Divieto cellulari a scuola: oggi la proposta di Valditara all’UE

Rosalia Cimino

12 Maggio 2025

Cellulare vietato

Divieto cellulari a scuola: oggi la proposta di Valditara all’UE

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Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, oggi 12 maggio 2025, formalizzerà alla Commissione Europea una proposta per vietare l’uso del cellulare a scuola fino ai 14 anni in tutti gli Stati membri dell’Unione. 

L’iniziativa, già sostenuta dalla presidenza polacca e appoggiata dalla Svezia, nasce dall’esigenza di tutelare lo sviluppo cognitivo dei giovani, alla luce di numerosi studi che mettono in guardia sugli effetti negativi dell’abuso dello smartphone su concentrazione e memoria. 

Dopo il via libera europeo, ogni Paese discuterà autonomamente l’estensione del divieto, che in Italia è già in vigore fino alla seconda media.

Le ragioni dietro la proposta

Valditara ha spiegato che l’obiettivo è difendere la salute degli studenti, richiamando i dati dell’Ocse presentati al G7 di Trieste, secondo i quali l’uso del cellulare in classe, anche a fini didattici, riduce le performance in materie scientifiche e linguistiche. 

L’idea di ripristinare un ambiente scolastico più simile ai modelli tradizionali — con diario cartaceo e interazioni personali — trova terreno comune in diversi Paesi UE.

In Francia, ad esempio, il divieto è già applicato alle scuole medie, mentre in Austria è esteso fino all’ottavo grado. 

Lo scenario rafforza la necessità di un protocollo europeo che rispetti le autonomie nazionali ma armonizzi i criteri di applicazione, evitando differenze e “vuoti normativi” tra istruzione primaria e secondaria.

Applicazioni pratiche e prospettive di estensione

In Italia le scuole hanno gestito l’attuale divieto con soluzioni diverse: molti istituti hanno adottato armadietti in classe dove depositare i dispositivi, promuovendo l’auto responsabilizzazione degli studenti, mentre altri preferiscono il sequestro temporaneo in caso di infrazioni. 

Rappresentano circa il 90% del totale, gli alunni delle scuole secondarie di primo grado che confermano l’esistenza di un regolamento scritto, mentre il 61% degli studenti delle superiori ha già sperimentato misure analoghe, pur non essendo obbligati dal decreto ministeriale. 

Il dibattito resta aperto sull’eventuale estensione del divieto alle scuole secondarie di secondo grado, un passo che Valditara non esclude e che sarà valutato alla luce dei risultati ottenuti nei primi anni di applicazione.