Riforma Medici di famiglia: da liberi professionisti a dipendenti statali

Giuseppe Montone

3 Febbraio 2025

medico di famiglia all'interno del proprio studio

Riforma Medici di famiglia: da liberi professionisti a dipendenti statali

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La sanità italiana si appresta a vivere una trasformazione significativa: i medici di famiglia potrebbero passare dallo status di liberi professionisti convenzionati a dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La riforma, sostenuta dal Ministro della Salute Orazio Schillaci e dalle Regioni – così come anticipato dall’Agenzia DIRE e da Il Sole 24 Ore – punta a rafforzare l’assistenza territoriale e a rendere operative le 1.350 Case della Comunità finanziate con 2 miliardi di euro dal PNRR.

Il nuovo assetto professionale dei medici di famiglia

Attualmente, i medici di medicina generale operano come liberi professionisti con convenzioni che garantiscono una certa autonomia organizzativa. 

La proposta di riforma – contenuta in un documento di 22 pagine ancora riservato – prevede l’instaurazione di un rapporto di lavoro diretto con il SSN: i nuovi medici saranno assunti come dipendenti, mentre quelli già in servizio potranno scegliere se mantenere lo status attuale o aderire al nuovo regime. 

L’orario di lavoro previsto è di 38 ore settimanali, distribuite tra attività negli studi privati e nei nuovi presidi territoriali, con una copertura oraria dalle 8 alle 20.

Modifiche nel percorso formativo

La riforma incide anche sulla formazione dei futuri medici di famiglia. 

Si prevede il passaggio dall’attuale corso triennale regionale a una specializzazione universitaria di quattro anni, equiparata a quella dei medici ospedalieri. 

Si tratta, a ben vedere, di un cambiamento che comporterà un incremento delle borse di studio, attualmente pari a 11.500 euro annui, avvicinandole ai 26.000 euro previsti per le altre specializzazioni.

Reazioni e posizioni dei sindacati

La proposta ha suscitato reazioni contrastanti tra le organizzazioni sindacali. 

Il Sindacato Medici Italiani (SMI) ha espresso preoccupazione riguardo alla tutela dei medici, sottolineando la necessità di salvaguardare i professionisti da possibili svantaggi derivanti dalla riforma.

Al contrario, la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) ha manifestato una forte opposizione al passaggio alla dipendenza, dicendosi convinta del fatto che tale modello non sia sostenibile né dal punto di vista economico né funzionale.

medico di famiglia a colloqui con alcuni pazienti

Sfide giuridiche ed economiche

Secondo un’analisi de Il Sole 24 Ore, attualmente mancano i presupposti giuridici ed economici per il passaggio dei medici di medicina generale al ruolo di dipendenti pubblici. 

La transizione implicherebbe una revisione delle normative vigenti e un significativo impegno finanziario per garantire diritti come ferie retribuite, malattia, tredicesima e altre tutele tipiche del lavoro subordinato.

Implicazioni per l’assistenza territoriale

L’obiettivo dichiarato della riforma è potenziare l’assistenza territoriale, in modo da garantire una presenza medica costante anche nelle aree meno servite. 

Le Case della Comunità dovrebbero fungere da fulcro per l’erogazione di servizi sanitari integrati, offrendo una risposta più efficace alle esigenze della popolazione. 

Tuttavia, permangono interrogativi sull’effettiva capacità di queste strutture di migliorare l’accesso alle cure e sulla possibile perdita del rapporto di fiducia tra medico e paziente.

Va detto che la proposta di trasformare i medici di famiglia in dipendenti pubblici rappresenta una svolta storica per la sanità italiana, con potenziali benefici e criticità che necessitano, però, di un’attenta valutazione.