Scuole al Collasso: 1000 Scuole Senza Dirigente Titolare da Settembre

Giuseppe Montone

7 Luglio 2025

la sedia dell'ufficio di un preside coperta da polvere e ragnatele

Scuole al Collasso: 1000 Scuole Senza Dirigente Titolare da Settembre

L’allarme, lanciato attraverso un duro comunicato stampa dei Dirigenti Scolastici vincitori del concorso DM 107/2023, descrive un’emergenza di governance senza precedenti per il sistema scolastico italiano. A partire da settembre 2025, infatti, oltre 1.000 istituzioni saranno prive di un dirigente scolastico titolare e verranno, pertanto, affidate in reggenza. 

La conferma, giunta dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è stata accompagnata da rassicurazioni su un sistema che “sta ripartendo”. Tuttavia, queste parole stridono con la realtà di oltre 2.000 dirigenti vincitori di concorso, formati e pronti, ma lasciati senza un incarico. “Un paradosso che denuncia una gestione politica miope, che preferisce mantenere la scuola in uno stato di costante precarietà”.

Il Paradosso della Dirigenza: Vincitori di Concorso Senza Incarico

Il quadro attuale della dirigenza scolastica, come emerge dal comunicato, è sconcertante

A fronte di mille istituti che necessitano di una guida stabile, lo Stato ha a disposizione un bacino di oltre 2.000 professionisti che hanno superato le complesse selezioni dei concorsi, sia riservati che ordinari. 

Non si tratta di aspiranti, ma di personale già formato e pronto ad assumere il proprio ruolo. Eppure, le nomine restano bloccate

La scelta di ricorrere massicciamente alle reggenze appare come una strategia deliberata per risparmiare sulla spesa pubblica, una soluzione tampone che produce un doppio danno. 

Da un lato, si nega il diritto al lavoro a chi ha legittimamente superato un concorso pubblico; dall’altro, si sovraccaricano i dirigenti già in servizio, costretti a dividersi tra due o più scuole, spesso situate a notevole distanza tra loro.

dirigenti scolastici vincitori di concorso chiusi fuori dai cancelli della scuola

La Reggenza come Sistema: un Danno per la Stabilità della Scuola

La reggenza, come denunciato da tutte le principali sigle sindacali rappresentative, tra cui ANP, Dirigentiscuola, UIL e CISL, ha smesso di essere una soluzione emergenziale per diventare un meccanismo sistemico e abusato

Lo stesso Ministero dell’Istruzione e del Merito, attraverso i suoi uffici regionali, ne riconosce l’anomalia. 

Un dirigente reggente non può garantire una leadership efficace né un presidio costante. 

Con la sua attenzione divisa e il tempo frammentato tra più sedi, la capacità di risposta alle esigenze di studenti, famiglie e docenti viene inevitabilmente compromessa. 

Le scuole in reggenza operano di fatto senza una guida strategica, con gravi conseguenze per la loro stabilità organizzativa e gestionale. 

Proposte alternative, come l’introduzione di “vicepresidi” con deleghe gestionali, rischiano solo di creare figure ibride senza reale autonomia, coprendo le carenze strutturali con soluzioni inadeguate.

L’Impatto sulla Salute dei Dirigenti: i Dati dell’Indagine ANP-LUMSA

Questa “violenza organizzativa“, come è stata definita, scarica le inefficienze del sistema direttamente sui dirigenti, con conseguenze devastanti sulla loro salute psicofisica. 

I dati della recente indagine condotta da ANP in collaborazione con l’Università LUMSA sono allarmanti e descrivono una situazione insostenibile. 

Secondo l’indagine, il 90% dei presidi lavora a ritmi insostenibili, mentre l’85% lamenta un accumulo irregolare del carico di lavoro. 

Il 99% dei dirigenti si trova ad affrontare simultaneamente una molteplicità di compiti complessi, una condizione che si traduce in manifestazioni frequenti di burnout, insonnia, stress e un profondo disagio psicologico. 

Questi numeri non rappresentano semplici statistiche, ma il segnale di un sistema che sta portando al collasso i suoi stessi leader.

funzionario del Ministero mette al sicuro in cassaforte mazzette di banconote risparmiate grazie alla reggenza

Una Nave Senza Comandante: l’Importanza della Leadership Stabile

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito annuncia con enfasi nuovi investimenti per palestre, laboratori digitali e piani di comunicazione. Interventi importanti, ma destinati a rimanere inefficaci senza una guida

Una scuola senza dirigente è come una nave senza comandante: un guscio dotato di nuove tecnologie ma privo di rotta, incapace di affrontare le emergenze e senza una regia nella progettazione. 

Nessuna innovazione può funzionare se manca una leadership stabile, presente e competente, in grado di trasformare le risorse in opportunità concrete di crescita. 

La verità è che chi guida una scuola è responsabile della qualità dell’istruzione e della formazione delle future generazioni. Continuare a navigare a vista, affidandosi all’illusione della reggenza, significa accettare il rischio di un naufragio educativo.

Oltre i Rattoppi: una Scelta Politica per il Futuro della Scuola

La soluzione alla crisi della governance scolastica non risiede in nuove riforme o leggi, ma in scelte politiche chiare e immediate

È necessario garantire le nomine dei dirigenti che hanno superato i concorsi, rispettando i loro diritti e riconoscendo il valore strategico del loro ruolo. 

La domanda, a questo punto, non è più di natura tecnica, ma politica: lo Stato è pronto a investire con decisione sulla stabilità della sua scuola o intende continuare a logorarla con la soluzione precaria della reggenza infinita? 

Senza dirigenti titolari, nessuna scuola può dirsi veramente autonoma, efficace e viva. Il tempo delle scorciatoie e delle reggenze deve finire.

dirigente scolastico al telefono in ufficio, con davanti i fascicoli di due diverse scuole

Comunicato stampa Dirigenti Scolastici vincitori del concorso DM 107/2023


“A partire da settembre 2025, oltre 1.000 istituzioni scolastiche italiane saranno senza un dirigente scolastico titolare, affidate in reggenza a presidi già incaricati in altre scuole. 

La conferma è arrivata direttamente dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha provato a rassicurare l’opinione pubblica affermando che “i concorsi sono stati riattivati” e che “la scuola italiana sta ripartendo”. 

Ma queste parole non bastano più. Non per chi conosce la realtà quotidiana delle scuole italiane. Perché mentre il Ministero annuncia nuove prospettive, migliaia di dirigenti scolastici vincitori di concorso – riservato e ordinario – sono pronti, formati, selezionati, eppure lasciati senza incarico

Un paradosso che grida vendetta, e che denuncia una politica miope, fatta di scelte al ribasso, ritardi strutturali e promesse disattese

Dirigenti ci sono, pronti e selezionati. Ma lo Stato li ignora 

Il quadro è chiaro e, al tempo stesso, sconcertante. A fronte delle mille scuole vacanti, oltre 2.000 dirigenti sono risultati vincitori di concorso. Non si tratta di aspiranti, ma di professionisti che hanno superato selezioni complesse e percorsi di formazione esigenti. 

Eppure, le assunzioni restano bloccate da una volontà politica che preferisce mantenere il sistema in uno stato di precarietà costante, usando la leva della reggenza come soluzione tampone per risparmiare sulla spesa pubblica

Il danno è doppio: da un lato si nega il diritto al lavoro a chi ha meritato l’accesso al ruolo, dall’altro si sovraccaricano dirigenti già in servizio, costretti a gestire due o addirittura tre scuole contemporaneamente, spesso a centinaia di chilometri di distanza l’una dall’altra. 

Le reggenze: un’anomalia che mina la scuola italiana 

Come denunciato da tutte le principali sigle sindacali rappresentative — ANP, Dirigentiscuola, UIL, CISL — e persino riconosciuto dallo stesso Ministero dell’Istruzione e del Merito e dai suoi uffici scolastici regionali (USR), la reggenza è ormai diventata un meccanismo sistemico e abusato, che mina alla radice l’equilibrio organizzativo e gestionale delle istituzioni scolastiche. 

Un preside reggente non può essere pienamente presente, né può garantire la qualità della leadership. La sua attenzione è divisa, il tempo è frammentato, le urgenze si moltiplicano. 

Le scuole assegnate in reggenza restano di fatto senza guida strategica, senza presidio costante, senza capacità di risposta rapida alle esigenze di studenti, famiglie, docenti. 

E le conseguenze sulla salute psicofisica dei dirigenti sono gravi: secondo l’indagine ANP-LUMSA, il 90% dei presidi lavora a ritmi insostenibili, il 99% affronta contemporaneamente una molteplicità di compiti complessi, e l’85% accusa accumulo irregolare del lavoro, con manifestazioni frequenti di burnout, insonnia, stress e disagio psicologico profondo. 

dirigente scolastico davanti al bivio che conduce a due diverse scuole

Un sistema che scarica le sue inefficienze sui dirigenti 

Di fronte a questi numeri, il silenzio o la retorica ottimistica non bastano più. Occorre chiamare le cose con il loro nome: la reggenza è una violenza organizzativa, che scarica le inefficienze del sistema su chi già sostiene la scuola con professionalità e sacrificio. 

È una forma moderna di sfruttamento istituzionalizzato, resa “normale” da anni di rinvii, tagli e scelte calcolate. Le proposte alternative, come quella di introdurre “vicepresidi” o “middle management” con deleghe gestionali, rischiano di produrre nuove figure ibride, senza reale autonomia né riconoscimento giuridico, con il solo effetto di coprire carenze strutturali con soluzioni pasticciate. Basta rattoppi. 

È tempo di scelte coraggiose 

Il Ministro annuncia nuovi investimenti per palestre, impianti sportivi, laboratori digitali, e piani di comunicazione per promuovere l’offerta scolastica, in particolare nelle aree interne. 

Tutto ciò è importante. Ma nessuna innovazione funziona senza una guida. Una scuola senza dirigente scolastico è come un ospedale senza il suo direttore generale, come una questura senza questore, come una nave senza comandante. 

Non basta ristrutturare l’edificio o dotarlo di nuove tecnologie: senza una leadership stabile, presente, competente, l’intero impianto educativo si sgretola. 

La scuola resta senza voce nelle emergenze, senza regia nella progettazione, senza garanzie di continuità e coerenza nelle scelte. 

La verità è semplice: chi guida una scuola, guida la qualità dell’istruzione e la formazione delle generazioni future. 

E allora, o si investe con decisione sulla dirigenza scolastica, oppure si sceglie consapevolmente di continuare a navigare a vista, col rischio concreto di un naufragio educativo. 

Una domanda aperta alla politica 

Non servono nuove riforme, non servono nuove leggi: servono nomine immediate, serve il rispetto dei diritti di chi ha superato i concorsi, serve una visione che riconosca il valore strategico del ruolo dirigenziale nella scuola pubblica. 

La domanda non è tecnica, è politica: lo Stato è pronto a garantire stabilità alla sua scuola o continuerà a logorarla con l’illusione della reggenza infinita?

Perché senza dirigenti, non c’è scuola che possa dirsi autonoma, efficace, viva. Il tempo delle reggenze deve finire. E con esso, anche quello delle scorciatoie.”