Il nuovo anno scolastico si apre con un’amara conferma per milioni di famiglie italiane: mandare un figlio a scuola costa sempre di più. Il cosiddetto “Caro Scuola 2025” colpisce duramente non solo chi vive situazioni di fragilità economica, ma anche il ceto medio, sempre più in difficoltà.
Difatti, famiglie con due stipendi, piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e dipendenti si trovano oggi a fare i conti con una spesa scolastica che, tra libri di testo, materiale didattico e accessori obbligatori o indotti, può facilmente superare i 600 o addirittura gli 800 euro per ciascun figlio.
Il ritorno a scuola pesa sempre di più: fino a 800 euro a figlio
Tra libri di testo, zaini, quaderni, penne, astucci, diari e altri accessori, la spesa media per ogni studente oscilla tra i 600 e gli 800 euro. E se una famiglia ha più figli, il conto finale diventa insostenibile.
L’aumento dei prezzi colpisce in modo trasversale: i libri di testo crescono fino all’1,8% per le scuole superiori, mentre il corredo scolastico è interessato da rincari anche superiori all’inflazione, soprattutto per prodotti di plastica e articoli griffati.
Zaini che superano i 120 euro, diari che arrivano a costare quasi 20 euro, pastelli e quaderni con rincari generalizzati. Il carrello scolastico diventa un lusso che pesa sulle tasche di sempre più famiglie, costrette a fare i conti con un potere d’acquisto in calo e un’inflazione che erode anche le spese essenziali.
Ceto medio in crisi e famiglie alla Caritas: il lato sociale del caro scuola
La crisi non colpisce più solo chi si trova in povertà assoluta. Secondo le associazioni dei consumatori, oggi a chiedere aiuto sono anche famiglie di lavoratori autonomi, impiegati, piccoli commercianti.
Il Caro Scuola 2025 si manifesta come un fenomeno sociale più ampio, che riflette un disagio economico strutturale. Sempre più genitori si rivolgono a enti come la Caritas per ottenere voucher o kit scolastici gratuiti, attraverso iniziative che si stanno moltiplicando in molte diocesi italiane.
A peggiorare la situazione c’è anche la spinta culturale al consumo: diari alla moda, zaini dei brand più noti e materiali “di marca” diventano “obbligatori” per molti ragazzi, spinti da modelli sociali e dinamiche scolastiche difficili da contrastare.
È qui che entra in gioco il concetto di “bisogni indotti”, che trasformano ciò che è opzionale in una necessità percepita. Gli esperti propongono accordi con la grande distribuzione e politiche di sostegno mirate, ma per ora le soluzioni restano limitate.
Il caro scuola 2025 rischia così di diventare non solo una questione economica, ma anche una sfida educativa e sociale. E mentre le cartolibrerie tradizionali tornano ad attrarre le famiglie in cerca di soluzioni più umane e flessibili, resta aperta la domanda: chi garantirà davvero il diritto allo studio nei prossimi anni?





