Cicciano, il prof Addeo tenta il suicidio dopo il post contro la figlia della Meloni 

Giuseppe Montone

3 Giugno 2025

un docente di spalle nel suo studio scrive un prompt per Chat GPT

Cicciano, il prof Addeo tenta il suicidio dopo il post contro la figlia della Meloni 

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Stefano Addeo, docente di tedesco di un istituto superiore di Cicciano, in provincia di Napoli, ha tentato il suicidio ingerendo un mix di psicofarmaci e alcol. L’episodio, riportato da Adnkronos e Ansa, è avvenuto a seguito dell’intensa pressione mediatica e alle minacce ricevute dopo la pubblicazione di un post su Instagram in cui prendeva di mira la figlia del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. 

Il tentato suicidio

Lunedì 2 giugno Addeo ha contattato la propria dirigente scolastica per comunicare di aver ingerito un cocktail di farmaci, spingendola a chiamare i carabinieri. 

Le forze dell’ordine si sono recate presso l’abitazione del docente, dove lo stesso vive con la madre novantenne, e lo hanno trasportato all’ospedale di Nola. 

Ricoverato in codice rosso, l’insegnante non sarebbe in pericolo di vita, pur avendo rifiutato la lavanda gastrica.

In un’intervista a Repubblica, Addeo ha dichiarato: “Non ho retto all’accanimento mediatico. Ho commesso un errore, ma non dovevo essere crocifisso in questo modo”. 

L’insegnante ha riferito di aver ricevuto minacce di morte, insulti e atti vandalici, come lanci di pomodori contro le vetrine di casa, che lo hanno costretto a evitare di uscire se non in compagnia di amici o parenti.

il professore Stefano Addeo

Il post su Instagram e l’uso dell’Intelligenza Artificiale

La vicenda ha origine nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno 2025, quando Addeo ha pubblicato un post su Instagram augurando alla figlia della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la stessa sorte di Martina Carbonaro, una quattordicenne vittima di femminicidio ad Afragola

Il messaggio, rimosso poche ore dopo, è stato generato, secondo quanto dichiarato dal docente al Tgr Rai Campania, tramite un’intelligenza artificiale alla quale aveva richiesto un “post cattivo” contro la premier. 

Addeo ha definito il gesto “superficiale” e “stupido”, sottolineando di aver agito d’impulso dopo aver appreso al telegiornale dell’invio di armi italiane a Israele. 

“Mi sono svegliato e ho pensato: ‘Madonna mia, cosa ho scritto’”, ha aggiunto, spiegando di aver cancellato il post non per paura, ma per aver compreso la sua gravità.

Intervistato da Roma online, il docente ha espresso pentimento, dichiarando: “Non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina”. 

Ha precisato di non aver mai portato le proprie opinioni politiche in classe, di amare gli animali e di fare volontariato, sottolineando il proprio ruolo educativo. Tuttavia, ha ribadito di non condividere le posizioni del governo, pur riconoscendo l’errore commesso.

il post del professor Addeo

Reazioni istituzionali e procedimenti in corso

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha condannato fermamente il comportamento del docente, sottolineando che “non possiamo tollerare atteggiamenti che tradiscono il decoro e la dignità della professione docente”. 

In conformità al Decreto Legislativo n. 297/1994, l’Ufficio Scolastico Regionale (USR) della Campania ha avviato un’indagine disciplinare, con un’audizione del docente prevista non prima del 22 giugno 2025. 

Addeo potrà essere accompagnato da un legale o una persona di fiducia durante il confronto, al termine del quale l’USR deciderà eventuali sanzioni. Tuttavia, una sospensione cautelare potrebbe essere disposta già a partire dal 3 giugno 2025, per evitare situazioni di disagio nell’istituto scolastico.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 1° giugno 2025 ha contattato la premier Meloni per esprimere solidarietà per le minacce ricevute dalla figlia, definendole un atto inaccettabile

La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per valutare possibili reati legati all’uso scorretto dei social media, con l’aggravante del coinvolgimento di un minore e del ruolo pubblico del docente.

La Premier Meloni con la figlia

La lettera alla Premier

Prima del tentativo di suicidio, Addeo ha inviato una lettera alla Presidente del Consiglio

Nella missiva, il docente ha ammesso la gravità del proprio gesto, definendo il post “inaccettabile” e privo di giustificazioni. 

“Mai nelle mie intenzioni vi era l’idea di augurare la morte a una bambina”, ha scritto, esprimendo il desiderio di incontrare Meloni per scusarsi di persona. Ha menzionato la propria situazione personale, inclusa la convivenza con la madre anziana, e il peso delle conseguenze mediatiche, sottolineando che “solo la verità, il pentimento e il rispetto possono servire, ora”.

Di seguito il testo integrale della lettera:

Gentile Presidente,

Le scrivo con profondo rispetto e autentico pentimento per quanto accaduto. In questi giorni ho avuto modo di riflettere profondamente sul gesto che ha ferito Lei e la sua famiglia, e in particolare Sua figlia, che mai avrebbe dovuto essere tirata in ballo in alcun modo. Il post oggetto delle polemiche, poi rimosso, è stato un grave errore, che ora sento tutto il peso di dover riconoscere. Non c’è giustificazione possibile per le parole scritte.

Mi assumo ogni responsabilità per l’accaduto, anche se confesso che mai nelle mie intenzioni vi era l’idea di augurare la morte a una bambina, né a chiunque altro. È stata una frase infelice, inadeguata, inaccettabile, che non mi rappresenta come uomo né come educatore. Sono un insegnante da molti anni, e sebbene mi sia sempre espresso con chiarezza sulle mie convinzioni politiche, non ho mai permesso che queste influenzassero il mio ruolo in aula.

Vivo con mia madre, anziana e malata, con cui condivido l’unica fonte di sostentamento, e sto attraversando un momento molto difficile della mia vita. Ma so bene che nulla di tutto ciò può cancellare il male fatto con quelle parole. Solo la verità, il pentimento e il rispetto possono servire, ora.

Chiedo pubblicamente scusa a Lei e a sua figlia. Le chiedo, se possibile, di potermi incontrare per poterglielo dire guardandola negli occhi. Lo chiedo da uomo, da cittadino, e da educatore. Perché credo ancora che nella vita si possa sbagliare, ma che la dignità consista nel riconoscere il proprio errore e impegnarsi a non ripeterlo mai più.

Con rispetto,

Stefano Addeo