Contratto dirigenti scolastici 2022-24, firmato dopo cinque anni di attesa: cosa cambia davvero

La Scuola Oggi

13 Maggio 2026

Contratto dirigenti scolastici 2022-24: DS in ufficio. In primo piano la scritta: "Dirigenti scolastici: firmato il CCNL 2022-2024"

Contratto dirigenti scolastici 2022-24, firmato dopo cinque anni di attesa: cosa cambia davvero

Il contratto dirigenti scolastici 2022-24 è arrivato con quasi cinque anni di ritardo rispetto al triennio di riferimento. La firma, apposta l’11 maggio 2026 all’ARAN da tutte le sigle sindacali rappresentative — ANP, FLC CGIL, CISL FSUR, UIL Scuola RUA, DirigentiScuola — chiude l’ultimo capitolo della tornata contrattuale 2022-2024 e porta con sé aumenti consistenti, qualche avanzamento normativo e diverse questioni lasciate in sospeso. Una chiusura, insomma, che apre immediatamente il cantiere del prossimo rinnovo.

Contratto dirigenti scolastici 2022-24: un rinnovo che vale 500 euro al mese

I numeri del CCNL dirigenti scolastici 2022-2024 parlano di un incremento complessivo del 6%

Per i 7.550 dirigenti scolastici coinvolti, però, la cifra effettiva è più alta: grazie ai fondi aggiuntivi della Legge di Bilancio 2022, destinati specificamente alla dirigenza scolastica, l’aumento medio raggiunge i 500 euro lordi mensili su 13 mensilità, pari all’8,48%. 

I 360 dirigenti di università ed enti di ricerca si fermano a 503 euro mensili, con un incremento del 6% netto.

La composizione dell’aumento merita attenzione, perché non tutto finisce direttamente in busta paga

Lo stipendio tabellare cresce di 230 euro lordi al mese, la retribuzione di posizione parte fissa di 90 euro. La somma delle due voci – 320 euro – rappresenta la componente certa e immediata. 

I restanti 180 euro circa vengono destinati alla contrattazione integrativa: retribuzione di risultato, posizione parte variabile, welfare. Una distinzione che non è solo tecnica, perché la quota integrativa dipende dai criteri di distribuzione che verranno definiti istituto per istituto.

Cinque anni per un contratto: il problema strutturale dei tempi

Il triennio contrattuale coperto dal CCNL è il 2022-2024. Le trattative effettive sono partite il 16 marzo 2026. La firma è arrivata l’11 maggio dello stesso anno. 

Significa che un dirigente scolastico entrato in ruolo nel settembre 2022 ha lavorato per quasi quattro anni senza un contratto definito, percependo solo le anticipazioni dell’indennità di vacanza contrattuale – una sorta di acconto automatico, pensato proprio per tamponare i ritardi.

Il fenomeno non è nuovo e non riguarda solo i dirigenti: anche il CCNL del comparto Istruzione e Ricerca per il personale scolastico è stato chiuso con analoghi ritardi. 

La FLC CGIL ha sottolineato come, rispetto al comparto, la dirigenza scolastica abbia tuttavia beneficiato di stanziamenti aggiuntivi mirati che hanno attenuato il peso dell’attesa sul piano economico.

Gli arretrati — circa 5.800 euro medi per i dirigenti scolastici e circa 6.000 euro per quelli di università e ricerca, calcolati dal 1° gennaio 2024 — serviranno a colmare la differenza tra quanto già erogato in via anticipata e quanto dovuto a regime.

Mobilità interregionale: l’80% che non soddisfa nessuno

La questione della mobilità interregionale è il punto su cui il divario tra aspettative sindacali e risultato ottenuto risulta più evidente. 

La quota dei posti vacanti destinata ai trasferimenti tra regioni passa dal 60% all’80%, ma tutte le sigle avevano chiesto il 100% — e nessuna si è detta soddisfatta dell’esito.

La FLC CGIL ha consegnato una dichiarazione a verbale in cui definisce la mancata apertura al 100% una “grave violazione di un diritto contrattuale“, attribuendo la responsabilità a un diniego esplicito del Ministero dell’Istruzione e del Merito, più interessato — secondo il sindacato — a riservare la materia a futuri interventi legislativi. 

ANP ha accettato il compromesso con una motivazione pragmatica: per il 2026 la mobilità interregionale si svolge già al 100% grazie a una disposizione di legge vigente, e il 100% resta l’obiettivo dichiarato per la prossima tornata

La CISL FSUR ha espresso una posizione simile, sollecitando il superamento definitivo del tetto percentuale.

Il tema non è secondario. I dirigenti scolastici assegnati a regioni lontane dalla propria residenza — i cosiddetti “DS fuori regione” — rappresentano una delle categorie più penalizzate dal sistema degli incarichi. 

Un limite strutturale al 80% significa che, negli anni in cui la deroga legislativa non verrà rinnovata, una quota di posti disponibili resterà preclusa alla mobilità.

Contratto dirigenti scolastici 2022-24: DS con docenti e alunni davannti ad una scuola

Ferie, lutto, disciplinare: le novità normative punto per punto

Le modifiche alla parte normativa sono circoscritte, ma non trascurabili.

Il contratto estende il termine per la fruizione delle ferie non godute: se un dirigente non riesce a usufruirne durante l’anno scolastico per esigenze di servizio o personali, potrà recuperarle entro la fine dell’anno scolastico successivo. 

Viene eliminata la distinzione — spesso fonte di ambiguità applicativa — tra esigenze “indifferibili” e “assolutamente indifferibili”.

Per i permessi per lutto (tre giorni retribuiti, anche non consecutivi), il termine di fruizione passa da 7 a 15 giorni lavorativi dall’evento, una modifica che offre maggiore flessibilità in un momento in cui la rigidità burocratica risulta particolarmente gravosa.

Sul periodo di prova, il contratto interviene su un caso specifico: quando un dirigente neo-assunto non completa i sei mesi di servizio effettivo nell’anno scolastico di ingresso e il periodo viene prorogato all’anno successivo, i mesi già prestati concorrono al computo complessivo. 

Una previsione ragionevole, che evita la ripetizione integrale di un percorso già in parte completato.

In materia disciplinare, la soglia della sospensione dal lavoro che dà luogo a recidiva ai fini del licenziamento viene innalzata da 20 a 30 giorni, ai sensi dell’art. 28, commi 6 e 7, del CCNL del 08/07/2019.

PNRR: i dirigenti restano al 80% dei compensi

Tra i temi su cui il negoziato non ha prodotto risultati vi è il trattamento economico dei dirigenti scolastici per le attività svolte come soggetti attuatori del PNRR

La richiesta sindacale era chiara: eliminare la decurtazione del 20% sui compensi aggiuntivi, che attualmente vengono versati al fondo per la retribuzione di risultato invece di essere riconosciuti integralmente al dirigente.

L’ARAN non ha mostrato alcuna apertura sul punto. I compensi PNRR restano dunque fissati all’80%, nonostante i sindacati — UIL Scuola in particolare — abbiano fatto notare che per altri fondi europei i dirigenti percepiscono l’intero importo spettante. 

La contraddizione è evidente e la richiesta verrà riproposta con il prossimo rinnovo.

Il nodo dell’allineamento retributivo con le altre dirigenze

A firma avvenuta, il segretario generale della UIL Scuola ha definito il contratto un passaggio che “garantisce certezze normative ed economiche”, aggiungendo subito dopo che resta aperta “la questione dell’allineamento retributivo con le altre dirigenze dell’Area Istruzione e Ricerca”. 

La formulazione diplomatica non nasconde un dato strutturale: i dirigenti scolastici guadagnano meno degli altri dirigenti della stessa area contrattuale, pur gestendo organizzazioni complesse — con centinaia di dipendenti, migliaia di studenti, responsabilità amministrative crescenti e un carico legato al PNRR senza precedenti.

L’incremento del 6% non risolve il divario. Lo stesso contratto lo riconosce indirettamente, prevedendo per i dirigenti di università e ricerca un aumento medio di 503 euro (pari al 6%) contro i 500 euro dei dirigenti scolastici, dove però la percentuale sale all’8,48% solo per effetto di risorse speciali della Legge di Bilancio 2022. 

Senza quei fondi aggiuntivi, l’incremento sarebbe rimasto al 6% anche per i presidi, rendendo ancora più ampia la forbice retributiva tra profili con responsabilità comparabili.

Cosa succede adesso: i tempi del CCNL 2025-2027

Il Ministro Valditara ha accompagnato la firma con una dichiarazione in cui annuncia la chiusura definitiva “della stagione dei blocchi contrattuali” e conferma la volontà di avviare nel più breve tempo possibile l’Atto di indirizzo per il triennio 2025-2027, le cui risorse risultano già allocate nella Legge di Bilancio 2025.

Le parti hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta che impegna tutti — ARAN, sindacati e Ministero — ad attivare ogni azione utile per un avvio rapido delle trattative

La CISL FSUR, per voce della segretaria generale Ivana Barbacci, ha chiesto l’immediata emanazione dell’Atto di indirizzo, ritenendo il riallineamento delle scadenze contrattuali un obiettivo indispensabile per il recupero del potere d’acquisto, eroso dall’inflazione e ora minacciato dalle perturbazioni economiche internazionali.

Sul tavolo del prossimo rinnovo torneranno con ogni probabilità i temi lasciati aperti

  • la mobilità interregionale al 100%;
  • i compensi integrali per il PNRR;
  • l’allineamento retributivo con le altre dirigenze;
  • il ripristino dell’informazione sindacale a livello regionale;
  • la regolamentazione del lavoro agile;
  • l’attuazione effettiva della valutazione dei dirigenti;
  • la disciplina della carriera alias;
  • l’applicazione di istituti contrattuali come le ferie solidali e il mentoring.

Il quadro retributivo prima e dopo il rinnovo

VOCEIMPORTO PRE-RINNOVOIMPORTO POST-RINNOVOVARIAZIONE
STIPENDIO TABELLARE ANNUO LORDO (DS)47.015,73 €50.005,73 €+2.990 €
RETRIB. POSIZIONE PARTE FISSA ANNUA (DS)13.345,11 €14.515,11 €+1.170 €
INCREMENTO MENSILE FISSO IN BUSTA (DS)+320 € lordi
INCREMENTO MEDIO COMPLESSIVO (DS)~500 € lordi/mese
ARRETRATI MEDI DS (DAL 01/01/2024)~5.800 €
ARRETRATI MEDI UNIV./RICERCA (01/01/2024)~6.000 €
INCREMENTO FUN STABILE DAL 2024+11 mln €
INCREMENTO FUN AGGIUNTIVO DAL 2025+1,28 mln €/anno