Riforma degli organici ATA: cosa cambia dal 2026/27 e come funzionerà la mobilità verticale

Rosalia Cimino

8 Ottobre 2025

Riforma degli organici ATA in discussione

Riforma degli organici ATA: cosa cambia dal 2026/27 e come funzionerà la mobilità verticale

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L’incontro tra sindacati e Ministero dell’Istruzione e del Merito del 7 ottobre 2025 ha tracciato il quadro definitivo della riforma degli organici ATA, effettiva a partire dal prossimo anno scolastico 2026/2027

Tra numeri, nuove figure professionali e procedure di promozione interne, si profila una ridefinizione significativa degli equilibri del personale amministrativo, tecnico e ausiliario nelle scuole italiane. Scopriamo insieme cosa cambia.

Cosa prevede la riforma degli organici ATA: numeri e novità pratiche

La bozza di decreto riguardante la riforma degli organici ATA presentata dal Ministero ridisegna le tabelle delle dotazioni organiche destinate a sostituire il D.M. 181/2016. 

Gli elementi chiave sono: la definizione triennale delle dotazioni (con possibili revisioni annuali), l’introduzione di nuove figure — tra cui l’operatore scolastico e il funzionario — e un taglio complessivo di 2.174 posti di collaboratori scolastici che dovrebbe riguardare soprattutto le scuole secondarie di secondo grado. 

Nel complesso, il piano prevede circa 42.112 operatori scolastici e 899 funzionari, lasciando i posti per collaboratore scolastico attorno ai 68mila e quelli per amministrativi attorno ai 39.2mila

Impatto pratico nelle scuole della riforma degli organici ATA

Con la riforma degli organici ATA, per le singole scuole cambieranno i parametri di assegnazione del personale: alcune funzioni saranno ridefinite e la presenza di figure con profili più specializzati convertirà ruoli tradizionali in nuove mansioni. 

Questo significa una diversa distribuzione di compiti e potenziali mutamenti nelle quotidianità dei plessi, soprattutto nelle scuole secondarie dove è previsto il maggiore ridimensionamento dei collaboratori.

Mobilità verticale: come funziona la promozione interna

La riforma degli organici ATA punta a coprire le nuove posizioni attraverso mobilità verticale: i collaboratori scolastici e gli assistenti amministrativi potranno concorrere per i nuovi profili se possiedono requisiti di esperienza e titoli specifici. 

Per l’accesso dall’area assistenti a quella dei funzionari sono richiesti o una laurea magistrale con almeno 5 anni di esperienza nell’area, oppure diploma e 10 anni di esperienza; per il passaggio da collaboratore a operatore scolastico è previsto un percorso analogo con qualifiche professionali o esperienza decennale. I 36,9 milioni stanziati dal CCNL finanzieranno queste progressioni.

Esuberi ed equilibratura delle tabelle

Il Ministero ha previsto un meccanismo di tutela: se le posizioni create per le nuove figure non venissero tutte coperte, i posti verranno restituiti all’organico originario nella successiva revisione annuale, per evitare esuberi inutili o licenziamenti diretti. 

Il passaggio sarà cruciale per la tenuta sociale della riforma e per la gestione delle risorse umane sul territorio.

Tempi, criticità e cosa osservare nei prossimi mesi

Il provvedimento richiede ora la formalizzazione del decreto interministeriale e l’avvio delle procedure di mobilità verticale: i sindacati chiedono garanzie su trasparenza, tempi certi e adeguata formazione per chi cambierà profilo. 

Le principali criticità segnalate riguardano la possibile concentrazione dei tagli in alcune aree scolastiche e la necessità di un piano di accompagnamento per la transizione delle professionalità. 

Monitorare l’iter del decreto e i decreti attuativi sarà fondamentale per valutare gli effetti reali alla riapertura dell’anno scolastico 2026/2027.

Perché la riforma degli organici ATA conta (e come prepararsi)

La riforma degli organici ATA non è soltanto un riposizionamento numerico: è un cambiamento di paradigma che punta a professionalizzare alcune funzioni e a creare percorsi di carriera interni. 

Per il personale ATA significa opportunità di crescita ma anche l’obbligo di aggiornarsi; per le scuole significa ridefinire organizzazione e compiti. Le prossime mosse del Ministero e le risposte sindacali determineranno l’efficacia e l’equità dell’intera procedura.