Retribuzione Professionale Docenti (RPD): cos’è, a quanto ammonta e come si ottiene – Guida completa

Rosalia Cimino

18 Novembre 2024

Dollari in busta

Retribuzione Professionale Docenti (RPD): cos’è, a quanto ammonta e come si ottiene – Guida completa

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La RPD, acronimo di Retribuzione Professionale Docenti, è un compenso di natura fissa e continuativa che prescinde, quindi, da specifiche modalità di svolgimento dell’attività lavorativa. Non è, infatti, necessario effettuare ore straordinarie, partecipare a progetti o ricoprire incarichi particolari per averne diritto.  

Cos’è la retribuzione professionale docenti (RPD)?

Lo stipendio di un docente è composto, principalmente, da una paga base e dalla Retribuzione Professionale Docenti, oltre a eventuali compensi per ore extra. La RPD è una componente salariale destinata al personale docente e educativo nelle istituzioni scolastiche italiane. 

Introdotta dal CCNL 2000/2001, la RPD non è legata a specifiche prestazioni aggiuntive come ore extra, progetti o incarichi particolari. L’articolo 7 del CCNL stabilisce che “sono attribuiti al personale docente ed educativo compensi accessori articolati in tre fasce retributive“, specificando che la RPD è corrisposta per dodici mensilità.

L’importo della RPD varia, quindi, in base all’anzianità di servizio del docente. Secondo le tabelle retributive aggiornate, per la fascia 0-14 anni di servizio prestato, l’importo è di 174,50 euro mensili lordi; per la fascia 15-27 anni è di 214,80 euro; e per la fascia oltre 28 anni è di 273,20 euro.

A chi spetta la retribuzione professionale docente?

La Retribuzione Professionale Docenti (RPD) è un emolumento accessorio che viene attribuito individualmente ai docenti di ruolo e ai docenti non di ruolo con contratto annuale, sia esso fino al 30 giugno o al 31 agosto. 

La RPD non viene corrisposta ai docenti con supplenze brevi o saltuarie. In merito, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20015/2018, ha dichiarato illegittima e discriminatoria l’esclusione dei docenti impiegati per supplenze brevi dal percepire la RPD.

Nonostante si richiami il principio di parità di trattamento sancito dall’accordo quadro europeo sul contratto a tempo determinato, il Ministero dell’Istruzione non ha ancora uniformato la corresponsione della RPD a tutti i docenti aventi diritto. 

Visto che l’applicazione uniforme della Retribuzione Professionale a tutti i Docenti, a prescindere dalla tipologia contrattuale, non è ancora stata implementata, molti precari sono stati costretti a intraprendere azioni legali per ottenere il riconoscimento di questo compenso. 

A quanto corrisponde la RPD?

L’importo della Retribuzione Professionale Docenti (RPD) è determinato dall’anzianità di servizio del docente, con variazioni che riconoscono l’esperienza maturata nel tempo. 

Secondo le tabelle retributive più recenti, i docenti con un’anzianità compresa tra 0 e 14 anni percepiscono un importo mensile lordo di 174,50 euro. Per coloro che rientrano nella fascia di anzianità tra i 15 e i 27 anni, la RPD aumenta a 214,80 euro mensili lordi, riflettendo un maggiore riconoscimento economico per il contributo apportato. 

Infine, i docenti che hanno superato i 28 anni di servizio accedono al livello più alto di compenso, con un importo lordo mensile pari a 273,20 euro. Questa struttura retributiva progressiva mira a valorizzare l’esperienza e la continuità professionale, sottolineando il ruolo centrale dei docenti nella formazione delle nuove generazioni.

Come viene versata la RDP?

La RPD viene corrisposta mensilmente insieme alla retribuzione ordinaria del docente. Tale compenso accessorio è incluso nel cedolino stipendiale, sotto una voce specifica denominata “Retribuzione Professionale Docenti”. 

Essendo una componente di natura fissa e continuativa, la RPD viene versata per 12 mensilità l’anno, indipendentemente da eventuali sospensioni delle attività didattiche, purché il contratto di lavoro sia in essere. 

Tuttavia, questa retribuzione è riservata ai docenti di ruolo e a quelli con contratti a tempo determinato fino al termine delle attività didattiche o dell’anno scolastico (30 giugno o 31 agosto). 

Non è prevista, invece, per i docenti impegnati in supplenze brevi o saltuarie, a meno che non vi siano pronunce giuridiche che ne riconoscano il diritto in specifici casi. L’importo della RPD è calcolato in base all’anzianità di servizio del docente, secondo le fasce retributive stabilite dalle tabelle contrattuali vigenti.

Come faccio a controllare se la retribuzione è già stata versata in busta paga?

Per verificare se la Retribuzione Professionale Docenti sia stata effettivamente corrisposta, è sufficiente controllare il cedolino dello stipendio

In caso di contratto unico per una supplenza fino al termine delle attività didattiche, è molto probabile che, accanto alla voce “stipendio tabellare”, sia presente anche la voce relativa alla RPD. 

Qualora questa voce non compaia, come può accadere nel caso di supplenze che terminano con la conclusione delle lezioni, significa che l’importo della RPD non è stato erogato. 

Questo controllo permette di chiarire se si ha diritto a tale retribuzione accessoria o se risulta necessario approfondire la situazione contrattuale e retributiva.

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Normative e sentenze giuridiche: la situazione

La Retribuzione Professionale Docenti è un compenso accessorio previsto dal CCNL per il personale docente ed educativo. L’articolo 7 del Contratto stabilisce che la RPD è corrisposta per dodici mensilità, senza operare distinzioni tra docenti a tempo indeterminato e determinato.

Nonostante ciò, in passato, la RPD è stata erogata esclusivamente ai docenti di ruolo e a quelli con contratti annuali fino al 30 giugno o al 31 agosto, escludendo i supplenti con incarichi brevi o saltuari. Tale prassi è stata oggetto di numerose contestazioni legali

Difatti, l’erogazione della RPD ai docenti con supplenze brevi non è ancora stata uniformemente applicata. Pertanto, molti docenti precari hanno intrapreso azioni legali per ottenere il riconoscimento di questo emolumento. 

Cosa dice la normativa in merito

L’articolo 7 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 153/2001 prevede la Retribuzione Professionale Docenti per tutto il personale docente ed educativo del comparto scuola, senza alcuna distinzione tra contratti a tempo indeterminato e determinato o tra diverse tipologie di supplenze. 

Nonostante la chiarezza normativa, una prassi consolidata aveva escluso dalla RPD i docenti con supplenze brevi o saltuarie, generando una disparità retributiva che è stata oggetto di numerose controversie legali.

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 20015 del 2018, ha fornito un’importante interpretazione dell’articolo 7 del CCNL alla luce del “principio di non discriminazione”. 

Questo principio stabilisce che tutti i lavoratori devono ricevere un trattamento economico equo e paritario, indipendentemente dalla natura del loro contratto. Pertanto, la Corte ha affermato che la RPD deve essere riconosciuta anche ai docenti con supplenze brevi o saltuarie, ponendo fine a una ingiustificata esclusione rispetto ai colleghi di ruolo.

Oggi, una giurisprudenza di merito sempre più consolidata conferma questo orientamento, garantendo finalmente ai supplenti temporanei il diritto a percepire un compenso che riflette la loro professionalità e il loro contributo al sistema scolastico. 

Tuttavia, l’applicazione pratica di questa norma resta in parte disomogenea, costringendo molti lavoratori a intraprendere azioni legali per vedere riconosciuto il proprio diritto.

Sentenze di rilievo

Da apripista verso l’apertura della RPD a tutti i docenti, anche precari, è dunque la sentenza della Corte di Cassazione, pronunciata tramite ordinanza n.20015 del 27 luglio 2018.

Come ben spiegato nel precedente paragrafo, la sentenza in questione afferma che l’articolo 7 del CCNL attribuisce la RPD a tutto il personale docente ed educativo, senza differenziazioni tra assunti a tempo indeterminato e determinato e tra le diverse tipologie di supplenze.

L’articolo 7 viene così interpretato alla luce del principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE.

Diverse sentenze di tribunali italiani si sono poi succedute a conferma dell’orientamento che riconosce il diritto alla RPD anche ai docenti con supplenze brevi e saltuarie. 

Ad esempio, il Tribunale di Marsala, con sentenza n. 619 del 12 settembre 2023, ha condannato il Ministero dell’Istruzione al pagamento della RPD in favore di una docente con contratti a termine di durata non inferiore a 180 giorni complessivi nell’arco di ciascun anno di servizio.

Come ottenere il riconoscimento della retribuzione professionale docente?

È possibile ottenere il riconoscimento della Retribuzione Professionale Docenti, intraprendendo delle azioni legali tramite ricorso

Difatti, nonostante la pronuncia della Corte di Cassazione, che ha chiarito il diritto alla Retribuzione Professionale Docenti per tutto il personale docente, il Ministero non ha ancora fornito indicazioni per erogare automaticamente questo emolumento a tutti gli aventi diritto. 

Questo ha costretto molti docenti ad agire legalmente per ottenere il riconoscimento della RPD.

La pronuncia della Cassazione, tuttavia, è estremamente autorevole, in quanto stabilisce linee guida vincolanti per i giudici, lasciando pochi margini per un eventuale rigetto delle richieste da parte dei tribunali. 

Numerosi ricorsi in Italia hanno infatti avuto esito favorevole, riconoscendo il diritto alla RPD ai docenti con contratti a termine e supplenze brevi, in conformità con il principio di non discriminazione previsto dalla normativa europea.

Il ricorso per ottenere la RPD: che documenti servono? 

Per presentare il ricorso volto al riconoscimento della Retribuzione Professionale Docenti (RPD), è necessario fornire i seguenti documenti:

  • Copia della carta d’identità e del codice fiscale, oppure di un documento equipollente in corso di validità.
  • Cedolini delle buste paga nei quali non risulti l’accredito della voce “Retribuzione Professionale Docenti”.
  • Copia dei contratti di lavoro a tempo determinato relativi ai periodi di supplenza indicati nei cedolini presentati.
  • Autocertificazione per l’esenzione al pagamento del contributo unificato, debitamente compilata.

Questi documenti sono essenziali per comprovare il diritto al riconoscimento dell’emolumento e per consentire agli avvocati di predisporre un ricorso accurato e fondato. È consigliabile verificare che tutte le copie siano leggibili e che i documenti siano completi per evitare rallentamenti nella procedura legale.

Come fare a capire qual è tribunale competente?

Per determinare il tribunale competente per un ricorso volto al riconoscimento della Retribuzione Professionale Docenti, è necessario fare riferimento ai seguenti criteri:

  • Tribunale del lavoro: Le controversie relative alla Retribuzione Professionale Docenti rientrano nella giurisdizione del tribunale del lavoro, in quanto riguardano diritti retributivi e contrattuali.
  • Competenza territoriale: Il tribunale competente è quello del luogo di lavoro, cioè la sede scolastica dove il docente ha prestato servizio, poiché si tratta del luogo in cui è stato svolto il rapporto di lavoro. In alternativa, si può individuare il tribunale del luogo in cui ha sede l’ente datore di lavoro, ovvero l’ufficio scolastico territoriale (UST) o il Ministero dell’Istruzione per questioni generali.
  • Verifica tramite consulenza legale: Per evitare errori, è consigliabile consultare un legale esperto in diritto del lavoro scolastico, che potrà confermare con precisione il tribunale territorialmente competente in base alle specificità del caso.

Quali sono le tempistiche per l’accoglimento del ricorso? 

Le tempistiche per l’accoglimento di un ricorso relativo alla Retribuzione Professionale Docenti possono variare in base al tribunale competente e al carico di lavoro dello stesso. 

Generalmente, il procedimento si conclude entro un anno, trattandosi di un procedimento cartolare, ovvero basato principalmente sulla documentazione presentata senza necessità di udienze orali. 

Tuttavia, esistono tribunali che possono decidere il ricorso anche in tempi più brevi, talvolta entro 30 giorni. Le tempistiche, tuttavia, sono indicative e possono subire variazioni in base a fattori specifici del caso e all’efficienza del tribunale competente.

Dopo l’emissione del provvedimento favorevole, gli avvocati notificano la sentenza al Ministero dell’Istruzione e del Merito, che ha per legge 120 giorni per adempiere al pagamento degli importi riconosciuti.

FAQ su RPD (Retribuzione Professionale Docente)

Ecco una serie di FAQ tra quelle maggiormente richieste dai docenti.

Cosa significa retribuzione professionale docenti sul cedolino​?

Sul cedolino, la Retribuzione Professionale Docenti (RPD) indica un compenso accessorio di natura fissa e continuativa, riconosciuto ai docenti a prescindere dallo svolgimento di attività aggiuntive.

Con due spezzoni ci sono due retribuzioni professionali docenti?

No, anche con due spezzoni di supplenza la RPD viene corrisposta una sola volta, a condizione che i contratti siano continuativi e abbiano una scadenza pari o superiore al termine delle attività didattiche (30 giugno o 31 agosto). Se i contratti non soddisfano tali requisiti, la RPD non viene generalmente riconosciuta.

La retribuzione professionale docenti spetta anche ai precari?

, recenti sentenze della Corte di Cassazione hanno esteso il diritto anche ai docenti precari. Tuttavia, molto spesso, in mancanza di coerenza legislativa, i docenti sono costretti a fare ricorso.

Come si calcola la RPD?

La RPD si calcola in base all’anzianità di servizio del docente, secondo le fasce previste dal CCNL: da €174,50 a €273,20 lordi mensili per 12 mensilità. Non è soggetta a prestazioni aggiuntive.

Da che data compare la retribuzione professionale docenti?

La Retribuzione Professionale Docenti (RPD) compare sul cedolino dalla data di inizio del contratto.