La firma del Ministro dell’Istruzione e del Merito sul decreto per i nuovi programmi scolastici ha innescato una reazione immediata da parte delle organizzazioni sindacali. Al centro del dibattito vi è la critica della FLC CGIL alle Indicazioni Nazionali. Secondo il sindacato, che definisce il provvedimento un preoccupante ritorno al passato, infatti, la riforma tradisce un’impostazione ideologica che rischia di compromettere l’autonomia educativa e la natura democratica della scuola pubblica italiana, privilegiando una visione autoritaria.
La Critica della FLC CGIL alle Indicazioni Nazionali e il Comunicato Ufficiale
Si tratta di un comunicato stampa ufficiale diramato dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza (FLC CGIL) a rendere nota la ferma opposizione del sindacato rispetto al provvedimento appena siglato dal Ministro Giuseppe Valditara.
La nota, diffusa il 9 dicembre, esprime un giudizio severo sulle dichiarazioni ministeriali che descrivono i nuovi programmi come “fortemente innovativi”.
Tali affermazioni, secondo il sindacato, confermano un impianto che viene definito senza mezzi termini “prescrittivo, ideologico e autoritario“, caratteristiche che l’organizzazione aveva già denunciato nelle fasi preliminari.
Sebbene il testo definitivo non sia ancora stato reso pubblico nella sua interezza, le anticipazioni confermano per la FLC CGIL tutte le criticità già segnalate.
L’accusa principale riguarda la volontà di ridisegnare la missione della scuola pubblica secondo un modello socio-politico che appartiene esclusivamente al governo in carica.
La critica della FLC CGIL alle Indicazioni Nazionali si concentra, infatti, sul rischio che l’istruzione venga ridotta a una mera acquisizione di nozioni e regole, perdendo la sua funzione fondamentale di strumento di emancipazione per le nuove generazioni.
Identità Occidentale e Visione Ottocentesca: I Punti dello Scontro
Il Ministro Valditara ha dichiarato che i nuovi programmi rimettono al centro la storia occidentale, la valorizzazione dell’identità nazionale, la riscoperta dei classici e il valore della regola, a partire da quella grammaticale.
Tuttavia, la FLC CGIL interpreta queste scelte non come un progresso, bensì come un’involuzione culturale.
Nel documento sindacale si legge: “Malgrado per Valditara questo non costituisca un ritorno a un passato superato, possiamo affermare con certezza che le Indicazioni Nazionali 2026 seppelliscono la cultura pedagogica democratica che ha caratterizzato gli orientamenti della scuola italiana dal secondo dopoguerra e la riportano a una visione di stampo ottocentesco“.
Tale impostazione, definita “occidentocentrica” e nazionalistica, appare stridente rispetto al quadro dell’autonomia scolastica e al principio costituzionale della libertà di insegnamento.
La critica della FLC CGIL alle Indicazioni Nazionali evidenzia come il nuovo approccio trascuri la necessità di formare cittadini pronti per una “cittadinanza attiva e planetaria”, preferendo piuttosto un ripiegamento su modelli educativi considerati ormai superati.
L’enfasi posta sulla prescrittività dei programmi viene vista come un ostacolo allo sviluppo di un pensiero critico e aperto, elemento fondamentale per la crescita degli studenti nel contesto contemporaneo.

Il Nodo della Partecipazione e la Difesa dell’Autonomia Scolastica
Un ulteriore aspetto decisivo sollevato nel comunicato riguarda il metodo con cui si è giunti alla stesura del documento. Il Ministro ha descritto il processo come il risultato di un lavoro di ascolto e confronto con la comunità scolastica e scientifica.
Di tutt’altro avviso è la ricostruzione del sindacato, che definisce consultazioni e audizioni come “una vera e propria farsa”.
Secondo la FLC CGIL, il testo non ha subito modifiche sostanziali rispetto al suo impianto originario di “proclama ideologico”, ignorando di fatto le osservazioni critiche provenienti dal mondo della scuola.
Di fronte a quello che viene percepito come un tentativo di imporre una visione regressiva, il sindacato lancia un appello alla resistenza educativa.
La nota si conclude esprimendo la certezza che “la scuola reale”, forte delle prerogative costituzionali, saprà opporsi a questa svolta.
L’autonomia scolastica e la libertà di insegnamento rappresentano, in questa ottica, gli strumenti indispensabili per respingere la portata “anacronistica” delle nuove disposizioni e preservare un modello educativo plurale e democratico.






