Il disegno di legge di Bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 ottobre 2026, prevede all’articolo 66, comma 5, nuovi tagli agli organici docenti e ATA dall’a.s. 2027/2028. Nel complesso spariscono 6.974 posti: 4.925 nell’organico dell’autonomia e 2.049 tra il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
La misura ha suscitato la reazione compatta dei sindacati, che ne chiedono il ritiro. Ecco tutto quello che occorre sapere.
Legge di Bilancio 2027 e scuola: cosa prevede l’articolo 66, comma 5
La riduzione emerge dalla relazione tecnica che accompagna il disegno di legge di Bilancio 2027-2029, trasmesso alla Camera dei Deputati per l’avvio dell’iter parlamentare. L’articolo 66, comma 5, interviene sulle dotazioni organiche e dispone, dal 1° settembre 2027, i tagli agli organici docenti e ATA: 4.925 posti in meno nell’organico dell’autonomia e 2.049 posti in meno per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
Va precisato che la manovra introduce per il 2027 anche un blocco parziale del turn over al 75% per le amministrazioni statali e le università, con ritorno al 100% dal 2028. Tale misura generale non si applica alla scuola, che resta regolata dalla propria normativa di settore e subisce invece la riduzione mirata degli organici.
Il Governo motiva la stretta con il calo demografico della popolazione scolastica. Si tratta, tuttavia, di un testo ancora in discussione: le disposizioni potranno cambiare con gli emendamenti, prima dell’approvazione definitiva della legge entro il 31 dicembre.
Tagli agli organici docenti e ATA: numeri e risparmi
La tabella riepiloga la riduzione disposta dall’articolo 66, comma 5, del ddl di Bilancio 2027.
| Personale | Posti in meno dall’a.s. 2027/2028 |
| Docenti (organico dell’autonomia) | 4.925 |
| Personale ATA | 2.049 |
| Totale | 6.974 |
Secondo la relazione tecnica, i tagli agli organici docenti e ATA producono risparmi di 83,9 milioni di euro nel 2027 e di 251,7 milioni annui a partire dal 2028. La differenza tra le due cifre dipende dalla decorrenza: nel 2027 l’effetto riguarda soltanto i mesi successivi all’avvio dell’anno scolastico, a settembre.
Il testo, inoltre, non specifica la distribuzione della riduzione tra regioni, gradi di istruzione e classi di concorso. Per i docenti resta da chiarire il peso del taglio su posti comuni, sostegno e potenziamento, mentre per l’ATA occorrerà attendere i criteri applicativi sui singoli profili.
Il precedente della Legge di Bilancio 2025: quasi 15mila posti in tre anni
Il nuovo intervento si aggiunge a quello già disposto dalla Legge 30 dicembre 2024, n. 207, ovvero la Legge di Bilancio 2025. La norma aveva ridotto di 5.660 posti l’organico dell’autonomia dei docenti dall’a.s. 2025/2026 e di 2.174 unità il personale ATA, con un taglio inizialmente previsto per il 2025/2026 e poi rinviato al 2026/2027.
All’epoca il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) aveva parlato di una «misura transitoria» legata alla riduzione del turn over. La manovra 2027, invece, introduce una nuova contrazione a regime, che porta il conto complessivo a 14.808 posti.
| Personale | Legge di Bilancio 2025 | Ddl Bilancio 2027 | Totale |
| Docenti | 5.660 (dal 2025/26) | 4.925 (dal 2027/28) | 10.585 |
| Personale ATA | 2.174 (dal 2026/27) | 2.049 (dal 2027/28) | 4.223 |
| Totale | 7.834 | 6.974 | 14.808 |
FLC CGIL: «Colpita la scuola statale», sciopero il 20 novembre
La posizione più dura arriva dalla FLC CGIL. Per la segretaria generale Gianna Fracassi, «la Legge di Bilancio 2027 conferma la scelta di colpire la scuola statale»: il sindacato somma i nuovi tagli a quelli della manovra precedente e denuncia oltre 14mila posti in meno nel giro di tre anni.
Secondo la FLC, il conto più pesante ricade sul personale ATA e in particolare sui Collaboratori Scolastici, che assicurano apertura degli edifici, vigilanza, assistenza agli alunni e pulizia. Con oltre 4mila unità ATA in meno, avverte Fracassi, le scuole rischiano di non garantire i servizi essenziali, con effetti sulla sicurezza e sulla sorveglianza dei minori.
Il sindacato respinge, inoltre, l’argomento demografico: la diminuzione degli iscritti, a suo giudizio, non può diventare un alibi per tagliare. Nel mirino c’è anche l’articolo 104 del ddl, che proroga per il 2027 il buono fino a 1.500 euro per le famiglie degli studenti delle scuole paritarie, con uno stanziamento di 20 milioni di euro.
Un altro aspetto contestato riguarda le retribuzioni. La manovra, secondo la FLC, non stanzia risorse per il rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, mentre l’inflazione continua a erodere stipendi già tra i più bassi d’Europa.
Ragion per cui la FLC CGIL conferma l’adesione allo sciopero generale del 20 novembre, proclamato dalla CGIL per l’intero comparto Istruzione e Ricerca. Sul piano confederale, il segretario generale Maurizio Landini ha giudicato la manovra peggiore delle aspettative.
UGL Istruzione: «Tagliare gli organici significa indebolire il sistema»
Critica netta anche da parte dell’UGL Istruzione. Per il Segretario Nazionale Ornella Cuzzupi, i tagli previsti dal ddl di Bilancio rappresentano «una scelta incongruente con quanto invece, realisticamente, serve alla scuola».
Secondo Cuzzupi la questione non è solo numerica, perché la riduzione investe direttamente il funzionamento degli istituti. Meno docenti significano minori possibilità di organizzare attività di recupero, potenziamento, laboratori e percorsi personalizzati.
Sul versante ATA, la sindacalista prevede un ulteriore aggravio del carico amministrativo e organizzativo, con ricadute sulla gestione quotidiana delle scuole. A pagarne le conseguenze, sottolinea, saranno soprattutto le realtà territoriali più complesse e quelle già alle prese con difficoltà strutturali.
Il nodo, per l’UGL, riguarda il modello di scuola che il Paese intende costruire. Cuzzupi definisce la scuola «un presidio educativo, culturale e sociale», da cui non si possono recuperare risorse con riduzioni che incidono sulla qualità del servizio, e chiede investimenti, una visione di lungo periodo e un confronto concreto con chi vive la realtà scolastica.
Ridurre gli organici mentre crescono le aspettative verso l’istituzione scolastica, osserva, rischia di produrre una contraddizione evidente. L’UGL Istruzione chiede quindi che l’iter parlamentare apra una riflessione seria sulle ricadute delle misure e sulla loro compatibilità con le effettive esigenze delle scuole.

UIL e UIL Scuola: «I tagli alla scuola indeboliscono il Paese»
Anche la UIL chiede di cancellare la norma. In una nota congiunta, il segretario generale Pierpaolo Bombardieri e il segretario generale della UIL Scuola Giuseppe D’Aprile definiscono il taglio «una scelta inaccettabile», che rischia di indebolire la scuola statale e la qualità dell’istruzione.
Per la UIL la denatalità non può diventare un pretesto: il calo degli iscritti dovrebbe servire a ridurre gli alunni per classe e a migliorare l’insegnamento, in un sistema già segnato dal precariato. Sul fronte ATA, il sindacato prevede carichi di lavoro più pesanti e difficoltà nella vigilanza, nell’assistenza e nella gestione amministrativa, soprattutto nelle aree interne, dove la scuola resta spesso uno degli ultimi presìdi di socialità e legalità.
La nota apre anche la questione retributiva: l’inflazione e il peso delle addizionali regionali e comunali riducono gli aumenti netti in busta paga. Ragion per cui la UIL chiede risorse aggiuntive per i rinnovi contrattuali e l’estensione a tutto il pubblico impiego della detassazione degli aumenti.
Le reazioni degli altri sindacati
La CISL esprime netta contrarietà e, con la segretaria generale Daniela Fumarola, chiede il ritiro dei tagli, pronta in caso contrario a sostenere la mobilitazione. Sulla stessa linea la segretaria generale della CISL Scuola, Ivana Barbacci, che definisce il taglio «una scelta gravissima e inaccettabile» e propone di rispondere al calo demografico con meno alunni per classe.
Lo SNALS-Confsal di Elvira Serafini e la Confsal ritengono che il provvedimento vada nella direzione opposta rispetto alle esigenze della scuola. L’Anief, infine, con il presidente Marcello Pacifico, prepara emendamenti e assemblee territoriali, e prospetta la mobilitazione se il Governo non ritirerà i tagli.
Le reazioni politiche
Dure le opposizioni. Per il M5S il capogruppo al Senato Luca Pirondini definisce il taglio «agghiacciante», mentre la senatrice Barbara Floridia ricorda che Valditara aveva parlato di misura transitoria; per il PD Anna Ascani conta 15mila posti spariti e Irene Manzi accusa il Governo di trattare la scuola come «un bancomat», con l’annuncio di emendamenti soppressivi.
Critiche anche da AVS e Rifondazione, con Giuseppe Buondonno e Salvatore Romeo. Nella maggioranza, Fratelli d’Italia esclude licenziamenti e richiama un calo degli studenti dell’1,5% a fronte di una copertura del turn over del 99,5%, mentre il vicepremier Matteo Salvini difende il ministro Valditara ma apre a modifiche in Parlamento.




