Lo scorso 17 maggio 2025 a Venezia una studentessa di 17 anni, al primo giorno di lavoro come traduttrice su un catamarano, è caduta in mare rimanendo impigliata in una cima: lo schianto sulle acque agitate non le ha lasciato scampo, trasformando un’occasione formativa in una tragedia.
La giovane frequentava il quarto anno dell’istituto nautico con indirizzo “conduzione del mezzo marino” e puntava alla carriera di ufficiale nella marina mercantile. L’incidente ha riacceso i riflettori sulle condizioni di sicurezza dei tirocini scuola-lavoro e sul rischio crescente di incidenti mortali tra gli studenti al lavoro.
La tragedia sul catamarano: dinamica, responsabilità e reazioni
Secondo le prime ricostruzioni, la ragazza – assunta per operare come interprete in lingua inglese – si sarebbe cimentata in una manovra di ammainabandiera senza alcun supporto logistico adeguato, senza giubbotto salvagente né assistenza di un equipaggio numeroso.
“Non avrebbe dovuto fare il marinaio”, ha denunciato il padre ai media locali: per lui era un’attività di comunicazione, non un’operazione tecnica che richiede anni di esperienza.
Le autorità hanno avviato un’indagine per chiarire eventuali ruoli di responsabilità dell’armatore e dell’agenzia che aveva stipulato il contratto di tirocinio.
Nel frattempo, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha espresso “profondo cordoglio” e vicinanza alla famiglia, sottolineando la necessità di “massimizzare la sicurezza nei percorsi formativi”.
Numeri allarmanti: l’emergenza morti sul lavoro tra i giovani
L’incidente veneziano si inserisce in un contesto già critico: secondo il Centro Studi Cub, nel 2024 in Italia i decessi sul lavoro sono stati 1.482, oltre quattro al giorno, con un aumento del 3,3% rispetto all’anno precedente.
Nel primo trimestre del 2025 la situazione peggiora ulteriormente: 210 vittime complessive, +9,9% sullo stesso periodo del 2024, di cui 5 studenti in percorsi di alternanza scuola-lavoro.
La Rete degli Studenti Medi parla di “strage silenziosa” e chiede controlli più rigorosi, formazione obbligatoria e sanzioni efficaci per chi non rispetta le norme, perché “il lavoro è un diritto, non un rischio mortale”.
La morte della 17enne veneziana è un monito doloroso: l’alternanza tra scuola e lavoro non può trasformarsi in un campo minato per i ragazzi.
Serve un impegno congiunto di istituzioni, scuole e imprese per garantire protocolli di sicurezza certi, equipaggi adeguati e tutele effettive. Senza misure concrete, ogni giorno in Italia si continuerà a contare vittime, anziché garantire opportunità formative davvero sicure.






