Scuola in ospedale e istruzione domiciliare: sono questi i punti principali della strategia messa in campo dal MIM affinchè lo studio non diventi un privilegio ma resti un diritto universale. Per questo, anche chi vive situazioni di fragilità sanitaria deve poter contare su un percorso educativo continuativo.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha rimesso, dunque, mano ai finanziamenti destinati alla scuola in ospedale e all’istruzione domiciliare, ridefinendo la distribuzione delle risorse con l’obiettivo di supportare al meglio gli studenti che non possono frequentare le aule tradizionali.
Una nuova distribuzione dei fondi per il 2025
Il decreto direttoriale del 5 agosto 2025 ha introdotto un ricalcolo dei finanziamenti, permettendo di riassegnare somme non utilizzate da alcune regioni a quelle che avevano invece segnalato esigenze maggiori.
In questo modo, oltre 336.000 euro sono stati reindirizzati per rafforzare il sistema nazionale di istruzione alternativa.
Dieci regioni hanno beneficiato della misura: in testa la Lombardia, che ha ricevuto il contributo più rilevante, seguita da Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Lazio, Liguria, Molise, Toscana, Veneto, Campania e Basilicata.
Anche l’Emilia Romagna, attraverso altri stanziamenti regionali, ha ricevuto fondi ordinari per i servizi di scuola in ospedale e domiciliare – un totale di 318.606 euro suddivisi tra 13.158 euro per le sezioni ospedaliere e 264.186 euro per 121 progetti di istruzione domiciliare – che ha impiegato per garantire la continuità dell’apprendimento degli studenti in condizioni di fragilità.
Questa scelta dimostra come la logica di redistribuzione sia stata guidata da criteri di necessità reale e dal principio di equità territoriale.
Garantire continuità didattica a chi non può frequentare
Ospedali, case di cura e abitazioni private diventano, grazie a questo intervento, luoghi dove la didattica non si interrompe. La scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare non si limitano a supplire alla mancanza di presenza in aula, ma rappresentano un pilastro di inclusione.
Grazie ai fondi redistribuiti, sarà possibile potenziare sia la presenza degli insegnanti dedicati, sia l’impiego di tecnologie digitali che facilitino la connessione con la classe.
È un passo che consolida l’impegno del Ministero verso il rispetto del diritto allo studio sancito dal decreto legislativo 63/2017 e che conferma la volontà di non lasciare indietro nessuno.
In definitiva, la rimodulazione dei fondi per la scuola in ospedale e istruzione domiciliare non è solo un atto amministrativo, ma un segnale forte: l’istruzione deve restare accessibile a tutti, anche a chi affronta percorsi di cura complessi o situazioni di fragilità.
Investire in questi servizi significa non lasciare indietro nessuno, trasformando un momento di difficoltà in un’opportunità per garantire pari diritti e costruire una scuola davvero inclusiva.






