Con l’ordinanza n. 11614 del 3 maggio 2025, la Corte di Cassazione ha stabilito che lo Stato è civilmente responsabile per gli abusi sessuali commessi da un insegnante nei confronti degli studenti.
Atteggiamenti simili, fortemente contrari alle finalità educative della scuola, sono assolutamente da condannare in qualsiasi ambito, a maggior ragione nel luogo che più dovrebbe proteggere i ragazzi.
La responsabilità dello Stato per le condotte illecite dei dipendenti
La decisione della Suprema Corte si basa sull’articolo 2049 del Codice Civile, che prevede la responsabilità oggettiva del datore di lavoro per gli atti illeciti commessi dai propri dipendenti nell’esercizio delle loro funzioni.
Nel caso specifico, un docente di una scuola media ligure è stato condannato penalmente per abusi sessuali su minori avvenuti tra il 2003 e il 2006.
Successivamente, quattro ex studenti hanno avviato un procedimento civile per ottenere un risarcimento dal Ministero dell’Istruzione.
La Corte ha ritenuto che lo Stato, in qualità di datore di lavoro, è tenuto a rispondere civilmente per i danni causati.
Il dovere di vigilanza delle istituzioni scolastiche
La sentenza sottolinea l’importanza del dovere di vigilanza da parte delle istituzioni scolastiche.
La scuola ha l’obbligo giuridico di proteggere l’integrità fisica e morale degli studenti, adottando tutte le misure necessarie per prevenire comportamenti illeciti da parte del personale.
Il dovere deriva dal cosiddetto “contratto scolastico”, che impone all’istituzione di garantire un ambiente sicuro e protetto per gli alunni.
Nel caso in esame, la Corte ha evidenziato che l’istituto scolastico avrebbe dovuto adottare misure adeguate per prevenire gli abusi, e la mancata adozione di tali misure costituisce una violazione degli obblighi di vigilanza.



