Torino: dirigente scolastica a processo per mancato sostegno a studente disabile

Rosalia Cimino

14 Maggio 2025

Studente disabile

Torino: dirigente scolastica a processo per mancato sostegno a studente disabile

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Una madre torinese, in un’aula di tribunale, ha raccontato l’inferno vissuto dal figlio ora diciassettenne – affetto da una grave patologia neuro motoria e intellettiva – dopo il trasferimento in una nuova scuola media. 

Costretto a restare seduto tutto il giorno in sedia a rotelle, al ragazzo è stato negato l’uso del deambulatore raccomandato dai terapisti e, in un’occasione, è tornato a casa bagnato di urina. 

La dirigente scolastica è ora sotto processo per omissione di soccorso e negligenze organizzative che, secondo l’accusa, hanno contribuito a un peggioramento delle condizioni psicofisiche dell’alunno.

Le omissioni contestate e il peggioramento delle condizioni dell’alunno

Il cuore dell’imputazione riguarda una serie di mancanze nell’organizzazione del sostegno.

Innanzitutto, il rifiuto di far utilizzare al ragazzo il deambulatore, uno strumento cui medici e fisioterapisti avevano assegnato un ruolo cruciale nel promuovere almeno una minima autonomia motoria. 

Nonostante la disponibilità della fisioterapista dell’ASL di Torino a formare i docenti su semplici accorgimenti posturali, la scuola ha opposto un diniego sistematico, lasciando il giovane seduto in carrozzina per intere giornate senza possibilità di movimento.

Ancora più grave, sul piano dell’assistenza igienico-sanitaria: i pm contestano alla dirigente l’omissione nel garantire un numero adeguato di ore di personale di sostegno e la mancata vigilanza sul cambio igienico, tanto che il ragazzo è stato riportato a casa in condizioni di indecente trascuratezza

Secondo la testimonianza della madre, solo verso la fine del terzo anno medio, con l’arrivo di un nuovo insegnante di sostegno, si è registrato un vero miglioramento della qualità della sua vita scolastica.

Quadro normativo: dalla Legge 104/92 al “Decreto Disabilità” 2024

In Italia, l’inclusione degli alunni con disabilità è disciplinata dalla Legge 104/1992, che riconosce il diritto all’“accomodamento ragionevole” delle scuole e prevede l’assegnazione di insegnanti di sostegno sulla base del profilo di funzionamento individuale. 

Tale legge impone anche di garantire ausili e ausilio igienico-sanitario adeguati nelle strutture scolastiche. Dal 1° gennaio 2025 è entrato poi in vigore il cosiddetto “Decreto Disabilità” (DLgs 62/2024), che introduce un modello più flessibile di accertamento dell’invalidità civile. 

Il decreto legislativo ribadisce l’obbligo per le scuole di attuare progetti personalizzati di inclusione, coinvolgendo famiglie, ASL e istituti stessi nella definizione dei piani educativi individualizzati.

Il caso torinese solleva dunque interrogativi sulla reale capacità delle istituzioni scolastiche di tradurre nel quotidiano questi principi.

Quando le omissioni non sono soltanto procedure burocratiche, ma determinano un autentico peggioramento delle condizioni di salute e di vita degli studenti più fragili.

Verso una scuola veramente inclusiva: criticità e prospettive

Le difficoltà incontrate dal ragazzo di Torino non sono un’eccezione isolata. Numerose relazioni di associazioni e osservatori denunciano carenze di personale di sostegno, resistenze culturali e ritardi nell’erogazione di ausili indispensabili. 

Secondo un’indagine recente, in diverse regioni italiane meno del 70 % delle ore di sostegno previste viene effettivamente coperto, con punte di criticità nelle grandi città.

Per superare queste criticità è indispensabile che gli Uffici Scolastici Regionali rafforzino i controlli sulla corretta applicazione dei piani educativi, che i dirigenti scolastici introducano percorsi formativi obbligatori per il personale e che le ASL garantiscano tempi rapidi per l’erogazione degli ausili prescritti. 

Solo così le promesse della Legge 104 e del Decreto Disabilità potranno tradursi in una reale autonomia e dignità per tutti gli alunni con disabilità.

Il processo in corso a Torino rappresenta un banco di prova per l’intero sistema scolastico: se la giustizia accerterà le omissioni, il verdetto sarà un monito imprescindibile per evitare che altri studenti vulnerabili subiscano le stesse ingiustizie.