Le “Nuove Indicazioni per la Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo di Istruzione 2025” promosse dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sono un documento che definisce le linee guida per la didattica nelle scuole materne, elementari e medie. Come riportato dal quotidiano L’Indipendente, che ha analizzato integralmente il testo, le nuove disposizioni hanno suscitato un ampio dibattito, spesso focalizzato su dettagli marginali, senza una comprensione approfondita del documento. Le Nuove Indicazioni propongono una visione educativa marcatamente tradizionalista, eurocentrica e nazionalista, con un approccio che ridefinisce l’insegnamento della storia e il ruolo dello studente.
La riforma dell’insegnamento della Storia: un focus eurocentrico
Le “Nuove Indicazioni per la Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo di Istruzione 2025”, introdotte per orientare i curricula scolastici, apportano cambiamenti significativi nell’insegnamento della storia.
Per la scuola elementare, il documento elenca un catalogo dettagliato di conoscenze obbligatorie, suddivise anno per anno, un approccio applicato esclusivamente alla disciplina storica.
Al primo anno, gli alunni saranno introdotti alla storia attraverso testi classici come la Bibbia, l’Iliade e l’Odissea, con un metodo narrativo che abbandona l’analisi delle fonti.
Il secondo anno sarà dedicato alla storia d’Italia, con un focus sul Risorgimento e cenni di educazione civica.
Dal terzo al quinto anno, l’attenzione si concentrerà sulla storia greca e romana, riducendo al minimo lo studio della preistoria e delle civiltà orientali.
Nelle scuole medie, il programma partirà da Carlo Magno per arrivare a Mani Pulite, mantenendo una prospettiva prevalentemente occidentale.

La cancellazione della Geostoria
Un elemento di forte discontinuità è rappresentato dall’eliminazione della geostoria, una disciplina interdisciplinare che favorisce un approccio globale alla storiografia.
La Geostoria, sempre più diffusa in ambito accademico, consente di analizzare gli eventi storici in una prospettiva mondiale, valorizzando le interconnessioni tra culture diverse.
La sua rimozione, come evidenziato da L’Indipendente, riflette un’impostazione eurocentrica e nazionalista, che privilegia una storiografia tradizionale a scapito di metodologie più moderne e inclusive.

L’impostazione ideologica: Eurocentrismo e Nazionalismo
Il documento si apre con un’affermazione emblematica: «Solo l’Occidente conosce la Storia».
Si tratta, a ben vedere, di una dichiarazione che rivela l’intento ideologico delle Nuove Indicazioni.
Il Ministro Valditara giustifica questa visione con argomentazioni che esaltano la presunta superiorità culturale dell’Occidente, trascurando il contributo di altre civiltà.
La riduzione dello studio della Preistoria, un campo in espansione grazie ai progressi dell’antropologia e dell’archeologia, accentua questa tendenza.
Negli ultimi anni, il dibattito accademico ha rivalutato la definizione stessa di “storia”, proponendo di anticiparne l’inizio oltre la tradizionale data dell’invenzione della scrittura.
La scelta di marginalizzare tali prospettive rappresenta un passo indietro dal punto di vista disciplinare.
Il Nazionalismo nel programma del secondo anno
L’approccio nazionalista emerge con chiarezza nel programma del secondo anno della scuola elementare, dedicato al Risorgimento e alla costituzione dell’Italia come nazione.
Insegnare tali contenuti a bambini di sette e otto anni, senza un’adeguata introduzione ai metodi della disciplina storica, rischia di trasformarsi in un’operazione di indottrinamento.
Inoltre, isolare il periodo risorgimentale senza spiegare il processo storico che ha portato alla definizione del concetto di Nazione – un’idea che si consolida politicamente solo a partire dalla Rivoluzione Francese – conduce a una narrazione parziale e ideologicamente orientata.
La Nazione viene così presentata come un’entità eterna, anziché come il risultato di un’evoluzione storica.

La visione educativa: individualismo e conservatorismo
Le Nuove Indicazioni propongono una visione educativa che esalta l’individualismo e il tradizionalismo.
Il documento definisce la persona come «una realtà che si costituisce attraverso la possibilità di dire ‘io’», ponendo l’accento sulla consapevolezza di sé in opposizione agli altri.
Tale impostazione, come rilevato da L’Indipendente, promuove una concezione competitiva della scuola, in cui i talenti individuali sono valorizzati senza un’adeguata attenzione al lavoro collettivo.
La relazione tra gli alunni è trattata in termini generici, senza riferimenti concreti a programmi che favoriscano l’inclusività o l’educazione al rispetto.
L’assenza di temi sociali e l’esaltazione delle regole
Il documento non include riferimenti espliciti a temi come l’uguaglianza di genere, l’educazione sessuo-affettiva o la lotta alle discriminazioni.
Questi aspetti sono affrontati attraverso un generico richiamo alla «bona fides», un principio che, secondo Valditara, dovrebbe garantire il rispetto reciproco.
L’educazione al rispetto è, invece, delineata in modo chiaro solo in relazione all’osservanza delle regole e alla gerarchia verticale.
Ad esempio, la grammatica è descritta come uno strumento per «introiettare la cultura della regola», mentre l’insegnante è definito un «magis», simbolo del «principio di autorità», considerato una «conquista interiore dell’uomo libero».

Implicazioni per il sistema scolastico: un passo indietro?
Le Nuove Indicazioni 2025 riflettono un’impostazione educativa che privilegia una visione eurocentrica, nazionalista e individualista, trascurando approcci più inclusivi e globali.
Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, nell’anno scolastico 2024/2025, circa il 15% degli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado proviene da contesti migratori, un dato che sottolinea l’importanza di un’educazione interculturale.
La rimozione della Geostoria e la marginalizzazione della Preistoria limitano le opportunità di sviluppare una comprensione globale della storia, mentre l’assenza di programmi specifici sull’inclusività rischia di lasciare gli studenti sprovvisti di strumenti per affrontare le sfide della società contemporanea.
La necessità di un dibattito approfondito
Le “Nuove Indicazioni per la Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo di Istruzione 2025” rappresentano un documento che, pur proponendo una visione chiara della scuola, solleva interrogativi sulla sua capacità di rispondere alle esigenze di una società multiculturale e globale.
L’analisi condotta da L’Indipendente evidenzia come l’approccio eurocentrico, nazionalista e individualista del testo possa limitare lo sviluppo di una didattica inclusiva e moderna.
Le scuole sono chiamate a un compito complesso: tradurre tali indicazioni in pratiche educative che non trascurino la diversità e il dialogo interculturale, per formare cittadini consapevoli e aperti al mondo.






