Gli Emirati Arabi Uniti e la Cina introdurranno l’Intelligenza Artificiale (AI) come materia obbligatoria in tutte le scuole pubbliche a partire dall’anno scolastico 2025-2026, dalla materna alle superiori. Il programma, strutturato per accompagnare gli studenti lungo tutto il percorso scolastico, inizia con giochi e narrazioni per i più piccoli, per poi evolversi verso temi complessi come dati, algoritmi, etica e applicazioni pratiche, fino a testi di ingegneria avanzata alle superiori. Sarah Al Amiri, Ministro dell’Istruzione, ha definito l’iniziativa «un passo strategico per modernizzare la didattica e formare una generazione consapevole dell’etica tecnologica».
Competitività e sovranità tecnologica: il progetto Emiratino
Il curriculum, integrato in materie come Informatica e Design, si basa su un anno di sperimentazioni e sul know-how della Mohammed bin Zayed University of Artificial Intelligence (MBZUAI), che dal 2019 sviluppa progetti come Jais, il primo LLM in lingua araba.
La MBZUAI, con l’Emirates College for Advanced Education e aziende tech locali come Presight e AIQ, supporta il Ministero nella formazione dei docenti e nella creazione dei contenuti.
L’obiettivo è quello di ridurre la dipendenza da competenze estere, attraverso il rafforzamento della sovranità tecnologica in un contesto regionale competitivo: l’Arabia Saudita ha appena lanciato Humain, finanziata con 940 miliardi di dollari dal Fondo PIF.

L’AI a scuola nel mondo: modelli a confronto
La Cina seguirà gli Emirati, introducendo lezioni obbligatorie di AI entro settembre 2025 per oltre 200 milioni di studenti, dopo progetti pilota nelle grandi città.
La Corea del Sud ha già il 30% delle elementari con testi digitali basati su AI, con un piano per estenderli a tutti i livelli entro il 2028.
Gli USA, invece, sono in ritardo: un ordine esecutivo di Trump nell’aprile 2025 promuove l’educazione all’AI, ma senza un curriculum nazionale.
In Europa, la Finlandia guida con il progetto Generation AI, attivo dal 2023, mirando a innovare la didattica e rilanciare l’innovazione tecnologica, mentre il resto dell’UE procede in modo frammentato.





