Con l’avvicinarsi dell’aggiornamento delle graduatorie scolastiche, previsto per la primavera (febbraio-marzo), cresce l’incertezza sul valore dei vecchi titoli. Capire quale sia il ruolo residuo dei 24 CFU nelle GPS 2026 è fondamentale per migliaia di aspiranti docenti che devono pianificare il proprio percorso di reclutamento nel nuovo scenario normativo. La riforma Bianchi ha, infatti, modificato i criteri di accesso, rendendo necessario fare chiarezza tra vecchi crediti e nuove abilitazioni.
Dal vecchio al nuovo sistema: il destino dei 24 CFU
Fino a poco tempo fa, il possesso dei 24 Crediti Formativi Universitari nelle discipline antropo-psico-pedagogiche costituiva il passepartout per l’insegnamento.
Oggi, lo scenario per i 24 CFU nelle GPS 2026 è profondamente mutato: essi non rappresentano più il titolo di accesso autonomo per la prima fascia, che richiede ormai l’abilitazione piena (conseguibile tramite i nuovi percorsi universitari da 60 o 30 CFU).
Con l’avvento della Riforma Bianchi, i vecchi crediti hanno mantenuto una funzione specifica legata principalmente alla fase transitoria dei concorsi PNRR (fino al 31 dicembre 2024 o esaurimento delle procedure previste, purchè conseguiti entro il 31 ottobre 2022) e come titolo culturale, ma hanno perso la loro centralità come requisito unico per le nuove abilitazioni.
È essenziale, dunque, non confondere i requisiti concorsuali della fase straordinaria con quelli ordinari dell’aggiornamento delle Graduatorie GPS 2026.
Accesso in Seconda Fascia: i 24 CFU nelle GPS 2026 sono richiesti?
Un dubbio ricorrente riguarda l’utilità di questi crediti per l’inserimento in seconda fascia.
È bene chiarire che, per questa specifica fascia, il requisito imprescindibile è il possesso del titolo di studio idoneo per la classe di concorso, completo dei CFU curricolari richiesti dalle tabelle ministeriali.
In questo contesto, i 24 CFU nelle GPS 2026 non sono un requisito d’accesso obbligatorio, a meno che non siano stati utilizzati per colmare specifici debiti formativi del piano di studi.
L’attenzione dell’aspirante docente deve focalizzarsi sulla completezza del proprio piano di studi (Laurea Magistrale, Specialistica o Vecchio Ordinamento) rispetto alle tabelle A e B del DPR 19/2016.
In pratica, i 24 CFU non sostituiscono la necessità di avere una laurea completa per l’accesso alla seconda fascia.

Modalità di presentazione dell’istanza e obbligo di conferma
Un passaggio determinante dell’aggiornamento 2026 riguarda le modalità operative di presentazione dell’istanza.
La procedura avverrà esclusivamente in via telematica tramite la piattaforma Istanze Online del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
È, inoltre, essenziale sottolineare che la nuova tornata segna la fine degli automatismi del passato: diventa, infatti, obbligatorio presentare la domanda anche nel caso in cui non si posseggano nuovi titoli o servizi da dichiarare rispetto al biennio precedente.
L’aspirante dovrà accedere al portale e confermare esplicitamente la propria volontà di restare in graduatoria per evitare l’esclusione.
Le novità 2026: algoritmo e il nodo Certificazioni Informatiche
Oltre alla questione dei crediti, l’aggiornamento introduce modifiche normative rilevanti, come la revisione dell’algoritmo di assegnazione supplenze con il meccanismo di “ripescaggio”.
Tuttavia, un fronte di grande incertezza riguarda le Certificazioni informatiche e linguistiche. Il destino delle certificazioni digitali “storiche” (LIM, Tablet, Coding) per i nuovi inserimenti è ancora in discussione.
L’ipotesi ministeriale è quella di non renderle più valutabili per i nuovi inserimenti, accettando solo titoli rilasciati da enti accreditati Accredia.
I sindacati hanno espresso forti perplessità, chiedendo di rinviare questa stretta per tutelare gli investimenti formativi dei docenti.
Il CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) ha proposto una mediazione: attribuire un peso maggiore alle certificazioni conformi ai framework europei DigComp 2.2 e DigCompEdu, piuttosto che escludere in toto i vecchi titoli, equiparandone la dignità a quella delle certificazioni linguistiche.
Ad ogni modo, l’ultima parola spetta al MIM, che attualmente è ancora impegnato nella redazione del testo definitivo dell’ordinanza ministeriale, la cui pubblicazione è attesa tra febbraio e marzo.






