Il concorso ordinario per IRC, in programma il 16 e 17 luglio 2025, rappresenta una svolta per migliaia di Insegnanti di Religione Cattolica che attendono da anni una stabilizzazione professionale.
Introdotto con i Patti Lateranensi e aggiornato con l’Accordo di revisione del Concordato del 1984, l’IRC è oggi una materia opzionale che gli studenti (o le famiglie, per i minorenni) possono scegliere liberamente al momento dell’iscrizione.
Nel contesto educativo contemporaneo, sempre più segnato da pluralismo culturale e secolarizzazione, l’IRC mantiene un valore formativo riconosciuto, ponendosi come spazio di riflessione sui temi religiosi, etici e interculturali.
Tuttavia, la crescente disaffezione verso l’insegnamento è ormai un dato strutturale che impatta direttamente sull’occupazione degli insegnanti di religione cattolica.
Crollano le adesioni: meno alunni, meno cattedre
Negli ultimi anni si è registrato un netto calo nel numero di studenti che si avvalgono dell’IRC, con una tendenza più accentuata nelle regioni del Nord Italia e nei grandi centri urbani.
Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, negli ultimi anni è aumentato il numero di studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica. Nel 2023/24, circa 1,16 milioni di studenti hanno scelto alternative all’IRC, con percentuali che superano il 50 % in città come Firenze e Bologna.
Su scala nazionale, oltre 1,1 milioni di alunni hanno scelto di non frequentare l’ora di religione nel solo anno scolastico 2023/2024. Questo dato ha un impatto diretto sul numero di ore disponibili per i docenti IRC, compromettendo l’equilibrio dell’organico e rendendo più difficile assegnare cattedre intere.
Docenti IRC a rischio: precarietà, spezzoni e trasferimenti forzati
La peculiarità dell’insegnamento della religione cattolica è che la sua attivazione dipende annualmente dalle scelte volontarie delle famiglie. Di conseguenza, gli insegnanti IRC non hanno una cattedra “garantita” come i colleghi di altre materie obbligatorie: se non ci sono alunni che si avvalgono, non ci sono ore da assegnare.
Questa condizione porta a diversi problemi:
- Trasferimenti forzati verso scuole più lontane dove la richiesta IRC è più alta;
- Cattedre miste o spezzate, distribuite tra più istituti per coprire le 18 ore minime settimanali;
- Riduzione oraria, in cui l’insegnante lavora con un orario part-time non scelto, pur essendo a tempo indeterminato;
- Impossibilità di stabilizzazione per molti supplenti storici, anche dopo aver superato il concorso ordinario.
Per molti insegnanti di religione, questa situazione si traduce in un clima di incertezza costante, aggravato dalla difficoltà logistica di coprire più sedi scolastiche e dalla mancanza di tutele strutturali.
Una questione aperta: quale futuro per l’IRC?
Il calo delle adesioni all’IRC non è un fenomeno passeggero, ma il riflesso di una trasformazione culturale profonda che riguarda il rapporto tra giovani, scuola e religione.
In un contesto educativo sempre più laico e multiculturale, è fondamentale che l’insegnamento della religione cattolica evolva nella didattica, nei contenuti e nel linguaggio, mantenendo la propria dignità educativa ma aprendosi a un dialogo costruttivo con la contemporaneità.
Parallelamente, è urgente che il sistema scolastico garantisca tutele stabili per gli insegnanti IRC, valorizzandone il ruolo e proteggendoli dal rischio di marginalizzazione professionale.
IRC: un destino incerto
Il destino dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane non riguarda solo una materia, ma il modo in cui la scuola pubblica affronta le grandi sfide dell’identità, della diversità e della convivenza.
Per gli insegnanti di religione cattolica, oggi più che mai, servono certezze contrattuali, un progetto formativo rinnovato e il riconoscimento del loro contributo alla crescita delle nuove generazioni.
Chi affronta il concorso per l’insegnamento della religione cattolica deve essere consapevole non solo della portata dell’opportunità, ma anche delle complessità che la accompagnano.
L’obiettivo non è solo entrare di ruolo, ma costruire una carriera consapevole, flessibile e coerente con una scuola pubblica che cambia. Per questo, la tutela dei docenti IRC deve diventare parte integrante della programmazione scolastica nazionale.





