anche quelli che studiano, rifanno concorsi, superano concorsi, pagano corsi, percorsi, certificazioni, tasse.

Migliaia di euro in formazione obbligatoria.

E in cambio ricevono un altro anno di precarietà, mentre nella legge di bilancio la voce sulle assunzioni è ferma a zero.

Questa volta non chiediamo doni.

Chiediamo giustizia.

Perché una scuola costruita ogni anno da docenti sempre diversi è una scuola fragile.

Perché siamo noi a coprire le falle del sistema, ma non possiamo essere trattati per sempre come tappabuchi.

Perché non è dignitoso vivere anni, decenni, in un limbo contrattuale senza futuro.

La precarietà non è una tradizione natalizia.

È una ferita: per noi, per gli studenti, per il Paese.

Una precarietà così stabile e strutturata che i più “fortunati” ci arrivano alla pensione.

Gli altri vengono accantonati, sostituiti da algoritmi, titoli a pagamento, concorsi che premiano chi può permetterseli.

Servono investimenti veri nel reclutamento.

Serve trasformare l’organico di fatto in organico di diritto.

Ci sono troppi docenti idonei, precari da una vita, che attendono solo una cosa:

il giusto riconoscimento, un contratto a tempo indeterminato”.