Carta del docente precari: costi legali alle stelle, lo Stato paga fino a 2.000 euro per ricorso

Giuseppe Montone

19 Novembre 2025

Carta del docente precari: Carta del docente e ricorsi sui piatti di una bilancia

Carta del docente precari: costi legali alle stelle, lo Stato paga fino a 2.000 euro per ricorso

Quiz GPS

La questione relativa alla Carta del docente precari continua a tenere banco nel dibattito scolastico, rivelando un quadro economico decisamente allarmante per le casse pubbliche. Un’interrogazione parlamentare ha, infatti, svelato che per ogni bonus da 500 euro negato, il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) arriva a spendere circa 2.000 euro in spese legali, alimentando un contenzioso milionario che pesa sull’erario.

Il peso economico del contenzioso sulla Carta del docente precari

L‘ondata di ricorsi che sta investendo Viale Trastevere relativi alla mancata concessione della Carta del docente non accenna a placarsi e solleva interrogativi urgenti sulla gestione delle risorse destinate al comparto scuola. 

Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, ha presentato un’articolata interrogazione parlamentare rivolta al Ministro Giuseppe Valditara, ponendo l’accento proprio sull’insostenibilità economica delle attuali strategie di difesa dell’amministrazione. 

L’atto ispettivo evidenzia come il MIM si trovi ormai di fronte a un esborso sproporzionato rispetto al valore del beneficio negato.

Dall’analisi dei dati emerge una realtà preoccupante: il valore complessivo dei contenziosi accumulati dall’ottobre 2022 a oggi ha raggiunto la cifra imponente di 1,53 miliardi di euro

Tale somma deriva non tanto dall’importo del bonus in sé, quanto dalle spese accessorie che lo Stato viene condannato a pagare in sede di giudizio.

La dinamica descritta dalla parlamentare è chiara e paradossale: per non riconoscere immediatamente la Carta del docente precari del valore di 500 euro, l’amministrazione si espone a condanne che comportano un esborso quadruplicato, stimato intorno ai 2.000 euro per singola vertenza. 

Se le stime relative ai circa 110.000 ricorrenti venissero confermate, ci troveremmo di fronte a quello che viene definito un vero e proprio spreco di risorse pubbliche, derivante dalla violazione delle norme comunitarie.

Violazione delle direttive europee e diritti negati

Il cuore del problema non è meramente economico, ma affonda le radici in una questione giuridica di fondamentale importanza: la mancata attuazione delle direttive europee

L’incremento esponenziale del contenzioso, che ha assunto i tratti di un fenomeno strutturale, è la diretta conseguenza della disparità di trattamento tra il personale a tempo determinato e quello di ruolo.

Nello specifico, l’interrogazione cita la direttiva 1999/70/CE e denuncia la persistente disapplicazione della giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. 

Le vertenze promosse dai docenti precari si risolvono quasi invariabilmente con esiti sfavorevoli per il Ministero, confermando l’illegittimità delle esclusioni operate fino ad oggi. 

Tale situazione costringe l’amministrazione a soccombere sistematicamente nelle aule di tribunale, con un impatto devastante sul bilancio.

Carta del docente precari: Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra

Il nodo del servizio pregresso e il Decreto 127/2025

Nonostante il Governo abbia recentemente tentato di arginare il fenomeno attraverso interventi normativi, le misure adottate appaiono insufficienti a chiudere la stagione dei ricorsi. 

Il decreto legge n. 127/2025 ha esteso il beneficio della Carta del docente ai supplenti con incarico annuale (scadenza al 31 agosto), ma tale provvedimento lascia scoperte ampie fasce di lavoratori.

La norma, infatti, non sana il pregresso e continua a escludere i supplenti con contratti al 30 giugno o con almeno 150 giorni di servizio, categorie che, secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, avrebbero pieno diritto alla formazione retribuita. 

L’esclusione di queste categorie, unita alla mancata copertura degli anni precedenti, mantiene aperto il fronte del contenzioso e spinge migliaia di docenti a rivolgersi nuovamente ai giudici per ottenere quanto gli spetta.

Ferie non godute e disparità retributiva: le altre vertenze

Oltre alla battaglia sulla Carta del docente precari, i tribunali italiani sono intasati da altre tre grandi aree di criticità che riguardano il rapporto di lavoro del personale scolastico. 

L’interrogazione parlamentare traccia una mappa dettagliata delle vertenze in atto:

  • Ferie non godute: si stima che circa 110.000 docenti siano pronti a ricorrere per la mancata monetizzazione delle ferie. La prassi di non retribuire i giorni di ferie non fruiti si pone in netto contrasto con il principio europeo di effettività dei diritti del lavoratore;
  • Equiparazione economica: circa 70.000 ricorrenti chiedono l’equiparazione economica e giuridica al personale stabile. La richiesta si basa sulla violazione della clausola 4 della direttiva UE, che vieta discriminazioni tra lavoratori a termine e a tempo indeterminato;
  • Disparità retributiva: l’atto segnala infine circa 30.000 ricorsi legati alle differenze di trattamento salariale tra il ruolo e la supplenza, evidenziando un malessere diffuso che tocca gli aspetti più basilari della dignità professionale.

Strategie future e gestione delle risorse pubbliche

La conclusione politica dell’interrogazione presentata da Piccolotti invita a una profonda riflessione sulla gestione dei fondi ministeriali

Di fronte a un Ministero sommerso dalle carte bollate, la deputata suggerisce un cambio di rotta radicale: le ingenti risorse attualmente dissipate in spese legali potrebbero essere investite in modo molto più proficuo.

L’utilizzo di tali fondi per la stabilizzazione dei precari o per il finanziamento degli aumenti contrattuali rappresenterebbe una scelta strategica capace di risolvere il problema alla radice. 

Gli stipendi del personale scolastico, che non sono stati adeguati all’inflazione crescente in modo sufficiente, potrebbero beneficiare enormemente di una ridistribuzione delle risorse che oggi finiscono nelle maglie della burocrazia forense. 

Spetta ora al Ministro Valditara chiarire quali azioni urgenti intenda intraprendere per arginare un quadro definito, a ragione, allarmante.