Negli ultimi giorni è emerso un caso che riporta al centro del dibattito l’efficacia delle norme deontologiche sul comportamento digitale dei dipendenti pubblici.
Parliamo dell’insegnante di tedesco Stefano Addeo, in servizio nella provincia di Napoli, che ha pubblicato un post su Facebook contenente minacce rivolte alla figlia minorenne della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, evocando un episodio di femminicidio.
L’Ufficio Scolastico Regionale della Campania ha prontamente avviato un procedimento disciplinare, invocando l’articolo 11‑ter del DPR 62/2013 (modificato dal DPR 81/2023). Ma che cosa prevede davvero questa norma e quali conseguenze può avere per i docenti? Scopriamolo.
L’articolo 11‑ter: regole e finalità normative
L’articolo 11‑ter, inserito nel Codice di comportamento dei dipendenti pubblici con il DPR 81 del 13 giugno 2023, stabilisce che l’uso di account social personali da parte del personale pubblico deve avvenire con cautela.
Le proprie opinioni, anche se espresse su canali privati, non devono in alcun modo essere interpretate come riconducibili all’amministrazione di appartenenza, né danneggiare l’immagine, il decoro o il prestigio della Pubblica Amministrazione.
La norma impone quindi ai dipendenti di evitare contenuti oltraggiosi, discriminatori o direttamente lesivi, incluso tramite strumenti digitali e social media.
Il provvedimento ha un duplice scopo: tutelare la reputazione delle istituzioni e prevenire derive che, anche se originate da profili personali, possono creare conflitti di immagine o mettere in discussione l’imparzialità dell’amministrazione.
Le amministrazioni stesse possono accompagnare il decreto con una “social media policy” interna, adattata alle specificità dei canali e alla gerarchia del personale.
Il caso Addeo: procedura disciplinare e conseguenze
Il docente di Cicciano (NA), Stefano Addeo, 65 anni, ha pubblicato sul suo profilo Facebook un messaggio di inaudita gravità: facendo riferimento al recente femminicidio della quattordicenne Martina Carbonaro, ha augurato un destino simile alla figlia della Presidente Meloni.
Il contenuto è stato rapidamente rilanciato dai media e ha scatenato una immediata reazione dell’Ufficio Scolastico Regionale campano, che ha avviato il procedimento disciplinare e disposto una sospensione cautelare dal servizio, finalizzata a tutelare la serena convivenza scolastica.
Durante l’iter, Addeo ha tentato il suicidio, dichiarando di non aver retto alla pressione mediatica e difendendosi sostenendo che il post fosse frutto di intelligenza artificiale. Successivamente si è scusato pubblicamente, rimuovendo il contenuto.
A oggi, il docente rischia non solo sanzioni disciplinari che possono arrivare al licenziamento, ma anche potenziali azioni penali, dato che la Procura di Roma ha aperto un’indagine sulla vicenda.
La sua sospensione, disposta in via cautelare, rimarrà in vigore fino al giuramento delle conclusioni dell’iter disciplinare.
Le scuse ufficiali alla Premier GIorgia Meloni
Addeo ha inviato una lettera alla Presidente del Consiglio, prima del tentato suicidio, in cui ha ammesso la gravità del gesto, definendo il post “inaccettabile” e privo di giustificazioni.
Ecco il testo integrale della lettera:
“Gentile Presidente,
Le scrivo con profondo rispetto e autentico pentimento per quanto accaduto. In questi giorni ho avuto modo di riflettere profondamente sul gesto che ha ferito Lei e la sua famiglia, e in particolare Sua figlia, che mai avrebbe dovuto essere tirata in ballo in alcun modo. Il post oggetto delle polemiche, poi rimosso, è stato un grave errore, che ora sento tutto il peso di dover riconoscere. Non c’è giustificazione possibile per le parole scritte.
Mi assumo ogni responsabilità per l’accaduto, anche se confesso che mai nelle mie intenzioni vi era l’idea di augurare la morte a una bambina, né a chiunque altro. È stata una frase infelice, inadeguata, inaccettabile, che non mi rappresenta come uomo né come educatore. Sono un insegnante da molti anni, e sebbene mi sia sempre espresso con chiarezza sulle mie convinzioni politiche, non ho mai permesso che queste influenzassero il mio ruolo in aula.
Vivo con mia madre, anziana e malata, con cui condivido l’unica fonte di sostentamento, e sto attraversando un momento molto difficile della mia vita. Ma so bene che nulla di tutto ciò può cancellare il male fatto con quelle parole. Solo la verità, il pentimento e il rispetto possono servire, ora.
Chiedo pubblicamente scusa a Lei e a sua figlia. Le chiedo, se possibile, di potermi incontrare per poterglielo dire guardandola negli occhi. Lo chiedo da uomo, da cittadino, e da educatore. Perché credo ancora che nella vita si possa sbagliare, ma che la dignità consista nel riconoscere il proprio errore e impegnarsi a non ripeterlo mai più.
Con rispetto,
Stefano Addeo“





