Treviso, bambini in Moschea: polemiche sull’identità culturale e verifiche del Ministero

Giuseppe Montone

5 Maggio 2025

alunni in preghiera nella moschea con docenti e Imam

Treviso, bambini in Moschea: polemiche sull’identità culturale e verifiche del Ministero

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La gita organizzata dalla Scuola dell’Infanzia paritaria Santa Maria delle Vittorie di Ponte della Priula, frazione di Susegana (Treviso) lo scorso 30 aprile e che ha portato i bambini dell’istituto a visitare il centro islamico Emanet ha suscitato un acceso dibattito. 

L’attività, che includeva una simulazione della preghiera islamica, è stata accolta con entusiasmo dalla scuola come momento di dialogo interculturale, ma ha scatenato dure critiche politiche e genitoriali oltre a sollevare interrogativi sull’identità culturale e sull’appropriatezza educativa.

La visita: un ponte tra culture o un passo troppo oltre?

La gita, autorizzata dai genitori, aveva l’obiettivo di creare un “ponte tra culture”, come dichiarato dalla direttrice Stefania Bazzo, in un istituto dove molti alunni sono musulmani. 

I bambini hanno tolto le scarpe, le maestre hanno indossato il velo e l’imam Avnija Nurceski ha illustrato i cinque pilastri dell’Islam, coinvolgendo i piccoli in un gesto di preghiera verso la Mecca. 

Le foto pubblicate sui social della scuola hanno però acceso le polemiche: alcuni genitori e politici, tra cui Anna Maria Cisint (europarlamentare della Lega), hanno denunciato un “indottrinamento”, sostenendo che far pregare i bambini in un contesto religioso non sia educativo, ma ideologico. 

Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche, ha sottolineato che iniziative simili, come le visite alle sinagoghe, non prevedono mai la partecipazione a riti religiosi, per evitare qualsiasi forma di conversione o imposizione.

foto divisa a metà: da una parte piccoli alunni giocano nel cortile della scuola, nell'altra un gruppo di musulmani entra in moschea

La reazione politica: tra accuse e difese

La Lega ha guidato le critiche, con Cisint che ha parlato di “sottomissione ideologica” e ha chiesto verifiche immediate sulla moschea, evocando timori di “islamizzazione” nelle scuole italiane. 

Il senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo ha difeso l’importanza di preservare l’identità culturale veneta, mentre Alberto Stefani (Lega) ha proposto che le gite scolastiche valorizzino piuttosto le tradizioni cristiane locali. 

Di contro, Yassine Lafram, presidente dell’UCOII, ha difeso l’iniziativa come un’opportunità di dialogo e rispetto reciproco, criticando la strumentalizzazione politica dell’episodio. 

Anche Rifondazione Comunista ha appoggiato la scuola, definendo la visita un momento di “educazione alla convivenza”.

Il contesto: una scuola paritaria e il progetto educativo

L’istituto, una paritaria cattolica affiliata alla Federazione Italiana Scuole Materne (FISM), opera in regime di autonomia scolastica, come previsto dalla Legge n. 62/2000. 

Tuttavia, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha incaricato l’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per il Veneto di verificare se l’attività rispetti le norme sulla parità scolastica, che richiedono un progetto educativo condiviso con le famiglie. 

L’USR ha ribadito che ogni iniziativa deve allinearsi a tale progetto, sollevando dubbi sulla gestione dell’attività da parte della scuola.

piccolo alunno in classe indeciso tra la preghiera in chiesa e quella in moschea

Radicalizzazione e identità: il dibattito si allarga

Il caso si inserisce in un contesto più ampio di tensioni culturali nel Nord-Est, dove Cisint, già sindaca di Monfalcone e ora consigliere delegato alla sicurezza e alla lotta alla radicalizzazione islamica, ha denunciato fenomeni come scuole coraniche pomeridiane nelle case private, oltre a problematiche legate al velo integrale e ai matrimoni precoci. 

Questi elementi alimentano il timore di una “radicalizzazione islamica” nella regione, anche se la comunità musulmana di Susegana, di origini macedoni, appare ben integrata, con iniziative di dialogo come la Giornata del Dialogo Islamo-Cristiano del 23 ottobre 2024. 

Tuttavia, episodi come la chiusura dell’Istituto Iqbal Masih di Pioltello per il Ramadan nel 2024, riportati anche su X, rafforzano la narrativa di una presunta “sottomissione culturale” per alcuni osservatori.

Riflessioni critiche: educazione o indottrinamento?

La vicenda pone una questione cruciale: dove si traccia il confine tra educazione interculturale e imposizione ideologica

Se da un lato l’incontro con altre culture è un valore in una società pluralista, dall’altro coinvolgere bambini di età prescolare in pratiche religiose specifiche rischia di superare i limiti dell’educazione, soprattutto in un istituto di ispirazione cattolica. 

La scuola ha sottolineato che la preghiera era per la pace e che le attività sono reciproche – ad esempio, durante le festività cristiane i bambini musulmani partecipano a momenti simbolici come il segno della croce prima dei pasti. 

Tuttavia, il gesto della preghiera islamica, per quanto simbolico, appare sproporzionato per bambini che, a tre-cinque anni, non hanno ancora sviluppato una coscienza critica, come evidenziato da Di Segni.

Prospettive future: dialogo o conflitto?

Le verifiche dell’USR Veneto saranno decisive per valutare se la scuola abbia rispettato il proprio progetto educativo e le normative vigenti. 

Intanto, il caso di Treviso evidenzia una tensione più profonda tra il desiderio di integrazione e la paura di perdere l’identità culturale, un tema che continuerà a dividere opinioni e politiche. 

La sfida per le istituzioni scolastiche sarà bilanciare il dialogo interculturale con il rispetto delle tradizioni locali, evitando che iniziative educative si trasformino in terreno di scontro ideologico.