Homeschooling in Italia e il caso famiglia nel bosco: normativa, controversie e ultime novità

Rosalia Cimino

16 Dicembre 2025

Homeschooling in Italia

Homeschooling in Italia e il caso famiglia nel bosco: normativa, controversie e ultime novità

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Negli ultimi mesi in Italia il tema dell’homeschooling, o istruzione parentale, è tornato al centro dell’attenzione. La normativa italiana consente ai genitori di educare i propri figli fuori dalla scuola tradizionale, ma questa possibilità deve rispettare regole precise. 

La questione ha assunto particolare rilevanza con il caso della “famiglia nel bosco” (di cui ci siamo ampiamente occupati), i cui figli sono stati allontanati dai giudici per presunti rischi educativi e sociali, sollevando un acceso dibattito pubblico e politico sull’equilibrio tra libertà educativa e tutela dei diritti dei minori.

Cosa significa homeschooling in Italia

In Italia, l’homeschooling (istruzione parentale) è riconosciuto come alternativa alla frequenza scolastica, ma con regole precise.

In particolare, i genitori che scelgono questa opzione devono presentare ogni anno una dichiarazione preventiva al dirigente scolastico del territorio, allegando un progetto didattico‑educativo che dimostri come intendono assolvere l’obbligo scolastico.

L’homeschooling non è una “scuola privata in casa” senza controllo: il dirigente scolastico può chiedere chiarimenti e verificare che il percorso formativo sia adeguato. In assenza di una corretta procedura, l’homeschooling può risultare irregolare, con conseguenze legali.

L’interesse principale della legge è garantire che i bambini non perdano l’accesso ai fondamentali strumenti di apprendimento e ai contesti sociali che favoriscono lo sviluppo emotivo e cognitivo.

Homeschooling tra diritti, controlli e responsabilità

Il dibattito sull’homeschooling in Italia non riguarda solo la legalità formale, ma anche questioni etiche e pedagogiche:

  • Libertà educativa dei genitori: molti sostengono che i genitori dovrebbero avere il diritto di scegliere come educare i propri figli, compreso fuori dal sistema scolastico tradizionale, se in possesso di un progetto educativo serio.
  • Tutela dei minori e diritti alla socialità: secondo i tribunali, l’istruzione non riguarda solo i contenuti didattici, ma anche l’inclusione sociale, la relazione con coetanei e l’accesso a condizioni di vita dignitose.

Il confronto tra questi due punti di vista è al centro delle discussioni attuali, anche in sede politica e giuridica, con appelli a chiarire i limiti e le responsabilità dell’homeschooling nel rispetto dei diritti dei bambini.

Il caso della famiglia nel bosco e l’homeschooling

Il “caso famiglia nel bosco” ha portato l’homeschooling sui mass media e nei dibattiti parlamentari.

La questione riguarda una coppia anglo‑australiana con tre figli piccoli che viveva in un casolare isolato nei boschi di Palmoli, Abruzzo, senza elettricità né servizi essenziali, e senza frequenza scolastica dei bambini.

Nel novembre 2025 il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei tre figli dai genitori, motivando la decisione con il rischio di “grave pregiudizio per l’integrità fisica e psichica”, in particolare per l’isolamento sociale, le condizioni igieniche e la mancanza di un percorso educativo conforme alla legge.

Le reazioni al caso della Famiglia nel bosco

La decisione del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha scatenato reazioni contrastanti. Secondo i giudici, la mancanza di interazione con coetanei e l’assenza di una normale vita sociale potevano compromettere lo sviluppo dei bambini.

Dal canto suo, il Ministero dell’Istruzione ha sostenuto che, sulla base delle verifiche, l’obbligo scolastico era stato rispettato attraverso l’educazione domiciliare dei bambini, contestando l’interpretazione del tribunale.

Infine, i genitori hanno affermato di aver rispettato l’homeschooling e hanno criticato aspramente la decisione del Tribunale, vedendola come un eccesso di intervento da parte dello Stato.

Allo stesso tempo, emergono ulteriori dettagli sulla condizione educativa dei minori una volta inseriti in strutture protette: secondo alcune fonti, i bambini stanno imparando l’alfabeto e le competenze di base, ma il percorso è ancora in corso di valutazione.

Inoltre, casi simili sono emersi anche in altre regioni italiane, come nel comune di Caprese Michelangelo (Arezzo), dove un’altra famiglia che praticava homeschooling in un contesto boschivo ha visto i figli allontanati per irregolarità nella procedura educativa e nel mancato coordinamento con i servizi sociali.

L’udienza di oggi

È prevista per oggi l’udienza circa il caso della famiglia nel bosco che è di tipo “documentale”: i giudici della Corte d’Appello dell’Aquila esaminano gli atti e le memorie depositate telematicamente dalle difese, dalla curatrice e dalla tutrice dei bambini per valutare il reclamo contro l’ordinanza impugnata. 

Non è prevista una discussione orale in aula, ma la Corte può prendere visione di tutta la documentazione per la decisione finale.

La Corte d’Appello ha fino a 60 giorni di tempo, a partire dal 27 novembre, per adottare una decisione sul reclamo dei legali della famiglia. Ciò significa che una pronuncia definitiva potrebbe arrivare entro il 27 gennaio 2026, e non necessariamente oggi. 

Nei documenti presentati i legali sostengono che la famiglia abbia cambiato atteggiamento: sarebbe pronta ad adeguare la casa di Palmoli, consentire ai figli di frequentare la scuola e completare il percorso vaccinale. 

Tuttavia, non è garantito che queste memorie portino immediatamente a un esito favorevole del reclamo.

La Corte d’Appello dovrà valutare anche le relazioni delle tutrici e le criticità evidenziate in precedenza circa le condizioni abitative, l’istruzione dei minori e la socializzazione che avevano portato al provvedimento di allontanamento. 

In particolare, è stato osservato che i bambini non sanno leggere e stanno imparando l’alfabeto durante il periodo di osservazione presso la struttura protetta.

In sostanza, oggi si svolge un passaggio giudiziario fondamentale per decidere se i tre bambini potranno eventualmente tornare a vivere con i genitori, ma l’esito definitivo non è previsto per ora: la Corte potrebbe deliberare anche nei prossimi mesi.