Il 4 maggio 2025 la Procura di Ravenna ha notificato la conclusione delle indagini a Elettra Stamboulis, dirigente scolastica del Polo Tecnico Professionale Compagnoni di Lugo, accusata di omissione di denuncia per una serie di episodi avvenuti nell’istituto tra il 2024 e il 2025.
Secondo l’accusa, Stamboulis avrebbe scelto di gestire internamente eventi penalmente rilevanti, senza informare le forze dell’ordine, nonostante si trattasse di reati procedibili d’ufficio.
Gli episodi, riportati da Il Resto del Carlino e Corriere di Romagna, includono atti di vandalismo (deturpamenti, imbrattamenti, danneggiamenti di muri), risse tra studenti e interruzioni di pubblico servizio, come l’attivazione dolosa di allarmi antincendio durante le lezioni.
Il pestaggio del 22 Marzo: un episodio emblematico
L’evento più grave risale al 22 marzo 2025, quando un sedicenne è stato aggredito nel cortile della scuola da un gruppo di coetanei.
I ragazzi lo hanno accerchiato, incappucciato con un giubbotto per immobilizzarlo e colpito con calci e pugni, mentre alcuni studenti incitavano con frasi come «Ammazzatelo!».
Solo l’intervento di alcuni compagni di quinta ha fermato la violenza. Il giovane ha riportato la frattura del setto nasale, lividi e ferite al volto, con una prognosi di 25 giorni.
L’episodio, filmato con un cellulare e diffuso online, è ora al vaglio della Procura presso il Tribunale dei Minorenni di Bologna per accertare le responsabilità dei presenti.

L’accusa di diffamazione aggravata
Parallelamente, Stamboulis ha ricevuto un avviso di garanzia per diffamazione aggravata.
In risposta alle critiche ricevute, definite dalla dirigente come «un’ondata di fango» – accompagnata dalla frase «siamo educatori, non giudici» – avrebbe rivelato in un post su Facebook un dettaglio inedito sui presunti problemi giudiziari di uno dei minori coinvolti, rendendolo identificabile.
I genitori del ragazzo hanno quindi sporto querela, contestando la violazione della privacy e il danno reputazionale subito dal figlio.
Le indagini e le testimonianze
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Francesco Coco, hanno visto il Commissariato di Lugo raccogliere una ventina di testimonianze, principalmente da docenti, su episodi che avrebbero richiesto una denuncia formale.
L’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna ha avviato un accertamento ispettivo per valutare la gestione degli eventi da parte della scuola.
La vicenda solleva interrogativi sull’equilibrio tra autonomia scolastica e obblighi di legge, in un contesto in cui la sicurezza degli studenti è prioritaria.

La posizione della Dirigente e il contesto
Stamboulis, difesa dall’avvocato Paola Converti, ha dichiarato al Resto del Carlino di avere «la massima fiducia nell’autorità giudiziaria» e di voler riservare le proprie osservazioni alle sedi istituzionali competenti.
Tuttavia, la sua gestione interna degli episodi, motivata dal ruolo educativo della scuola, appare in contrasto con gli obblighi di denuncia imposti a un pubblico ufficiale.
Il caso si inserisce in un clima di tensione a Lugo, dove il Comune ha aperto un tavolo di confronto e un gruppo di genitori ha avviato una raccolta firme per chiedere l’esonero della dirigente.

Prospettive: tra responsabilità e riflessioni
La chiusura delle indagini prelude a una possibile richiesta di rinvio a giudizio, ma il caso Compagnoni invita a una riflessione più ampia.
Se da un lato emerge la necessità di protocolli chiari per la gestione di episodi violenti nelle scuole – come evidenziato dal Protocollo d’Intesa di Ravenna del 25 novembre 2024 per contrastare bullismo e violenza di genere – dall’altro si pone il problema della formazione dei dirigenti scolastici sugli obblighi giuridici.
La vicenda, tuttora in evoluzione, potrebbe ridefinire il confine tra educazione e responsabilità legale nel sistema scolastico italiano.






