A partire dal 1° gennaio 2025, l’Italia ha iniziato ad applicare una riforma profonda e strutturale nel processo di riconoscimento della disabilità, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 62 del 3 maggio 2024.
Il nuovo impianto normativo rappresenta una svolta nel modo in cui lo Stato valuta e accompagna i cittadini con disabilità, avvicinandosi ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
L’obiettivo è duplice: da un lato semplificare gli iter burocratici che, fino ad oggi, erano spesso frammentati e ridondanti; dall’altro lato, rendere la valutazione più personalizzata, multidisciplinare e utile a delineare percorsi di vita realmente inclusivi.
Una delle principali innovazioni è il superamento delle attuali commissioni ASL, a favore di unità valutative centrali coordinate dall’INPS, che diventa l’unico ente responsabile per l’accertamento della disabilità.
La nuova procedura per il riconoscimento della disabilità
La riforma sul sostegno didattico agli alunni con disabilità, che ha coinvolto inizialmente solo alcune province in via sperimentale, sarà pienamente operativa in tutta Italia dal 2027.
Il percorso inizia con l’invio del certificato medico introduttivo, il documento chiave per avviare l’iter.
Il certificato, redatto in modalità telematica da un medico di base, pediatra o specialista accreditato, deve contenere le informazioni cliniche essenziali, tra cui diagnosi codificate secondo la classificazione ICD, dati prognostici e documentazione sanitaria aggiornata.
Il ruolo dell’INPS
Una volta redatto, il documento viene trasmesso direttamente all’INPS, che avvia la procedura senza necessità di ulteriori passaggi intermedi.
Una volta ricevuto il certificato, l’INPS convoca il cittadino per la valutazione di base. La suddetta valutazione è svolta da una nuova unità multidisciplinare composta da:
- Due medici dell’INPS;
- Un rappresentante di una delle principali associazioni di tutela (ANMIC, UICI, ENS, ANFFAS);
- Un esperto in area psicologica o sociale.
Cosa succede se la diagnosi interessa un minore
In presenza di un minore, è obbligatoria anche la partecipazione di un pediatra o di un neuropsichiatra infantile. L’esito dell’accertamento viene formalizzato in un certificato definitivo, che stabilisce tre elementi fondamentali:
- Il riconoscimento della disabilità.
- Il livello di intensità del supporto necessario (che passa dal lieve, al medio, all’elevato, fino al molto elevato).
- L’eventuale diritto ad accedere a supporti scolastici e alla successiva valutazione per il progetto di vita individuale.
L’intera procedura è pensata per essere più snella, evitando duplicazioni e riducendo i tempi di risposta da parte della pubblica amministrazione.

Dalla diagnosi al supporto educativo
Un aspetto centrale della riforma riguarda il collegamento diretto tra il riconoscimento della disabilità e la presa in carico scolastica.
Una volta ottenuto il certificato definitivo, si attiva una seconda fase: la redazione del profilo di funzionamento, che rappresenta una sorta di “fotografia dinamica” del minore. A differenza delle diagnosi puramente cliniche, il profilo include informazioni su:
- Capacità cognitive e relazionali.
- Bisogni educativi e sociali.
- Difficoltà legate all’ambiente o al contesto.
Il documento viene redatto da una commissione multidisciplinare per l’età evolutiva, composta da uno specialista nella patologia prevalente (di norma un neuropsichiatra infantile) e almeno due tra le seguenti figure: psicologo, riabilitatore, pedagogista, assistente sociale, rappresentante dell’ente locale.
PEI e inclusione scolastica
Il profilo di funzionamento è il presupposto imprescindibile per la stesura del Piano Educativo Individualizzato (PEI) da parte del Gruppo di Lavoro Operativo (GLO) della scuola.
La famiglia ha un ruolo attivo in questo processo: deve trasmettere alla scuola tutta la documentazione necessaria, compreso il certificato INPS e il profilo di funzionamento.
Solo a quel punto la scuola può attivare formalmente il sostegno didattico personalizzato, che potrà includere la presenza dell’insegnante di sostegno, strumenti compensativi, attività educative differenziate e collaborazioni esterne.
La novità principale sta proprio nell’unificazione degli iter: non è più necessario passare per valutazioni parallele di ASL e scuole. Il riconoscimento da parte dell’INPS e il profilo di funzionamento valgono automaticamente anche per l’ambito scolastico.
Applicazione territoriale e tempistiche
La riforma è pensata per essere introdotta gradualmente. A partire dal 1° gennaio 2025, è stata attivata in nove province: Brescia, Trieste, Forlì-Cesena, Firenze, Perugia, Frosinone, Salerno, Catanzaro e Sassari.
Il periodo di sperimentazione serve a testare il funzionamento delle nuove unità di valutazione, la tenuta del sistema informatico dell’INPS e l’integrazione con le scuole e i servizi territoriali.
L’estensione a tutto il territorio nazionale è prevista per il 1° gennaio 2027, con l’obiettivo di offrire un modello unico e coerente per tutto il Paese.
È previsto un costante monitoraggio durante la fase sperimentale, con eventuali aggiustamenti operativi in base alle criticità riscontrate.
Un passo avanti per l’inclusione
La nuova normativa rappresenta un cambio di paradigma nel rapporto tra istituzioni e persone con disabilità.
Non si tratta più solo di accertare un’invalidità, ma di disegnare un percorso personalizzato di vita, educazione e partecipazione sociale, secondo il principio di “accomodamento ragionevole” previsto dalla Convenzione ONU.
Se attuata efficacemente, la riforma potrà contribuire a rendere la scuola italiana più inclusiva e la società più equa, garantendo diritti concreti e percorsi di autonomia reali.




