Conclave 2025: appuntamento in Cappella Sistina per eleggere il nuovo Pontefice

Rosalia Cimino

7 Maggio 2025

Conclave 2025

Conclave 2025: appuntamento in Cappella Sistina per eleggere il nuovo Pontefice

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Oggi 7 maggio 2025, dopo la Messa “Pro Eligendo Romano Pontifice” celebrata questa mattina alle ore 10 nella Basilica di San Pietro, i 133 cardinali elettori (due sono assenti per motivi di salute rispetto ai 135 iniziali) si sono diretti in processione verso la Cappella Sistina per iniziare il rito del Conclave 2025 che sancirà il successore di Papa Francesco.

Il rito del Conclave e le sue tradizioni

L’apertura formale del Conclave avviene con l’“Extra omnes”, pronunciato dall’arcivescovo incaricato, che allontana tutti i non elettori dalla Cappella Sistina. 

Da quel momento, le porte vengono sigillate secondo antiche disposizioni, in ossequio ai principi di segretezza definiti dalla costituzione Universi Dominici Gregis di San Giovanni Paolo II. 

Dopo il giuramento dei cardinali, scandito dal decano Pietro Parolin, è iniziato, alle 16.30, in Conclave 2025 per l’elezione del nuovo Papa.

Qualora non venisse eletto oggi il nuovo Papa, da domani verranno compiuti due scrutini al mattino, subito dopo le Lodi, e altri due al pomeriggio dalle 16, fino alla fumata — nera in caso di stallo, bianca per annunciare l’elezione del 267esimo Pontefice.

I numeri del Conclave e i candidati in corsa

Possono votare esclusivamente i cardinali che, alla data del 21 aprile 2025, non hanno ancora compiuto ottant’anni. 

Tra quelli presenti, i nomi più citati nei “totopapa” includono porporati europei e latinoamericani, riflettendo l’urgenza di affrontare temi globali quali dialogo tra culture, ingerenze politiche e riforme interne alla Curia. 

L’età media, la provenienza geografica e il precedente impegno pastorale dei cardinali saranno determinanti per un esito che potrebbe giungere già questa sera, con la prima fumata attesa attorno alle ore 19.

Un’opportunità didattica per il mondo della scuola

L’evento del Conclave si configura come un laboratorio vivo di democrazia rappresentativa e di processi decisionali condivisi, offrendo alle istituzioni scolastiche l’opportunità di inserire nei percorsi di storia ed educazione civica un caso concreto in cui tradizione, regole e valori si intrecciano. 

Studiare le procedure che portano all’elezione del Pontefice significa comprendere il significato di quelle fumate – nere o bianche – come segnali codificati in un ordine delimitato da norme precise, capaci di suscitare attese e speranze in milioni di fedeli e osservatori. 

Attraverso l’analisi dei simboli (dal giuramento dei cardinali al sigillo della Cappella Sistina) e delle ritualità, gli studenti apprezzano come il rispetto delle regole istituzionali rafforzi la legittimità di qualunque scelta collettiva, sia essa religiosa o civile.

Un simile percorso didattico, inoltre, spinge a riflettere sulla separazione tra Stato e Chiesa, offrendo uno spunto per discutere i confini tra laicità e spazio pubblico, nonché le garanzie di libertà di culto sancite dalle costituzioni moderne. 

Lo sviluppo del pensiero critico

Il confronto tra le dinamiche del Conclave e quelle dei processi elettivi politici in un sistema parlamentare o presidenziale può stimolare il pensiero critico, mettendo in luce analogie (quali il voto segreto, il quorum) e differenze (ad esempio l’assenza di campagna elettorale o manifestazioni esterne).

Infine, l’osservazione delle qualità richieste ai partecipanti – discernimento, spirito di servizio, capacità di ascolto e responsabilità collettiva – diventa terreno fertile per discussioni su leadership ed etica. 

Coinvolgere gli studenti in dibattiti e simulazioni di voto aiuta a sviluppare consapevolezza democratica, senso di responsabilità verso la comunità e capacità di mediazione, competenze fondamentali per formare cittadini capaci di orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo.