Responsabilità per caduta su marciapiede: chi paga davvero? Il Tribunale di Milano riscrive le regole

Rosalia Cimino

14 Ottobre 2025

Responsabilità per caduta su marciapiede: docente che scivola

Responsabilità per caduta su marciapiede: chi paga davvero? Il Tribunale di Milano riscrive le regole

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Su chi ricade responsabilità per caduta su marciapiede? Con la sentenza n. 7592/2025, depositata il 9 ottobre dal Tribunale di Milano, la giurisprudenza italiana aggiunge un nuovo tassello sul tema della responsabilità per caduta su marciapiede, stabilendo con chiarezza quando l’ente pubblico è tenuto a risarcire e quando, invece, la prudenza del cittadino diventa decisiva.

Responsabilità per caduta su marciapiede: la causa civile

Nel marzo 2022, una docente milanese si stava recando a scuola per una riunione quando è inciampata su un tratto dissestato del marciapiede vicino all’ingresso. La caduta le ha causato gravi lesioni, tanto da richiedere un intervento chirurgico.

Ritenendo che il sinistro fosse dipeso dal cattivo stato del suolo pubblico, la donna ha avviato una causa civile contro il Comune, chiedendo il risarcimento dei danni fisici e materiali.

Durante il processo, l’amministrazione si è difesa sostenendo che non esisteva prova del legame diretto tra la condizione del marciapiede e la caduta. Inoltre, la docente conosceva da tempo la situazione della zona, quindi avrebbe potuto evitarla con un comportamento più attento.

Le testimonianze si sono rivelate in parte discordanti e le fotografie non hanno chiarito il punto esatto dell’incidente, rendendo ancora più complesso stabilire con precisione la responsabilità per caduta su marciapiede.

Il verdetto: attenzione e nesso causale, le due chiavi della responsabilità per caduta su marciapiede

Il giudice milanese ha rigettato la domanda della docente, ricordando che la responsabilità, prevista dall’art. 2051 del Codice Civile, non è automatica.

Perché un ente venga condannato, occorre dimostrare che il difetto strutturale del marciapiede sia stato la causa diretta e imprevedibile del danno. Se l’irregolarità è visibile o conosciuta, la responsabilità può ricadere anche sul pedone.

Nel caso specifico, le prove non hanno dimostrato né la dinamica precisa né la pericolosità intrinseca del punto di caduta. Il Tribunale ha respinto la richiesta, condannando la docente al pagamento della metà delle spese processuali — circa 7.000 euro — e compensando la parte restante tra le parti.

Un messaggio per cittadini e amministrazioni

La sentenza del Tribunale di Milano segna un passaggio importante nel bilanciamento tra dovere pubblico di manutenzione e diligenza individuale.

Da un lato, ricorda ai Comuni la necessità di garantire la sicurezza dei percorsi pedonali; dall’altro, invita i cittadini a mantenere un comportamento prudente, soprattutto in presenza di irregolarità visibili.

In un Paese dove le cause per cadute su suolo pubblico sono sempre più frequenti, la decisione milanese non chiude il dibattito, ma indica una strada: la sicurezza è un impegno condiviso, tra chi amministra le città e chi le vive ogni giorno.