Una studentessa affetta da una patologia invalidante non potrà accedere alla classe quinta del liceo. Lo ha stabilito il TAR della Campania con sentenza n. 1064/2025, pubblicata il 10 giugno. La decisione arriva al termine di una lunga e complessa battaglia giudiziaria durata quasi un anno scolastico, scaturita dal provvedimento di non ammissione deliberato a giugno 2024 dal Consiglio di classe.
Le motivazioni? Due insufficienze in materie fondamentali e un numero elevato di “non classificati” – sei, per la precisione – causati dalle numerose assenze per motivi di salute. Tra le materie non valutate figurano storia, filosofia, fisica, scienze naturali, religione e scienze umane. Secondo i professori, troppi vuoti per garantire il passaggio alla classe successiva.
La battaglia legale: tra ordinanze cautelari ed esami straordinari
Inizialmente, il TAR aveva sospeso temporaneamente l’efficacia della bocciatura, imponendo una nuova valutazione alla scuola, alla luce dei buoni risultati ottenuti nel primo quadrimestre e nell’anno precedente.
La scuola ha riesaminato la posizione della studentessa a settembre, ma ha confermato la propria decisione: la promozione non era giustificata.
Nel frattempo, su disposizione del Tribunale, l’alunna ha avuto l’opportunità di sostenere esami di recupero in sei discipline.
Le prove, tenutesi a ottobre 2024 in modalità telematica per via delle condizioni mediche, hanno però confermato le difficoltà: solo storia è stata superata, mentre nelle altre materie i risultati sono rimasti fortemente al di sotto della soglia di sufficienza.
I giudici: il diritto allo studio non equivale al diritto alla promozione
Il TAR, nel motivare la decisione, ha richiamato principi già consolidati: l’inclusione scolastica non può sacrificare il livello minimo di apprendimento richiesto.
In altre parole, la condizione di salute – pur rilevante – non legittima automaticamente il passaggio alla classe successiva in assenza di preparazione adeguata.
Non hanno convinto i giudici neppure le contestazioni avanzate in merito alle griglie valutative, ai tempi delle prove e alle presunte carenze nell’attuazione delle misure di supporto scolastico.
La sentenza sottolinea che il tribunale non può sostituirsi alle valutazioni didattiche degli insegnanti, a meno di errori evidenti o arbitrarietà, che in questo caso non sono stati riscontrati.
Scuola e disabilità: il confine tra tutela e aspettative
Il caso esaminato riporta l’attenzione su un tema cruciale: come conciliare il diritto allo studio con l’autonomia valutativa della scuola? La sentenza invita a riflettere su un equilibrio delicato.
Il TAR, pur riconoscendo la delicatezza della situazione, ribadisce che l’obiettivo dell’inclusione non è la facilitazione, ma l’effettiva crescita formativa, per evitare che lo studente venga catapultato in un contesto superiore senza gli strumenti per affrontarlo.
La sentenza invita scuole, famiglie e istituzioni a ripensare i percorsi personalizzati con maggiore concretezza. Non basta un PDP o un supporto teorico: serve un dialogo costante, didattica flessibile e strumenti efficaci per trasformare il diritto all’istruzione in una reale opportunità di apprendimento.
L’inclusione è un obiettivo nobile, ma per essere autentica deve basarsi su un’alleanza educativa, non su automatismi o concessioni. Solo così potrà essere garanzia di equità, e non di disuguaglianza mascherata.





