L’ampliamento dei percorsi formativi per i docenti di sostegno è al centro del dibattito nel mondo scolastico.
Mentre il Ministero dell’Istruzione si muove per l’avvio di nuovi iter formativi – affidati sia alle Università sia a INDIRE – la scelta di proporre percorsi semplificati e rapidi per chi ha maturato solo tre anni di servizio o possiede titoli esteri in attesa di riconoscimento sta creando non poche polemiche.
L’approccio, che mira a “risolvere” in fretta il problema della carenza di insegnanti specializzati, rischia di svalutare il percorso tradizionale TFA, da tempo considerato il metro di qualità per formare docenti preparati e competenti.
Cosa sappiamo sui nuovi Percorsi INDIRE
I nuovi decreti – attualmente in fase di definizione – delineano due iter distinti.
Da un lato, vi sono i corsi destinati ai docenti che hanno conseguito il titolo di specializzazione all’estero, il cui accesso è subordinato alla rinuncia alla domanda di riconoscimento.
In questo caso, il percorso prevede il conseguimento di 36 CFU se il candidato ha già un anno di servizio in Italia oppure 48 CFU se tale esperienza manca.
Dall’altro lato, i docenti “triennalisti”, ossia coloro che hanno prestato servizio sul sostegno per almeno tre anni negli ultimi cinque, possono accedere a un iter che prevede 40 CFU senza l’obbligo di tirocinio, poiché il servizio pregresso viene ritenuto già sufficiente.
Ecco, quindi, delinearsi un contrasto evidente: mentre il TFA tradizionale ha formato i docenti attraverso un iter lungo e rigoroso, il nuovo iter rischia di essere percepito come una scorciatoia burocratica.
Il sistema tradizionale, infatti, impone standard più elevati e un impegno formativo più articolato, cosa che per molti specializzati con TFA rappresenta il vero metro di qualità.
Possibili date di inizio e dettagli organizzativi
Orientativamente, si pensa che il Ministero intenda avviare il primo ciclo di corsi nel corso della primavera 2025.
In particolare, si parla di un avvio differenziato: i corsi per i docenti “abilitati estero” – ovvero coloro che hanno conseguito il titolo all’estero e si trovano in attesa di riconoscimento – dovrebbero partire a metà o fine aprile 2025.
Successivamente, l’iter dedicato ai “triennalisti”, ossia a coloro che hanno maturato almeno tre anni di servizio sul sostegno negli ultimi cinque anni, verrebbe attivato in un secondo momento.
Le date, seppur ancora da definire con precisione, sono state annunciate in fase preliminare e rappresentano uno dei punti di maggiore interesse e polemica, soprattutto perché il TFA tradizionale, con il suo iter lungo e rigoroso, ha sempre garantito un livello qualitativo elevato.
Criticità e polemiche
La decisione di attivare percorsi alternativi, basati su criteri meno stringenti e interamente erogati online per una parte dei candidati, solleva diverse critiche.
Molti docenti, che hanno investito tempo e risorse in un percorso rigoroso, percepiscono questa scelta come un vero e proprio condono: una misura che premia il “meno duro” e penalizza chi ha seguito il percorso tradizionale, riconosciuto per la sua qualità e profondità.
In particolare, il fatto che i docenti specializzati all’estero possano accedere ai corsi INDIRE rinunciando al riconoscimento del loro titolo, senza dover affrontare un percorso formativo altrettanto lungo e impegnativo come quello previsto dal TFA, è motivo di aspre polemiche.
Le organizzazioni sindacali non hanno nascosto il loro malcontento, denunciando una logica che, invece di elevare gli standard della formazione, rischia di creare disparità e di compromettere la qualità dell’inclusione scolastica.
Solo l’emanazione definitiva dei decreti e il confronto tra le parti sociali potranno fare chiarezza su questo delicato equilibrio tra necessità amministrative e qualità della formazione.






